F1 | Classifica (dis)truttori – Quale pilota ha fatto più danni nel 2022?

Torna l’appuntamento con la classifica dei piloti che hanno provocato più danni nella stagione 2022 di F1.

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Lewis Hamilton atterra rovinosamente dopo il contatto con Alonso. Questo incidente gli sarà valso il primo posto nella classifica dei piloti F1 con più danni?

Rieccoci. Secondo appuntamento con la speciale classifica dis(truttori) che premia (si fa per dire) i piloti di F1 che hanno provocato più danni alle proprie monoposto.

Nel precedente capitolo, aggiornato al GP di Gran Bretagna, leader incontrastato era Mick Schumacher con oltre 3 milioni di danni all’attivo. Sarà riuscito a confermarsi anche al termine della stagione 2022? Scopriamolo insieme.

 

La classifica di team e piloti con più danni

10° Posto – McLaren

L’ultima posizione della nostra speciale classifica è occupata da McLaren. Un 2022 piuttosto anonimo sportivamente parlando per il team inglese che senz’altro potrà comunque essere ben felice di figurare in fondo alla graduatoria dei (dis)truttori. Norris e Ricciardo hanno senz’altro permesso al team di risparmiare parecchio e, in tempi di Budget Cap, non si tratta certo una cattiva notizia. Un risultato senz’altro positivo, che denota una grande precisione nella guida di entrambi. Basti pensare che Lando Norris non ha riportato alcun danno dall’ormai lontano GP di Spagna.

 9° Posto – Red Bull

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E chi glielo dice ora ad Horner & Co. che non hanno vinto anche qui? E. in effetti, in Red Bull hanno ben poco da chiedere a questo 2022. Mondiali piloti e costruttori in tasca da tempo e un eccellente risultato anche nella nostra speciale classifica. Gran parte dei meriti sono, neanche a dirlo, di Max Verstappen. Il campione del mondo ha letteralmente dominato il campionato e non se l’è cavata male nemmeno con i danni. Basti pensare che il team ha speso meno di mezzo milione per sistemare la sua vettura in tutta la stagione. L’olandese ha così ottenuto il secondo posto nella graduatoria dei piloti più attenti. Quanto all’altra RB18, il team ha dovuto spendere ben 1.147.000 dollari per riparare i danni alla #11 di Perez.


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8° Posto – AlphaTauri

In AlphaTauri seguono a ruota i cugini di RedBull, conquistando l’ottavo posto della classifica (dis)truttori. Invidiabile il percorso di Pierre Gasly. Il francese è stato alla larga dai guai dal GP di Silverstone fino a Suzuka. In Giappone, tuttavi, Pierre ha colpito con l’ala anteriore della propria vettura un cartellone pubblicitario spedito in pista dall’uscita di Sainz. Quanto a Tsunoda, i GP di Francia, Singapore e Messico sono stati piuttosto pesanti per le casse del team. In tutte e tre le occasioni il giapponese è stato costretto al ritiro, anche se al Paul Ricard fu centrato Ocon nelle prime fasi di gara.

7° Posto – Alfa Romeo

Il team italiano lasciava l’Inghilterra forte (più o meno) del terzo posto nella classifica (dis)truttori. Da lì Frédéric Vasseur deve essersi fatto sentire, con risultati altalenanti per Bottas e Zhou. Il finlandese, in particolare, non ha riportato alcun danno fino alla doppietta Monza-Singapore, costata al team ben 250.000 dollari per poi concludere indenne la stagione. Meritatissimo ultimo posto nella graduatoria piloti per lui. Quanto a Zhou, il rookie cinese ha lasciato la Gran Bretagna dopo lo spaventoso incidente di curva 1, fortunatamente senza conseguenze per il pilota (ma non ditelo al team, che ha dovuto sborsare quasi 2 milioni di dollari per riparare la vettura). Da lì in poi Francia e Singapore hanno rappresentato gli unici due episodi in cui la squadra ha dovuto mettere mano alla sua monoposto. Il cinese ha comunque mantenuto il terzo posto nella nostra speciale classifica con quasi 3 milioni di danni.


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6° Posto – Alpine

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Al sesto posto, con circa tre milioni e mezzo di danni complessivi troviamo l’Alpine. Il team è stato al centro delle discussioni di mercato in questa stagione ma i suoi titolari sono stati relativamente benevoli verso le casse della squadra transalpina. Fernando Alonso occupa la decima posizione nella classifica dei piloti con più danni. Dopo Silverstone, lo spagnolo ha danneggiato la sua vettura in Austria, Belgio e Brasile oltre all’ormai celebre “decollo” di Austin a seguito del contatto con Stroll. Con l’asturiano prossimo a lasciare il team, Esteban Ocon verrà promosso a prima guida. Il francese è stato piuttosto attento nella seconda parte di stagione, ma il danno monstre di Miami, da oltre un milione e mezzo, ha lasciato il segno. Settimo posto per lui.

