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F1 | Turrini – Leclerc: “L’opinione su di lui sta cambiando”, Vettel? “Firmò con Ferrari due anni prima”

La storia Ferrari nei ricordi di Leo Turrini in esclusiva per F1inGenerale: “Verstappen non è Schumacher, Vettel e Leclerc speciali”.

Da Leclerc a Villeneuve passando per Vettel, Raikkonen e Schumacher: un viaggio speciale nella storia Ferrari insieme a Leo Turrini che abbiamo raggiunto per un’intervista esclusiva. Tanti gli argomenti di cui abbiamo parlato insieme a lui, qui potete trovare la prima parte dell’intervista, e tanti gli aneddoti che sono emersi.

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Leo Turrini ci racconta in esclusiva alcuni aneddoti su grandi piloti della storia Ferrari tra cui Schumacher, Vettel e Leclerc

Chi ha condiviso gli anni in pista con Schumacher diceva che il tedesco a livello umano e personale era molto diverso da come appariva davanti alle telecamere. Era davvero così?

Va fatta una premessa. Se mai vi capitasse qualche giornalista che dice di aver conosciuto Michael umanamente sappiate che è un bugiardo.

Io ho visto tutta la carriera di Schumi, dal primo GP in Belgio all’ultimo con Mercedes in Brasile, nel 2012, ma se mi domandate che uomo era io non posso rispondere.

Lui nei confronti del mondo esterno era riservatissimo. Per fare un esempio, sino a che è stato in attività, nessuno aveva mai visto una fotografia dei suoi figli. Chi, invece, apparteneva alla sua sfera professionale e dunque umana, come i meccanici o gli ingegneri della Ferrari, ne hanno sempre parlato con grandissimo affetto.

Raccontavano un personaggio che, nella quotidianità, era attento, sensibile. Quando il figlio di un meccanico era malato Michael chiamava la sera a casa per sapere come stesse.

Lui aveva un’attenzione nei confronti di chi considerava far parte della sua vita. Per quanto riguarda il resto, era di una correttezza esemplare.

Io non ricordo che Michael abbia mai saltato un incontro con la stampa. Nemmeno a Jerez nel 1997 dopo la collisione con Villeneuve o in altre circostanze difficili. Però si trattava di un rapporto strettamente limitato alla relazione professionale pilota-giornalista.

Su questo c’è un aneddoto. Nel 1994 quando vi furono le tragedie di Imola, l’unico vero protagonista della F1 in quel momento era Schumi. Nell’estate di quell’anno un collega non italiano gli chiese perché non si aprisse un po’ di più nei confronti della stampa.

Lui rispose dicendo: “siete 400 giornalisti inviati ad ogni GP. Vorreste tutti prendere un caffè con me nel Paddock. Ma io non posso bere 400 caffè”.

Dello Schumacher pilota si celebra quello che era una sorta di culto quasi ossessivo verso la pista. Ritieni che vi sia qualcosa di simile in Verstappen?

C’è una premessa da fare. La F1 è cambiata completamente. Michael era un pilota nell’era in cui ancora erano decisive le qualità di collaudatore. Lui faceva anche più di 100 giorni in pista all’anno con la Ferrari, dato che allora era permesso. Alcune volte apriva lui la pista di Fiorano la mattina.

Pensate che disse a Montezemolo: “tanto io sono sempre qui. È inutile che vado in albergo” e così dormiva nell’appartamento di Enzo Ferrari vicino al box.

Michael era decisivo nel contribuire allo sviluppo della vettura. Così come altri piloti che avevano queste qualità, come Prost, Senna e prima ancora Lauda.

Oggi la F1 non chiede più al pilota di essere fondamentale nello sviluppo della macchina. I piloti di questa generazione guidano solamente al simulatore o nei weekend di gara.

Quindi se volgiamo fare il paragone in termini di ossessione per la vittoria o di istinto da cannibale nel non voler lasciare mai niente ad avversari e compagno di squadra sì, è vero. Ma vi è da dire che non c’è stato solo Verstappen ad avere questo tipo di caratteristiche.

