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F1 Amarcord | Quella volta che… una Ferrari NON rossa si portò a casa il mondiale

La scuderia di Maranello è l’unica presente in Formula 1 fin dalla prima edizione. Ma, nelle sue oltre 1000 partenze nel mondiale di F1, la Ferrari è sempre stata rossa?

La puntata odierna della rubrica dedicata alla gloriosa storia della Formula 1 ci auguriamo possa eliminare i dubbi di chi magari ha perduto parecchie ore di sonno (o forse anche no) ponendosi il seguente quesito: ma le Ferrari hanno sempre corso colorate di rosso?

John Surtees alla guida della Ferrari 158 durante il GP d’Italia 1964. Il pilota inglese trionfò in una Monza festante – Credits: Scuderia Ferrari Fans

Come si può ben intendere, la risposta è no, ma non è tutto. La nuova colorazione portò infatti molta fortuna e una Ferrari non rossa riuscì nell’impresa di conquistare il titolo, in un finale di mondiale che definire pazzo è dire veramente poco. Ma, per raccontare bene la storia di oggi, occorre riavvolgere il nastro e tornare indietro di circa 60 anni.

Contesto

Dopo aver dominato il mondiale 1961, la Ferrari dovette subire lo strapotere delle scuderie inglesi nelle due stagioni successive. Su tutte la BRM, che con Graham Hill si portò a casa il titolo nel 1962, ma soprattutto la Lotus che, l’anno successivo, vinse ben 7 gare su 10 grazie all’asso scozzese Jim Clark.

La Casa italiana aveva bisogno di una nuova arma per poter competere nuovamente al vertice. La 156 a 6 cilindri, la prima monoposto a motore posteriore prodotta dalla Ferrari, con cui Phil Hill e von Trips fecero doppietta nel 1961, era ormai diventata obsoleta.

Per la nuova vettura, a Maranello guardarono proprio in casa Lotus. La scuderia di Colin Chapman aveva infatti fatto man bassa di vittorie con il modello 25 che introduceva un’innovazione che ha fatto poi scuola, quella del telaio monoscocca. Tale soluzione aumentava la rigidità complessiva della monoposto, riducendone allo stesso tempo il peso.

Nasce così la Ferrari 158, progettata da un giovanissimo Mauro Forghieri, dotata di un motore V8 e appunto di un telaio monoscocca. A condurla al successo dovrà essere John Surtees. Proprio lui, il vincitore di 7 titoli nel Motomondiale con la MV Agusta, è passato da qualche anno alle quattro ruote e anche in Formula 1 punta a condurre al successo un glorioso marchio italiano.

Lorenzo Bandini durante il GP d’Austria 1964. Sarà la sua prima e unica vittoria in una tappa valevole per il mondiale di F1 – Credits: F1

La seconda guida è invece Lorenzo Bandini, il quale, in diverse occasioni, dovette ancora guidare la 156. Proprio con la vecchia Ferrari, il pilota romagnolo non si fece sfuggire l’occasione di conquistare la sua prima vittoria in Formula 1 in Austria, sull’Aerodromo di Zeltweg.

La nuova 158 si dimostra subito molto competitiva e John Surtees ottiene due vittorie su altrettanti circuiti iconici, il Nurburgring Nordschleife, sede del GP di Germania, e Monza, davanti al pubblico di casa. Questi successi lanciano Surtees in piena lotta per il titolo con Graham Hill e Jim Clark, in un affare tutto britannico.

Perché la Ferrari corse con livrea bianco-blu nelle tappe finali del mondiale di F1 1964?

Le ultime due corse si disputano oltreoceano, a Watkins Glen e a Città del Messico, e c’è una sorpresa inattesa. Le Ferrari si presentano negli Stati Uniti colorate di bianco e blu, in luogo dello storico rosso corsa.

Ma cosa era successo? La Ferrari aveva deciso di rimpiazzare la 250 GTO, che correva nel campionato marche sportprototipi nella categoria GT, con la 250 LM. Erano però stati prodotti soltanto 32 esemplari di tale modello contro i 100 che erano necessari per ottenerne l’omologazione fra le GT.

La Commissione Sportiva Internazionale decise quindi di non procedere con l’omologazione della vettura. In tutta risposta, Enzo Ferrari optò per ritirare la licenza italiana in segno di protesta contro le autorità sportive e, per le ultime due gare del mondiale 1964, fece iscrivere le sue monoposto dal NART, acronimo di North American Racing Team, con tanto di licenza americana. Luigi Chinetti ne era il fondatore. Con il suo team, l’imprenditore italo-americano metteva in pista le Ferrari nelle più importanti gare endurance e diffondeva il marchio del Cavallino in tutto il Nordamerica.

Senza licenza italiana, il Drake dovette anche rinunciare al classico rosso corsa. Questa colorazione rappresentava infatti le vetture dei team italiani (e non dei costruttori italiani). Si dovette così passare al bianco e al blu, adottato per l’appunto dalle monoposto delle scuderie iscritte con licenza americana.

L’epilogo al cardiopalma del mondiale 1964

Ma torniamo ora al mondiale di F1 1964, al cui termine, come detto, mancavano due appuntamenti. Il GP degli Stati Uniti vede trionfare la BRM di Graham Hill, davanti alla Ferrari bianco-blu di John Surtees. Jim Clark si era invece ritirato poco prima di metà gara quando si trovava nettamente al comando, a causa di un problema tecnico sulla sua Lotus.