5° Posto – Mercedes

Se ricordate, le stelle d’argento lasciavano Silverstone come il team con la minor spesa all’attivo. Cos’è successo da lì al GP del Messico? Iniziamo col dire che nessuno dei due piloti si è risparmiato. Partendo da Hamilton, l’inglese ha risalito la classifica piloti fino al quinto posto. Merito va, principalmente, all’incidente di Spielberg. La vettura #44 ha, infatti, concluso prematuramente il Q3 colpendo violentemente le barriere di curva 11. Il team ha così dovuto sborsare oltre un milione e mezzo di dollari per riparare la W13 di Lewis. Stessa sorte anche per il connazionale Russell. Il giovane inglese, infatti, dopo una prima parte di stagione da manuale, ha riportato importanti danni in Austria per ben 1.200.000 dollari.


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4° Posto – Ferrari

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Sainz centrato da Russell ad Austin. Quanti danni per lo spagnolo nella nostra classifica dei piloti F1.

Chi, meglio di Ferrari, per iniziare la zona “rossa” della classifica, ossia la top 4 dei migliori (dis)truttori. Da Maranello hanno dovuto sborsare oltre 4 milioni di dollari per i danni riportati da Leclerc e Sainz. Lo spagnolo, in particolare, è costato al team quasi tre milioni di dollari con la “doppietta” Imola e Miami a farla da padrone. Il madrileno si è così guadagnato il quarto posto anche nella classifica piloti. Più benevolo Leclerc, il cui botto in Francia è costato “solamente” 125.000 dollari. Stessa cifra anche per l’uscita contro le barriere durante le FP3 del GP di Spa. Tutto bene fino alle FP2 del GP del Messico, in cui l’uscita di pista del monegasco costa al team oltre mezzo milione di dollari. Il numero 16 è così 13esimo nella graduatoria piloti.

3° Posto – Aston Martin

Ad aprire la Top 3 dell’ambitissima classifica (dis)truttori è l’Aston Martin. Qui entrambi i piloti ci hanno messo del loro, con Vettel e Stroll che sono costati al team oltre 2 milioni di dollari ciascuno. Il tedesco, in particolare, ha provocato danni per circa un milione di dollari con i botti di Spielberg e Hungaroring. Non va meglio al canadese, il cui contatto con Alonso ad Austin è costato ben 672.000 dollari.


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2° Posto – Haas

Al secondo posto della classifica (dis)truttori troviamo la Haas. Il team americano ha avvicinato la strabiliante cifra di 5 milioni di dollari per riparare i danni del duo Magnussen-Schumacher. In realtà la gran parte della cifra è stata spesa per mano del tedesco. Mick è, infatti, leader incontrastato anche tra i piloti con ben 3.952.000 dollari ed un incontrastato primo posto finale. Dopo i ben 2 milioni dell’Arabia Saudita, Mick ha sbattuto a Monaco (1.1 milioni) e a Suzuka (680.000 dollari). Che Steiner abbia visto la nostra classifica prima di decidere per il mancato rinnovo del tedesco? Da applausi, invece, la stagione di Magnussen. Terzultimo nella classifica piloti, alle spalle dei soli Verstappen e Bottas, il danese ha riportato danni in Canada, Ungheria, Singapore e Brasile per un totale di 505.000 dollari.

1° Posto – Williams

A conquistare la vetta della classifica distruttori è la Williams! Con oltre 4 milioni e mezzo di dollari di danni all’attivo, il team di Groove “soffia” il primo posto alla Haas, che si dovrà accontentare dei titoli 2020 e 21. La gran parte della responsabilità è dell’partente Nicholas Latifi. Ad onor del vero, il canadese si è relativamente risparimato dal GP d’Inghilterra, sbattendo in Belgio, Singapore ed Abu Dhabi Restano, tuttavia, indelebili i danni di Australia e Arabia Saudita, costati al team quasi 3 milioni di dollari. Secondo posto per lui. “Solamente” dodicesimo, invece, Alexander Albon. Lasciato Silverstone, il thailandese ha provocato danni in Ungheria e a Singapore che, sommati ad una prima parte di stagione tutt’altro che lontano dai guai, arrivano ad 1.325.000 dollari in totale.

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