Ma il paragone finisce qui. Le funzioni che una scuderia richiede ad un pilota oggi sono troppo diverse da allora. Questo è un fattore che molta gente ancora oggi non considera.

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Turrini ci spiega come sia difficile fare un paragone tra Max Verstappen e Micheal Schumacher © F1

Parliamo del periodo di Vettel in Ferrari. L’impressione è che Seb non abbia lasciato quell’impatto sui tifosi che ci si aspettava.

Infatti molti la pensano così, ma c’è un aneddoto. Vettel è arrivato in Ferrari nel 2015 per fare coppia con Raikkonen. Io due anni prima, nel 2013, ero a Maranello per incontrare il Presidente Montezemolo. Uscendo incontrai un signore che si presentò come l’ambasciatore della Germania in Italia. “Sono molto contento perché Vettel verrà a correre per la Ferrari”, mi disse. Due anni prima. Rimasi stupito.

Era un’operazione fatta anni prima perché per Seb correre per la Ferrari era il sogno della vita. Lui era cresciuto nel mito di Schumi. E quando è riuscito a salire sulla Rossa era fermamente convinto che sarebbe riuscito a ripetere le imprese del suo maestro.

Io lo ho apprezzato molto negli anni in cui è stato in Ferrari perché ce l’ha sempre messa tutta. Ma anche guardando i numeri, Seb è uno dei più grandi nella storia del Cavallino.

Però è mancata la consacrazione iridata e quindi è uscito di scena come uno sconfitto. E questo non è molto giusto, dato che si è trovato a duellare con una Mercedes dominante nell’era ibrida.

Il rimprovero che gli si può fare è la gara di Hockenheim del 2018. Stava dominando la corsa ed era in testa al mondiale quando fu l’unico del 20 piloti in pista ad andare a sbattere.

Se avesse vinto quella gara, con un Hamilton in difficoltà, avrebbe portato il suo vantaggio a 30 punti nella classifica generale e forse la dinamica delle cose sarebbe cambiata.

Detto questo. Credo che Seb abbia dato tutto ciò che aveva. Ma bisogna anche considerare che se il digiuno mondiale della Ferrari perdura da così tanto tempo, forse non è colpa dei piloti. turrini leclerc vettel ferrari.

Abbiamo parlato di Ferrari e di diversi piloti ma forse ci si dimentica dell’ultimo pilota campione del mondo con la Ferrari.

No, io assolutamente non lo dimentico! [indica la prima pagina de Il Resto del Carlino dopo la vittoria iridata di Kimi nel 2007]. Credo che quell’anno sia stata una delle emozioni più forti nella mia vita di cronista.

Fu una stagione romanzesca. Partendo dalla Spy Story della McLaren sino alla rissa continua tra Alonso ed Hamilton.

Allora i punteggi non erano come oggi. Chi vinceva prendeva dieci punti e a due gare dalla fine Kimi era indietro di diciassette lunghezze dalla vetta. È stato un anno thriller.

Io dico sempre che nella storia dell’umanità ci sono solo nove esseri umani che possono dire di aver vinto un mondiale con la Ferrari. Uno di quelli è Raikkonen.

Credo sia uno dei miti per chiunque voglia bene al Cavallino. Aggiungo che io ho sempre amato la sua personalità. Quando qualche anno fa mi hanno proposto di curare l’edizione italiana della sua biografia sono stato felicissimo e anche lui era davvero contento. Pensate che sono persino riuscito a farlo ridere.

Aggiungo che lui davvero, per ragioni misteriose, forse legate alla sua origine finlandese, si è legato moltissimo alla leggenda della Ferrari.

Quando è tornato in F1 con la Lotus lo ha fatto esclusivamente perché voleva essere pilota Ferrari. Voleva convincere i vertici Ferrari a rimangiarsi la decisione, scellerata aggiungo io, di lasciarlo a casa a fine 2009. E ce l’ha fatta. Una delle più grandi soddisfazioni della sua carriera.

Ci sarà mai un altro Kimi Raikkonen?

Oggi tutta la comunicazione, non solo in F1, è robotizzata. Quando andavo nel Paddock era normale fermarsi a parlare con Alboreto o con lo stesso Senna. Oggi è impossibile.