Si arriva così a Città del Messico con Hill che conduce la classifica con 39 punti, seguito da Surtees a quota 34 e da Clark con 30. Il punteggio dell’epoca assegnava 9 punti al primo, 6 al secondo, 4 al terzo e così via a scalare fino alla sesta posizione.

In realtà la classifica è più aperta di quello che i numeri dicono. Per il mondiale erano infatti validi solo i 6 migliori risultati sulle 10 gare in calendario e proprio il leader, Graham Hill, era l’unico dei tre ad aver messo a referto punti già in sei occasioni. L’inglese aveva il quarto posto come peggior risultato da scartare e quindi avrebbe ottenuto punti solo se fosse giunto al traguardo nei primi tre.

In qualifica, il mago del giro secco, Jim Clark, non si smentisce nemmeno stavolta e conquista la pole position davanti alla Brabham di Dan Gurney. In seconda fila troviamo le due Ferrari, con Bandini davanti al suo caposquadra Surtees. Il pilota italiano, nelle due gare americane, portava al debutto il modello 512, che adottava lo stesso telaio della 158 ma montava il motore 12 cilindri piatto. Il leader del mondiale, Graham Hill, ottiene solo il sesto tempo.


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All’abbassarsi della bandiera, Clark fa l’unica cosa che può fare per sperare di portarsi a casa il titolo, ossia mettersi in testa e guadagnare vantaggio sulla concorrenza. La sua Lotus è seguita dalla Brabham di Gurney e dalla Ferrari bianco-blu di Bandini. Le cose sembrano mettersi subito bene per lo scozzese, perché i suoi avversari per il titolo partono malissimo. Hill scivola infatti al decimo posto, Surtees addirittura al tredicesimo.

Mentre Clark aumenta il gap sugli inseguitori, Hill e Surtees iniziano le rispettive rimonte. Al 12° giro dei 65 previsti, il pilota della BRM ha già superato Bandini issandosi al terzo posto, il piazzamento che gli serve per portarsi a casa il titolo in caso di vittoria di Clark. Surtees è invece risalito in quinta posizione, alle spalle del compagno di squadra Bandini.

Il pilota italiano però è molto veloce e si rimette a caccia di Hill. A circa metà gara, Bandini tenta l’attacco al tornantino e i due vengono a contatto. Le conseguenze sono drammatiche per Graham Hill. L’inglese deve tornare ai box perché sulla sua BRM si sono piegati gli scarichi. I meccanici riparano il danno, ma il leader del campionato ha perso due giri ed è quindi tagliato fuori dalle posizioni che contano.

Clamorosamente, la Ferrari di Bandini non riporta nessun danno. Ad approfittare del contatto è stato proprio Surtees che si è preso la terza posizione. Quel giorno, però, Bandini è più veloce e gli bastano solo due tornate per rimettere le ruote davanti a quelle del suo caposquadra.

Superata metà gara, le cose si sono dunque messe molto bene proprio per il meno favorito dei tre, ossia Jim Clark. Il campione del mondo in carica è in testa alla corsa e deve solo amministrare il vantaggio per portarsi a casa la vittoria e il suo secondo mondiale. Tutto sembra filare per il verso giusto per l’asso scozzese.

La sua Lotus passa la linea del traguardo per la 62esima volta e inizia il terzultimo giro, ma lo fa molto molto lentamente. Il suo motore Climax lo ha abbandonato proprio sul bello e Clark non può far altro che guardare i suoi sogni di titolo andare in fumo insieme al suo motore.

Ferrari f1 rossa mondiale
La Ferrari non rossa con cui John Surtees si aggiudica il mondiale di F1 1964 – Credits: Ferrari

La classifica della gara recita così Gurney, Bandini, Surtees e con questa situazione il mondiale andrebbe ad Hill. A Surtees non sono sufficienti i 4 punti del terzo posto per scavalcare il connazionale. Avrebbe infatti bisogno dei 6 punti della seconda posizione per raggiungere quota 40 e portare il titolo a Maranello.

Inizia il penultimo giro e ai box Ferrari utilizzano tutti i mezzi a loro disposizione per ordinare lo scambio di posizioni. Ora, la radio non era ovviamente installata sulle monoposto degli anni ‘60, quindi con i termini “tutti i mezzi a disposizione” non si intende altro fuorché l’esposizione dei cartelli e il frenetico gesticolare dei meccanici, i quali le tentato tutte per far comprendere a Bandini che deve lasciar passare Surtees.

Oltre alla radio manca anche la televisione e quindi i meccanici non sanno nemmeno se il messaggio sia stato effettivamente compreso. Ai box non possono far altro che attendere con ansia di vedere quale delle due Ferrari passerà davanti all’altra sulla linea del traguardo. In realtà, il più tranquillo in questa situazione è proprio Lorenzo Bandini che ha capito perfettamente quello che deve fare.

Dan Gurney taglia il traguardo per primo e vince il GP Messico, ma la trepidante attesa è tutta per le due Ferrari. Quando le monoposto di Maranello imboccano il rettilineo d’arrivo, davanti c’è la numero 7, quella di John Surtees, che arriva secondo e conquista così i punti necessari per laurearsi campione del mondo.

Una Ferrari non rossa ha così portato il titolo mondiale a Maranello, ma grande merito va dato al lavoro da fiero scudiero effettuato da Lorenzo Bandini. John Surtees è ancora oggi l’unico pilota a essersi laureato campione del mondo sia nel Motomondiale che in Formula 1 e, dato il livello di professionalità raggiunto nei giorni nostri, resterà forse l’unico a detenere per sempre questo record.

[Credits immagine di copertina: eBay]


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