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F1 | Formula 1, che succede? Quando gli scandali oscurano la pista

Tra scandali e giochi di potere, sono lontani i tempi in cui a parlare era solo la pista: cosa è successo alla F1.

Prima Wolff, poi Horner e adesso Ben Sulayem. Negli ultimi mesi sono emersi scandali, con le conseguenti investigazioni, che hanno tolto l’attenzione dalla pista e gettato tantissime ombre sulla F1. La prima gara della stagione è praticamente passata in secondo piano.

Il presidente FIA Ben Sulayem, al centro di nuovi scandali, a colloqui con Max Verstappen © F1inGenerale

“Il segreto” in Formula 1 – Matteo Beretta

Sembra essersi trasformato tutto in una telenovela sudamericana di bassa qualità. Il rischio però è quello di danneggiare uno sport storico. Chiariamo, anche in passato ci sono stati eventi che hanno scosso la Formula 1. Basti pensare al Crashgate di Singapore o allo Spygate 2007.

Tuttavia questa volta sembra essere molto diversa l’attenzione mediatica, probabilmente dovuta anche alla lente d’ingrandimento dei social. L’azione in pista è passata in secondo piano quando invece dovrebbe essere la colonna portante di questo sport.

Il rischio di un danno d’immagine è davvero elevato. Si parla molto di più delle questioni off-track rispetto alle prestazioni dei piloti e delle macchine. “Si va bene, Verstappen ha vinto in Bahrain ma parliamo delle chat di Horner”.

Probabilmente Netflix si starà sfregando le mani per la prossima stagione di Drive to Survive. La sensazione però, leggendo commenti vari, è che i veri appassionati di F1 siano stufi di questi scandali e vogliano attenzione sulla pista. Ogni giorno esce un qualcosa di nuovo da investigare o su cui fare polemica.

In pista ci sono piloti che lottano sempre al limite. Senza di loro non ci sarebbe quello che tutti noi tanto amiamo. Sarebbe quindi cosa buona e giusta tornare a metterli al centro dell’attenzione. Qualcuno in conferenza stampa ha fatto notare come si stia esagerando con l’extra pista. D’altronde, come dargli torto.

La speranza, per il bene della F1, è quindi che questi scandali ed investigazioni trovino presto una conclusione. Che si torni a dare rilevanza alle macchine e riportare sotto i riflettori quello che davvero conta di questo sport: la pista.

Terra Amarissima – Antonio Spina

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Il Team Principal della Red Bull Christian Horner, attualmente al centro del ciclone © F1inGenerale

Mala tempora currunt, dicevano i latini. Lo stato di salute della Formula 1 lo si può valutare dal principale argomento di discussione che la riguarda. La regola è semplice: si parla di pista? Va bene. Si parla di altro, ridicolizzando persino delle accuse di molestie raccontando amori e intrighi come fosse una corte del diciottesimo secolo? Un po’ meno.

Ma è l’impronta che si è preteso dare al Circus contemporaneo. D’altronde, se la pista ha poco da dire, è il drama che deve parlare per lei. Netflix lo insegna: se una storia è troppo banale, va esagerata. E se la storia neanche esiste? Beh, ce la inventiamo. Ai piani alti di Liberty Media sono ormai convinti sia questa la strada da seguire – chissà che il calo d’ascolti dell’ultima stagione di Drive to Survive non accenda qualche lampadina – e gli effetti sono grotteschi.

Ma forse il vero problema è proprio questo: non esistono storie. I nostri amati circensi non hanno imparato ieri ad amare. Eppure, drammi e intrighi del secolo scorso venivano oscurati dal rombo dei motori. Oggi non c’è nulla ad oscurare le pieghe imbarazzanti del caso Horner, “arricchito” negli ultimi giorni dalla presunta storia d’amore fra Jos Verstappen e la vittima delle molestie dell’inglese. Se ne parla perché non si può parlare d’altro.

Se si vuole ridare importanza alla pista, la pista deve avere qualcosa da dire. Una vittoria passeggiata non è una bella storia. Una facile doppietta del team che domina da quattro anni non è una bella storia. E tutto il resto, ci perdoneranno i cultori della lotta per il podio o della Formula 1.5, conta francamente poco.

Esiste soluzione? No, non nell’immediato. Per la gioia delle nonne italiane che, dopo le soap spagnole e turche del pomeriggio, hanno trovato un’altra Terra Amara da guardare in tv. Una Terra Amarissima, verrebbe da dire.


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E allora diamoci al Tennis – Jacopo Moretti

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Toto Wolff nel paddock del Bahrain, anche lui finito al centro di un’indagine FIA © F1inGenerale

Bahrain. Prove Libere 2. Una sessione indicativa, l’unica che si svolge nello stesso orario della corsa. Chi vi scrive è in sala stampa quando una mail anonima irrompe sugli schermi dei giornalisti presenti. Materiale sensibile sul caso Horner. Ma la storia, ormai, la sapete.

Le tastiere si accendono, così come la processione che dal media centre va verso l’hospitality RB. Nel mentre in pista ancora si gira. Ma sembra non interessare a nessuno.

Gli effetti del dominio Red Bull? Non solo. Sapere che la domenica a vincere sarà sempre quell’olandesino volante non aiuta, ma è la Formula 1 ad essere cambiata.

Siamo nell’era Netflix, signori. Che vi piaccia o meno. Trovare del “drama” ovunque si è ormai reso obbligo morale.

Ma siamo onesti: in F1 ne abbiamo viste tante. Team Principal seduti al muretto con un mandato di arresto a proprio carico, scandali in ogni dove. Eppure, c’era sempre lei, la pista, a far dimenticare tutto. “Conta solo quello”, ci si ripeteva quasi come un mantra.

Oggi non sembra più essere così. In Sala stampa si fa presto ad accorgersene. Perché non appena le voci su Horner si acquietano e a cantare sono i motori, a Sakhir, ahimé, vi è chi preferisce scrivere di Tennis.

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