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F1 | L’ingegnere di pista tra il pilota e la macchina: racconti di paura e fiducia

Un piccolo viaggio attraverso il rapporto più complicato e intenso della Formula 1: il profondo legame tra il pilota e l’ingegnere di pista

Tutti ricorderanno l’Alfa Romeo di Guanyu Zhou intrappolata tra le barriere del circuito di Silverstone o le fiamme che hanno avvolto la Haas di Romain Grosjean. Meglio di tutti, però, queste scene le hanno impresse nella memoria protagonisti speciali, che agiscono nell’ombra di un muretto box. Nasce qui, forse, la profondità del legame tra il pilota e l’ingegnere di pista.

Recentemente, infatti, Becker (ingegnere di pista di Zhou) ha raccontato quel lungo quarto d’ora senza avere alcuna notizia dal suo pilota. “Abbiamo perso immediatamente la telemetria con la macchina, quindi non c’era alcuna comunicazione con lui. E non abbiamo ricevuto alcuna informazione dal controllo di gara, non sapevano nulla. Sono trascorsi 15 minuti senza alcuna informazione, è stato difficile“.

ingegnere di pista pilota
L’incidente al via del GP di F1 di Silverstone di Zhou – Credits: Motorsport.com

In quei momenti il mondo si ferma e si può solo attendere. “Devi cercare di mantenere la calma e fare in modo che nessuno nel box si agiti. Questo compito spetta proprio all’ingegnere di pista” aggiunge Becker nel ricordo di quei momenti concitati.


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Di base, l’ingegnere di pista è colui che deve preoccuparsi di tutto ciò che si instaura tra il pilota e la sua monoposto. L’assetto, quello che succede in pista, le telemetrie e, cosa importante, il temperamento e lo stato d’animo del pilota dentro l’abitacolo. Il pilota, a conti fatti, lascia la propria vita nelle mani del suo ingegnere.

Per questo motivo, ancor più del traffico della pista, il rapporto che si instaura tra le due parti è il più intimo e forte del mondo della Formula 1. “Alcune volte è complicato: questi piloti ci tengono di più a portare la vettura integra al traguardo che ad uscirne illesi. Fa paura, ma è così” racconta Lambiase, ingegnere di pista di Verstappen.

Un pilota di Formula 1 non corre mai da solo. Non potrebbe mai essere in pista senza il suo ingegnere. “Quello che stai cercando di fare è togliere al pilota gran parte del pensiero cerebrale in modo che possa vivere il momento, concentrandosi sulla curva successiva e massimizzando il potenziale della vettura” racconta invece l’ingegnere di pista di Oscar Piastri.

Noi siamo il traduttore che colma il divario tra il reparto tecnico e il pilota: troviamo il modo migliore per ottenere le informazioni tra queste due parti” aggiunge ancora il braccio destro di Piastri.

In questo lavoro è necessario curare il lato umano del rapporto. Un ingegnere e il suo pilota devono vedersi fuori dalla pista. Devono conoscersi a vicenda anche in stati d’animo, nel carattere, nelle mille sfumature che li rende uomini. Serve intelligenza emotiva ed empatia. Solo così puoi gestire la paura, aumentare la fiducia, essere un pilota forte in pista“. Parola di Becker che ne sa qualcosa di miracoli. Chiedetelo a Zhou.

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