F1 | Un bagno di realtà per il paddock: le conseguenze della Brexit

A volte, gli appassionati sottovalutano la compenetrazione fra il magnifico, quasi onirico mondo del motorsport e il ben più prosaico mondo della società in cui siamo immersi quotidianamente. La gestione di un campionato motoristico e di tutte le risorse in esso investite sono, tuttavia, immediatamente condizionate anche dalle scelte di politica economica operate dagli Stati in cui la Formula 1, in un modo o nell’altro, ha messo radici. Vediamo insieme in che modo e con quali conseguenze anche la Brexit si abbatterà sul mondo della F1.

Brexit F1

Facciamo i conti Brexit F1

Il paddock della Formula 1 conta, al momento, dieci team. Di questi, ben sei battono bandiera inglese o comunque hanno la sede principale dei loro affari oltremanica. Oltre a Williams, McLaren e Racing Point, che corrono direttamente sotto le insegne della croce di Sant’Andrea, anche Mercedes, Red Bull e Renault gestiscono le proprie operazioni commerciali dal Regno Unito (nelle località di Brackley, Milton Keynes e Enstone). Se consideriamo una media di 600-700 dipendenti assunti direttamente dalle squadre, parliamo già di un numero di lavoratori coinvolti che varia fra le 3600 e le 4200 unità. A queste vanno aggiunti i private contractors e tutti coloro che contribuiscono alla logistica della squadra pur con un contratto non facente capo ad essa.

Questi numeri sono tutt’altro che irrilevanti, e si traducono in perdite economiche significative che derivano quasi automaticamente dall’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Andiamo nel dettaglio.

La libera circolazione

Il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) regola la vita dei soggetti di diritto. dell’Unione sotto molteplici aspetti, e vi riconosce quattro libertà (di circolazione) fondamentali. Analizziamole singolarmente nelle loro implicazioni in F1.

Persone

La storia della libera circolazione delle persone è addirittura risalente ai Trattati Istitutivi delle prime Comunità economiche europee, ed era sostanzialmente orientata a favorire la mobilità del lavoro subordinato all’interno degli Stati Membri. Aquisisce col tempo un’estensione più grande, relativa al diritto di permanenza e soggiorno dei cittadini, ma nel nostro caso ci interessa già nel suo nucleo originario.

I team di Formula 1 selezionano personale da tutta Europa e da tutto il mondo, in forti percentuali. Fino ad ora, il principio sancito dall’art. 45 TFUE consente ai cttadini europei procedimenti agevolati nella ricerca, stipula ed esecuzione di lavoro autonomo e subordinato negli Stati membri. Tutti i contratti stipulati dalle società inglesi e tutta l’attività lavorativa svolta in territorio inglese, perciò, sarà di più difficile accesso e prosecuzione.

Servizi e capitali

Previsti rispettivamente agli artt. 56 e 67 TFUE, questi due principi sono davvero stati alla base della formazione del mercato unico europeo e hanno una pesante influenza sui rapporti commerciali fra imprese comunitarie ed extracomunitarie.

La circolazione di capitali e prestazione di servizi nel mondo della Formula 1 ha una rilevanza che è quasi lapalissiano sottolineare. Partenariati, sponsorship, prestazioni di servizi collaterali (pensiamo a catering, servizi informatici, servizi di logistica) hanno finora goduto di trattamenti burocratici ed economici agevolati. Da ora in poi, anche la stipula di una semplice sponsorizzazione o di un appalto per la componentistica risulterà assai più gravosa.

Merci

La quantità di materiale che viene trasportata in giro per il mondo da un team di Formula 1 è spaventosa. Per spostare un’intero motorhome, due vetture, pneumatici, carburanti e dipendenti ogni scuderia impiega non meno di 15-30 camion, se ci limitiamo (perché è quanto ci interessa) al trasporto via terra effettuato nella cosiddetta European Leg del campionato. Brexit f1

La libera circolazione delle merci, garantita dall’art. 28 TFUE, vieta l’imposizione di dazi e tariffe doganali e limita di molto i controlli alle frontiere fra Stati Membri, sulla linea degli Accordi di Schengen. Questo vuol dire che, nel trasporto via terra europeo, i team risparmiano tempo e denaro. Quando saranno provenienti da un Paese extracomunitario, come sarà a breve il Regno Unito, saranno sottoposti a un trattamento ben diverso e molto più dispendioso, e difficilmente potranno spostare la propria intera infrastruttura da un autodromo all’altro nell’arco di una settimana. Forse, è anche per questo che il calendario 2020 tarda ad arrivare.

Non sappiamo ancora dove la Brexit condurrà il Regno Unito, e chi vi scrive non intende certo fare valutazioni politiche. Le conseguenza di un’uscita senza alcun tipo di accordo commerciale, scenario paventato negli ultimi messi, hanno però una rilevanza che è bene non trascurare e che è sicuramente al vaglio delle scuderie interessate.

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Aurora Dell'Agli

Classe 1997, studentessa di Giurisprudenza. Coordino la redazione Endurance e GT, spesso direttamente dalla pista.