F1 | Romain Grosjean: “Jules non mi ha voluto con lui. Per me è una rinascita”

A due giorni dall’incidente Romain Grosjean torna a parlare di quanto successo in curva 3, dalla paura di morire al pensiero per Lauda e Bianchi.

incidente Romain Grosjean
Foto: midday

Sono passati due giorni dal tragico incidente di Romain Grosjean ma le immagini della vettura numero 8 divisa in due in fiamme sono ancora nella mente di tutti. Il francese della Haas dopo esserla vista piuttosto brutta è riuscito a uscirne con solo quale bruciatura. Quarantotto ore dopo aver visto letteralmente la morte in faccia Grosjean è tornato a parlare di quanto successo in curva 3, dalla paura di morire al pensiero per Lauda e Bianchi.

“Senza l’Halo non sarei qui. Credo che Jules non mi volesse ancora con lui. Vedermi avvolto completamente dalle fiamme mi ha fatto pensare subito all’incidente di Niki Lauda, non volevo avere le sue stesse conseguenze. Ho pensato ai miei figli. Mi sono accorto subito delle bruciature alle mani e credevo di essermi rotto il piede. Non volevo lasciare la mia famiglia, i miei figli soprattutto ma anche mia mamma e mio padre. Ho visto la morte in faccia, non avevo altre opzioni se non quella di uscire da lì.

È stata una combinazione di cose andate nella direzione giusta. Non era ancora arrivato il mio momento. Posso dire di essere fortunato visto l’incidente che ho avuto. A parte queste mani come quelle di Topolino sto bene, ho sensibilità a tutte le dita. Non ho mai perso conoscenza. Mi sono tolto immediatamente le cinture, il volante non c’era, forse si è staccato nell’impatto.

Alla fine sono stati solo 23 secondi ma vi giuro che sembravano molti molti di più. Sono davvero felice di essere ancora vivo. Voglio terminare la mia carriera in Formula 1 in maniera diversa. Sto per dire una cosa che mai avrei pensato di dire. Se ci sarò ad Abu Dhabi sarei contento anche arrivando ultimo. Tornare in fretta è importante anche per il mio futuro. Devo dimostrare a coloro che sono interessati a me di essere ancora in grado di guidare.

Mio figlio Simon, che ha cinque anni, mi ha detto che un potere magico, uno scudo che mi ha protetto. Per me è come una rinascita questa. Sarò per sempre segnato da questo incidente”.

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