F1 | Tra sospensioni attive ed effetto suolo [Parte 3]

Concludiamo oggi l’analisi delle migliori innovazioni tecniche viste in F1. Tratteremo di sospensioni attive, effetto suolo e molto altro.

Leggi la seconda parte: “Innovazioni tecniche: tra ali e doppio diffusore [Parte 2]”

5) Telaio in fibra di carbonio – McLaren MP4/1

F1 innovazioni tecniche
Credits: ©McLaren.com

Dopo la prima e la seconda parte, eccoci giunti alla fase finale di questa analisi. Prima di arrivare a parlare del famoso effetto suolo o delle sospensioni attive, ora tocca a qualcos’altro di molto importante.

Il 1981 vede una McLaren cambiare denominazione alle proprie creature. Si passa dalla M30 alla Mp4/1, la prima F1 ad essere dotata di un telaio in fibra di carbonio. La stagione non sarà una delle migliori per il team, ma ciò che hanno portato in pista è stato di importanza fondamentale.

I vantaggi che derivano dalla fibra di carbonio sono molteplici. Si riscontrano migliore rigidezza torsionale, leggerezza e sicurezza in caso di urti. In quel periodo si era nel periodo delle wing car, ma per costruirle si necessitava di una scocca stretta e, quindi, si perdeva in rigidità. Ecco allora che Barnard (l’allora progettista) ha l’idea di portare in F1 il carbonio per costruire il telaio.

Oggi tutti i team utilizzano la fibra di carbonio, ma senza la MP4/1 la storia potrebbe essere diversa.

4) Cambio CVT – Williams FW15/C

Cambio Williams
Credits: ©Automoto.it

Nel 1993 la Williams sforna un gioiello: si tratta della FW15/C. Questa era una vettura davvero estrema, con un sacco di innovazioni tecniche incredibili. Tra queste anche il cambio “infinito”, detto CVT. Il cambio continuo permette alla monoposto di avere un numero infinito di rapporti e non le solite 5-7 marce. Esso funzionerà sempre nel regime ottimale di giri motore, con un abbattimento anche nei consumi. La resa energetica, inoltre, sarà massima e il rumore emesso sempre costante.

Grazie a questo (e non solo)  la Williams si rivela un mostro di velocità, che porterà alla FIA a dichiarare illegale tale sistema. Il CVT era infatti in grado di rendere la monoposto 1,5/2 secondi più rapida a tutto svantaggio dello spettacolo.

3) Effetto suolo – Lotus 79

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Credits: ©F1.com

La Lotus 79 compete nel campionato mondiale del 1978. La vettura, disegnata da Colin Chapman, sfrutta alla perfezione l’effetto suolo. Si introduce infatti il concetto di “wing car”: la vettura diventa essa stessa un profilo alare.

Per raggiungere questi obiettivi gli ingegneri sfruttano l’effetto Venturi, lavorando sul sotto scocca. Viene infatti ricavato un profilo alare rovesciato sotto la zona adibita ai radiatori che, insieme al piano stradale e alle minigonne, forma un condotto Venturi. L’aria che lo attraversava veniva accelerata grazie al restringimento di una parte del condotto. Questo porta l’aria ad aumentare la velocità e conseguentemente a creare depressione. La depressione che si viene a formare sotto la vettura permette di risucchiare la stessa sul piano stradale.

Il guadagno di carico garantisce alla Lotus 79 un vantaggio di downforce rispetto al più diretto avversario di molti punti percentuali. Questa vettura si rivela quindi pressoché imprendibile per tutti.

2) Sospensioni attive – Williams FW14/B

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Credits: ©Williams.com

L’effetto suolo, insieme alle sospensioni attive, completano gli ultimi due posti del podio.

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Nel 1992 la Williams si appresta ad affrontare la stagione con l’avveniristica FW14/B. La monoposto si dimostra davvero formidabile, tanto da essere soprannominata: “la vettura venuta da un altro pianeta”. Uno dei segreti si trovava nelle sospensioni attive: il loro movimento veniva controllato elettronicamente.

In generale, le sospensioni si muovono per effetto del movimento della macchina sull’asfalto. Grazie alle sospensioni attive esse venivano modificate in posizionamento, garantendo un assetto perfetto. Così facendo le ruote si troverebbero sempre nella posizione ottimale (migliorando la percorrenza in curva). Non solo, ma anche rollio e beccheggio sarebbero sotto controllo, a tutto beneficio dell’aerodinamica.

I risultati di quella stagione sono stati impressionanti: 10 vittorie, di cui 6 doppiette, su un totale di 16 gare.

1) Ventola – Brabham BT46/B

Fan car
Credits: ©CircusF1.com

Il mondiale del 1978 viene senza dubbio dominato dalla Lotus 79. La Brabham riesce però ad avere un’idea geniale per contrastare lo strapotere delle macchine di Chapman. Il team di Ecclestone si vede infatti impossibilitato a trasformare la monoposto in una wing car. Il motore Alfa Romeo è troppo ingombrante per ricavare le ali rovesciate sotto i radiatori. Gordon Murray decide allora di montare un enorme ventolone sul retro della vettura.

Questo serve per creare una depressione per simulare l’effetto suolo. I risultati sono però strabilianti, come racconta un curioso aneddoto. «Accendiamo la macchina ai box e accade una cosa inquietante. È tanto il risucchio della ventola, che la BT46 si abbassa e tocca terra da ferma! Per non farla distruggere nelle spanciate, tanto gratta il suolo, togliamo le molle da 1000 libbre e adottiamo quelle da 3000!» dice il capo meccanico di Lauda.

Problemi legali per la Brabham

Il team deve anche superare un ostacolo legale, in quanto non sono permessi dispositivi aerodinamici mobili (a meno che abbiano un’altra funzione primaria). La dichiarazione ufficiale è che la ventola serve per il raffreddamento dell’auto. La scusa è poco credibile (il peso aggiuntivo era di circa 20 Kg) ma la BT46/B corre il GP di Svezia. Le qualifiche vengono affrontate con carico di carburate e gomme durissime (per non mostrare la propria superiorità). Il risultato è seconda e terza posizione! Lauda vince poi la gara con un gap di 34 secondi sul suo più diretto avversario (il compagno invece si ritira).

Le proteste spingono la FIA ad abolire tale sistema, anche a seguito del lancio di detriti raccolti dalla vettura. Essi venivano infatti sparati dalla ventola addosso agli altri piloti. La vettura corre quindi un solo GP, ma dimostrando a tutti il suo mostruoso potenziale.

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