F1 | Un anno senza il grande Niki Lauda

Il 20 Maggio dello scorso anno ci lasciava Niki Lauda, icona leggendaria della Formula 1 vincitore di tre campionati del mondo

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© GDS

Chissà cosa avrebbe detto oggi Niki Lauda della situazione che stiamo vivendo. Magari, con la sua solita schiettezza, avrebbe criticato senza mezzi termini la F1 e le sue decisioni per far partire questo mondiale. Il 20 maggio dello scorso anno, all’inizio del weekend del GP di Monte-Carlo, Niki Lauda lasciava per sempre noi e un mondo, quella della Formula 1, che grazie al suo coraggio e alla sua schiettezza ha reso più bello e, soprattutto, più sicuro. Niki non era sicuramente un personaggio comune, già.

Non era da tutti vincere tre titoli del mondo con due scuderie diverse (nelle stagioni 1975 e 1977 in Ferrari, nel 1984 alla guida della McLaren), con 177 GP disputati, 25 vittorie e 54 podi nella sua carriera. Un freddo al volante, eccellente nello sviluppo e nella messa a punto della vettura, Niki era soprannominato “il computer”.

Non era da tutti nemmeno essere così schietto e diretto come lo era Lauda. L’inizio della sua storia sportiva a Maranello nel 1974 è contraddistinta dalla ormai famosa frase “Questa macchina è una m…a!”,  pronunciata al grande Enzo Ferrari dopo i primi test in cui lamentava problemi di sottosterzo e di poca velocità, individuando la causa nelle sospensioni. Grazie ai suoi feedback, Ferrari migliorò drasticamente il proprio livello di competitività. Il binomio con Lauda portò a due splendidi mondiali vinti l’anno successivo e nel 1977.

Non era da tutti nemmeno il suo coraggio. Sono stampate nelle menti di tutti gli appassionati le terribili immagini del suo incidente sul pericoloso circuito del Nürburgring nel 1976, che gli provocarono gravi ferite e il viso sfigurato a vita. Salvato dalle fiamme da Arturo Merzario, Niki lottò per la sua vita a causa delle inalazioni tossiche dovute alla benzina combusta. Ma, con un mondiale ancora aperto contro il suo più grande amico-rivale James Hunt, 42 giorni dopo Lauda tornò al volante della sua Rossa nel GP d’Italia, con ancora i segni dell’incidente sul suo volto sanguinante, arrivando in quarta posizione. Celebre la sua risposta a un giornalista Preferisco avere il mio piede destro che un bel viso”, prova della grandezza d’animo e della passione di Lauda.

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© Autosprint

Coraggio, appunto. Ma anche quello di dire “non corro, è troppo pericoloso” non era da tutti. Forse, per un pilota, ancor più grande di quello di correre reduce da un brutto incidente. Però Niki era anche questo. Il suo rifiuto di gareggiare nel GP del Fuji del ‘76, sotto una pioggia torrenziale e con un mondiale da assegnare tra lui e Hunt, è ancora storia. Quel mondiale venne vinto dal britannico per un solo punto di vantaggio, ma probabilmente segnò l’inizio di una nuova era in Formula 1, con la ricerca della sicurezza dei piloti al primo posto. Tema mai più attuale nelle corse di oggi.

Ma non era da tutti neanche cimentarsi, con risultati eccellenti, come manager una volta terminata la sua carriera. Come imprenditore, con ben tre compagnie aeree fondate (la Lauda Air, la Niki e la Laudamotion). Come consulente della Ferrari dell’amico Luca Cordero di Montezemolo, che aiutò a risollevare la scuderia di Maranello. Infine, come presidente non esecutivo di Mercedes e le vittorie della casa di Stoccarda degli ultimi anni.

Niki Lauda ha segnato la storia di questo sport. Nonostante non ci sia più, il suo pensiero, le sue frasi e le sue azioni aiutano ancora oggi tutto il motorsport a migliorare, a essere ancora più “bello ma sicuro”, ad appassionare i migliaia di fan nel mondo. Si, perché proprio grazie a uomini come lui e alle sue parole, che oggi ci restano nella memoria, che la passione resta viva e intensa e avvicina alle corse le generazioni future.

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Francesco Maggio

Appassionato di Formula 1 sin da bambino. Michael Schumacher e Fernando Alonso i miei idoli.