Formula 1

F1 | Il Budget Cap ha fallito, a vincere è sempre il più ricco

In F1 il Budget Cap ha fallito, a vincere è sempre il più ricco, nonostante i distacchi fra i team si siano notevolmente ridotti.

Macché Budget Cap, in F1 vince sempre il più ricco. Nonostante l’introduzione del tetto alla spesa, le scuderie di punta restano sempre le stesse. Non solo, a vincere è chi riesce ad investire più di tutti gli altri. L’era dei team privati capaci di insidiare i giganti del motorismo è definitivamente finita: oggi solo chi ha enormi quantità di risorse può sognare in grande.

F1 GP Giappone Budget Cap
Ferrari festeggia la doppietta conquistata a Melbourne – F1

La Formula 1 è un ecosistema estremamente delicato. Correggerne le derive, che siano evidenziate da un eccessivo e straripante dominio in pista di una scuderia o dai mostruosi investimenti di questo o quel team, è affare complesso. Scopo del Budget Cap era quello di assicurare un futuro anche alle scuderie meno facoltose, al contempo tentando di ridurre i distacchi in pista.

Al 2024, entrambi gli obiettivi si può dire siano stati raggiunti a metà. I team più in difficoltà, come Haas, Sauber o Racing Bulls, sono riusciti a resistere al devastante impatto del Covid-19. Al contempo, per loro stessa ammissione, non riescono a toccare quel tetto alla spesa raggiunto abbondantemente, invece, dai rivali. In pista, poi, vince sempre chi spende di più.

La nuova era della F1

Un recente report di Auto Motor und Sport evidenza un’ulteriore evoluzione: le scuderie stanno assumendo sempre più personale. In origine, il Budget Cap avrebbe voluto limitare la dimensione dei team fra i 600 e i 700 dipendenti. Oggi sappiamo che quel numero si aggira sempre più sul migliaio. È una pratica che vuole raggiungere uno scopo molto semplice: ridurre le spese aumentando l’efficienza della squadra.

Williams in pista durante il GP dell’Australia con una sola vettura – Williams Racing

Avere tanti ingegneri consente di analizzare più soluzioni e aggiornamenti in breve tempo, scartando sul nascere quelli meno promettenti. Ciò porta a risparmiare tempo in galleria del vento, a favore di un impiego sempre maggiore del CFD. In drastico aumento anche la produzione interna delle componenti: Aston Martin, ad esempio, produce da sé il 90% delle sue parti, contro il 30% della vecchia Force India.

A ciò è anche associata una particolare attenzione alle infrastrutture interne al team, come le gallerie del vento o i banchi di prova. I grandi team investono ingenti quantitativi monetari per sviluppare queste tecnologie, che permettono di risparmiare molto sul lungo periodo. La parola d’ordine, anche in questo caso, è “efficienza”.

Uno sport che muta, ma sempre in favore dei ricchi

Ciò che sembra evidente, come sottolineano numerosi insider, è che a dominare siano ancora i team più facoltosi. Scuderie che riescono non soltanto a gestire al meglio le proprie spese, ma anche ad affrontare costi iniziali notevoli per la costruzione di nuovi stabilimenti ed infrastrutture. Sul lungo termine questo potrebbe portare ad un avvicinamento fra i team di vertice.


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A soffrirne saranno tutte quelle squadre che non hanno alle spalle grandi investitori. Team come Haas, Williams e Racing Bulls potrebbero presto scomparire, lasciando il proprio posto, nella migliore delle ipotesi, a team factory più facoltosi. È il caso, ad esempio, di Sauber: il team di Hinwil, a partire dal 2026, gareggerà sotto l’egida di Audi. L’era dei garage è definitivamente finita.

Foto Copertina: F1

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