Formula 1

F1 | 30 anni senza Ayrton Senna: l’eredità lasciata dal più grande di tutti

A 30 anni esatti dalla sua scomparsa, Ayrton Senna è ancora presente nella mente e nei cuori di tutti gli appassionati. In molti si sono avvicinati alla Formula 1 seguendo o ripercorrendo le sue gesta.

Sono trascorsi 30 anni da quel maledetto 1° maggio 1994 in cui Ayrton Senna ci ha lasciato. 30 anni, eppure sembra ieri. Rivedere i filmati di quanto accadeva sulla griglia di partenza, prima del semaforo verde del GP di San Marino, mette ancora i brividi. Il pilota di San Paolo, che era solito attendere il via all’interno dell’abitacolo della sua vettura e con il casco già in testa, quel giorno decide di mostrare il suo volto in mondovisione.

Ayrton Senna e Alain Prost hanno infiammato i circuiti di F1 tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli ’90. La loro rivalità è passata alla storia come la più celebre della storia – Credits: Guerin Sportivo

Da quel volto non traspare nulla di buono e lascia quasi presagire quanto poi sarebbe accaduto dopo. La sua solita concentrazione aveva lasciato il posto alla preoccupazione. La morte di Roland Ratzenberger, avvenuta solo 24 ore prima, lo ha infatti profondamente provato. Forse Ayrton non vuole correre, ma i motivi per farlo e per cercare di vincere quella gara sono molteplici.

L’inizio della sua avventura in Williams è stato infatti un autentico disastro. Due ritiri in altrettante gare, mentre Michael Schumacher ha dominato entrambi gli appuntamenti. Soprattutto, il tedesco si è preso il lusso di battere il brasiliano davanti al pubblico amico di Interlagos quasi irridendolo, con un sorpasso durante il pit stop. Senna poi, nel tentativo di rimanergli attaccato, era finito in testacoda, terminando così la sua corsa.

C’è quindi da invertire il trend. C’è da dare una sterzata ad una stagione in cui tutti, ma proprio tutti, davano Senna come già annunciato campione del mondo 1994 dopo il suo passaggio alla Williams, in seguito al ritiro di Alain Prost. C’è soprattutto da sventolare la bandiera austriaca subito dopo il traguardo, che è proprio lì, all’interno dell’abitacolo della Williams, in onore del collega appena scomparso. Le premesse ci sono tutte: il brasiliano, tanto per cambiare, ha conquistato l’ennesima pole position della sua carriera, la numero 65 per la precisione.

Ebbene riguardare le immagini della griglia di partenza di Imola, già conoscendo quanto poi sarebbe accaduto al Tamburello nel settimo giro del GP di San Marino 1994, provoca ancora un fremito dopo la bellezza di 30 anni.

Quel giorno, ad Imola, se n’è andato il più grande di tutti e chi pensa che questa affermazione sia legata esclusivamente alla pista si sbaglia di grosso. È vero, le sue vicende e quelle di Alain Prost rappresentano probabilmente la rivalità più celebre nella storia della categoria regina del motorsport.

Ma ciò che ha reso Senna il più grande è la straordinaria capacità di comunicare al pubblico le proprie emozioni, che fossero positive o negative, come accaduto anche sulla griglia di partenza di Imola. Le interviste del brasiliano si trasformavano spesso in chiacchierate a cuore aperto in cui esprimeva davvero senza veli tutto il suo modo di essere.

Oggi, nel mondo delle apparenze, dei social, delle sintesi e delle risposte a monosillabi, ci sarebbe davvero bisogno di un Ayrton Senna. Ci troveremmo di fronte a una figura unica nel suo genere e fuori dagli schemi.

Le gesta del personaggio Senna a 360 gradi hanno permesso a tanti di avvicinarsi alla Formula 1, chi magari solo come appassionato e chi invece ha poi intrapreso una carriera nelle corse. Lewis Hamilton in primis non perde occasione per nominarlo e affermare quanto la sua figura sia stata importante per lui.


Leggi anche: “Senna ancora respirava”, il racconto di Giovanni Gordini, uno dei primi medici a soccorrerlo


Ma Senna ha rappresentato una fonte di ispirazione anche per chi non ha vissuto direttamente quell’epoca, ma ha potuto solo ripercorrerla tramite libri, immagini, video o racconti dei propri antenati. Lo stesso Charles Leclerc, venuto al mondo 3 anni dopo la sua scomparsa, ha più volte affermato di avere Ayrton Senna come idolo d’infanzia.

Diventa poi quasi inopportuno affermare quante vite si siano potuto salvare con il sacrifico del brasiliano. La sicurezza delle vetture e degli autodromi, fino ad allora, erano considerati un mero optional. Ma se quanto successo aveva avuto come protagonista il più forte pilota in griglia, allora sarebbe davvero potuto capitare a chiunque e sulla sicurezza ormai non si poteva più soprassedere.

Resta il grande rimpianto di non averlo mai visto al volante della Ferrari, sogno mai troppo velato del brasiliano. Sogno solo accarezzato e in più di un’occasione. La prima nel 1991: a metà 1990, il suo passaggio sembrava ormai cosa fatta. Peccato che uno dei due piloti di Maranello fosse un certo Alain Prost. Dopo quanto successo nelle due precedenti annate, il francese mise naturalmente un veto al suo arrivo e così tutto saltò.

La seconda proprio nel 1994, quando decise di lasciare la McLaren dopo sei anni. La Ferrari provò ad accaparrarsi le prestazioni del brasiliano, che però alla fine scelse la Williams, la monoposto che aveva dominato le ultime due stagioni.

Una terza opportunità sarebbe sicuramente arrivata proprio nel 1996 e i presupposti affinché il matrimonio finalmente si concretizzasse, stavolta, ci sarebbero stati davvero tutti. Aveva infatti firmato un contratto biennale con la scuderia di Sir Frank. Due anni per eguagliare il record di cinque titoli di Juan Manuel Fangio e poi il passaggio in Rosso per riportare a Maranello quel mondiale che mancava dal 1979.

L’onere sarebbe invece toccato a un certo pilota tedesco, che ne ha raccolto l’eredità come pilota numero 1 della griglia per il successivo decennio. Quello stesso tedesco che Senna inseguiva disperatamente nel maledetto 1994.

[Credits immagine di copertina: Motor Sport Magazine]


Seguici anche sui social: TelegramInstagramFacebookTwitter