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F1 | Alonso corruppe davvero i meccanici McLaren nel 2007 per danneggiare Hamilton?

Chris Hessey, ex capo meccanico di Alonso in Renault, ha raccontato cosa successe realmente tra lo spagnolo e Lewis Hamilton nell’unico anno come compagno di squadra in McLaren nel 2007.

Lo scorso anno, Marc Priestley, ex meccanico McLaren dal 2000 al 2009, aveva lanciato una pesante insinuazione nei confronti di Fernando Alonso, accusandolo di aver corrotto gli altri meccanici del team di Woking nel 2007 per ingraziarseli e arrecare così un danno a Lewis Hamilton. Lo spagnolo, infatti, si ritrovò completamente spiazzato dalla velocità espressa dal giovane britannico quell’anno, con Lewis che conquistò ben nove podi consecutivi e due vittorie nelle prime nove gare. 

Hamilton Alonso McLaren 2007
Ungheria 2007, la verità di Chris Hessey sulla faida tra Alonso e Hamilton in McLaren © Sky Sports

Secondo Priestley, “una delle strategie di Fernando era quella di cercare di trascinare la squadra dalla sua parte. Quando arrivai prima di una gara, notai che uno dei suoi manager e persone del suo team stavano distribuendo piccole buste marroni piene di soldi, destinate a tutti coloro che non lavoravano sulla macchina di Lewis”.

”Alonso stava cercando di ottenere il sostegno della squadra, per portare i meccanici dalla sua parte nella durissima battaglia interna con Lewis. Si può dire che fosse una strategia molto intelligente, ma fu scoperta e fummo costretti a donare tutti quei soldi in beneficenza”.

Alonso cercò davvero di corrompere i meccanici McLaren?

Secondo Hessey, storico capo meccanico di Fernando nel biennio iridato in Renault, l’asturiano era solito condividere i bonus guadagnati con tutta la squadra, con l’obiettivo di premiarli per il lavoro svolto e mantenere alta la motivazione.

”Ricordo che Fernando – afferma Hessey in un’intervista concessa a Pitdebrief – quando iniziò a vincere, un pomeriggio mi chiamò sul retro del camion e mi disse: “Puoi darmi il nome di tutti i ragazzi che lavorano sulla mia macchina?”,

”Io risposi di sì. Credo che all’epoca ci fossero solo sei persone che lavoravano su quella macchina. Gli diedi tutti i nomi. Poi, durante la gara successiva, mi richiamò e aveva una grossa pila di buste e mi disse: “Queste sono per te e per i ragazzi. Allora gli dissi: “Oh”. Pensavo fosse un biglietto di ringraziamento”. Aprii la busta e dentro c’erano circa 600 euro”.


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”Chiesi: “A cosa serve?” “Questa è una parte del mio bonus che Flavio deve darmi quando faccio bene o quando arrivo tra i primi tre. Ricevo un bonus e voglio condividerlo con te, perché senza di te non potrei farlo. E io dissi: “No, Fernando, non c’è bisogno che tu lo faccia”. Lui mi rispose: ‘No, lo faccio io”.

“Uscii e diedi i soldi a tutti i ragazzi. Ogni poche gare faceva la stessa cosa, usciva con un mucchio di buste e diceva: “Ecco, puoi darli ai ragazzi?”.

Proseguendo con l’intervista, Hessey ha spiegato che Alonso cercò di replicare il medesimo approccio anche in McLaren, ma Ron Dennis lo vietò categoricamente: “Quando passò in McLaren, cercò di fare la stessa cosa per la sua squadra. Ron Dennis fermò e gli disse: “Non lo faremo” e non glielo permise”.

“Alla McLaren, Alonso non corrompeva le persone perché facessero un lavoro migliore del resto della squadra, perché tutti i meccanici avrebbero fatto lo stesso lavoro. Voleva solo condividere il bonus con il suo team”.

Alonso team player

Oltre a premiare i propri meccanici a livello economico, Fernando era solito anche regalare alcuni dei suoi trofei più prestigiosi, come ad esempio quello della terza vittoria in carriera nel 2005: “Alonso è un team player. Bahrain 2005, ho ancora il trofeo”.

”Vinse la gara, venne da me nel garage con il trofeo del vincitore e mi ha disse: “Questo è per te”. Gli dissi: “Ok, Fernando, non preoccuparti, lo impacchetto e lo rispedisco nel Regno Unito, evitandoti di cercare di salire su un aereo con quello”. E lui disse: “No, questo è per te. Voglio darti questo trofeo, è tuo. Ecco che tipo di persona era”.

La verità sulle qualifiche di Budapest

Soprattutto in seguito al famigerato blocco in qualifica su Hamilton a Budapest, Alonso venne ferocemente attaccato dai media, che da quel giorno iniziò a portarsi appresso la nomea di ”rovina squadre” per gran parte della sua carriera.

“Penso che la stampa stia solo cercando di ferirlo. Non è mai stato aggressivo con nessuno. Non è stato manipolatore, nemmeno con i compagni di squadra. Lo si sentiva nel garage parlare della macchina, della gara, delle qualifiche. Non nascondeva nulla”.

“Il fatto è che con Hamilton… Ron Dennis lo portò in McLaren quando era un giovane pilota. Ron era stufo di pagare stipendi enormi per avere un buon pilota. Ecco perché voleva creare un pilota a suo nome. Pagò la sua istruzione, le sue categorie giovanili. Pagò tutto fino a quando Lewis non raggiunse la F1. Quando arrivò in McLaren, credo sia stato allora che Fernando capì che ci fossero delle manipolazioni dietro le quinte”.

”Il caso emblematico fu quello di Budapest, dove Alonso sapeva di essere deliberatamente ostacolato, perché Dennis stava cambiando ciò che sarebbe dovuto accadere per aiutare Hamilton a trarne vantaggio, a spese di Fernando”.

”Fernando sapeva cosa stava succedendo e disse: ‘Non lo permetterò”. “Era tutta una manipolazione per valorizzare Hamilton, perché Ron Dennis aveva pagato tutta la sua formazione e voleva creare il suo pilota. È qui che nacque l’attrito”, conclude Hessey.

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