F1 | Trentuno anni fa il rogo della Ferrari di Berger a Imola

Nel 1989 la Ferrari di Gerrard Berger tira dritto al Tamburello di Imola. Non è la prima volta che in quel punto un pilota rischia la vita. L’austriaco se la cava solo con piccole ustioni

Als Gerhard Berger fast gestorben wäre
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In un documentario dedicato ad Ayrton Senna, l’ex pilota di McLaren e Ferrari Gerrard Berger, procede in una lenta camminata verso il punto in cui l’amico brasiliano ebbe l’incidente fatale nel 1994. E dice: “Venimmo qui insieme, un giorno. Questo punto era pericoloso, e avevamo pensato che dovevamo cercare di fare qualcosa. Osservammo oltre le recinzioni, e dietro c’era un fiume. Capimmo che non c’era molto da fare”. 

E anche Gerrard aveva rischiato di lasciarci le penne. E’ il 23 aprile del 1989, trentuno anni fa. Il Gran Premio di Imola scatta con Ayrton in pole, e al quinto giro, con Berger che insegue Patrese cercando di agguantare la quarta posizione, la Ferrari dell’austriaco, per un cedimento dell’alettone anteriore, tira dritto a circa 200 km/h. Molti rivedono il botto di Piquet di due anni prima con la Williams, sinistro presagio di quanto accadrà a Senna con la stessa vettura. Berger sbatte in un punto distante circa cinquanta metri da dove Senna troverà la morte. La sua vettura, la prima con il cambio automatico progettato da Barnard, rimbalza, attraversando l’erba (la sabbia al suo posto verrà aggiunta solo successivamente) e termina la sua corsa sotto a un altro grande cartellone pubblicitario. E’ un attimo: il fuoco avvolge la Ferrari, come era successo tante altre volte nei decenni precedenti.

F1 | Imola ’89: l’incidente di Berger raccontato da Cesare Fiorio
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Un austriaco e il fuoco: pare a tutti di rivedere la scena del 1 agosto 1976 quando Lauda al Nurburgring resterà sfigurato per sempre, avendo pur salva la vita. Gli estintori, con una vettura posizionata proprio all’angolo del Tamburello, arrivano quasi subito. Il pilota viene estratto vivo, ma avrà ustioni sulle mani, che comunque non gli impediranno di tornare in pista dopo aver saltato soltanto il GP successivo.

Cesare Fiorio, allora responsabile Ferrari, ha raccontato un retroscena immediatamente successivo all’incidente: “Non conoscendo la causa dell’incidente di Berger, non sapevo se far partire o meno Mansell. Trovai John Barnard e gli chiesi: ‘Secondo te Berger ha avuto un problema alla macchina o è stato un suo errore?’  Barnard mi rispose ‘Te lo saprò dire domani, quando la macchina rientrerà a Maranello e potrò darci un’occhiata’. Dovetti dunque decidere per conto mio, anche su indicazione di Piero Ferrari. Facemmo fare due giri a Mansell e poi lo facemmo rientrare”. 

 

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