Io faccio sempre questo esempio. Quando arrivò in Italia Maradona nel 1984, il più grande calciatore di sempre, vi giuro che ogni giornalista quando lo incontrava lo intervistava. Cristiano Ronaldo è arrivato nel nostro Paese 30 anni dopo e ha concesso solamente tre interviste.

Questo però ormai è lo sport business. Per cui se anche ci fosse un nuovo Kimi credo sarebbe difficile conoscerlo. Oggi ormai è tutto controllato, vi è quasi un’ossessione per il controllo della comunicazione.

Pensate che una volta avevamo il numero di telefono dei piloti o degli ingegneri. Oggi provate a chiamare Leclerc. Poi mi dite… non che sia colpa sua sia chiaro.

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Il ricordo di Leo Turrini su Kimi Raikkonen, utlimo campione del mondo Ferrari nel 2007 © Getty Images

A proposito di Leclerc, il suo amore per la Ferrari e l’amore del popolo Ferrari per lui è qualcosa di straordinario. Che cos’ha di speciale questo monegasco che ha fatto innamorare così l’Italia di lui?

Condivido e faccio parte del gruppo. Io ho iniziato a sentire parlare di Leclerc qui dalle mie parti, a Maranello, sin da quando era adolescente. Amici di cui mi fido e che lavoravano dentro Ferrari me lo hanno descritto come un potenziale campione.

Penso che sia stato potentissimo il suo impatto con la realtà Ferrari quando è arrivato, perché ha dimostrato, pur con una vettura non irresistibile, quella 2019, che non appena gli si apriva un’opportunità lui se la prendeva.

Ricordo specialmente quella gara in Bahrain dove stava dominando sino al problema tecnico. Queste sono cose che il popolo ferrarista ha capito e percepito sin da subito. Paradossalmente, questa ondata di entusiasmo sta rischiando di trasformarsi in un boomerang.

Gli anni passano, Leclerc una macchina da mondiale sinora non l’ha mai avuta, se non nelle prime gare del 2022, e l’opinione pubblica sta cambiando.

Ora in tanti iniziano a pensare che, se dopo sei anni in Ferrari ha vinto solo cinque gare, allora forse se ne è parlato troppo.

La verità è che “l’uomo della strada” non si ferma a valutare che in realtà non ha mai avuto la macchina per vincere. Solo chi è del settore lo capisce.

Anche Schumacher nel 2005, sette volte campione del mondo, dopo il cambio regolamentare veniva doppiato. Poi solo siccome era un “superman” allora riuscì ugualmente a finire il mondiale piloti al terzo posto ma veniva sistematicamente doppiato dato che la macchina non c’era.

Con il trascorrere del tempo un po’ di gente questo tende a dimenticarlo nei confronti di Leclerc.

Aggiungo che oggi siamo arrivati al trionfo del surrealismo. Da anni al centro del progetto Ferrari c’è Leclerc. Il monegasco viene rinnovato con un contratto sostanzialmente senza scadenza ma dopo cinque giorni gli affiancano quello che ha vinto più di tutti nella storia dell’automobilismo.

La gente allora inizia a pensare che forse Charles non sia così speciale. Ma non solo. Inizia il mondiale 2024 e l’esodato di Spagna [Sainz ndr] gli sta davanti. E quindi la gente si domanda che succede. E puntualmente bisogna spiegare le ragioni. turrini leclerc vettel ferrari.

Si dice che Leclerc sarebbe piaciuto a Ferrari e che il monegasco ricordi Villeneuve. Gilles era davvero così speciale per Enzo Ferrari?

Secondo me sì. Villeneuve arrivò in Ferrari al posto di Lauda che se n’era andato a fine estate 77 sbattendo la porta. Avevo 17 anni. E tutti pensammo che Ferrari fosse impazzito.

Lauda in quel momento era la superstar assoluta e la Ferrari era una macchina eccezionale. Quindi tutti erano convinti che Ferrari avrebbe ingaggiato un top driver dello standard di Lauda.

Quando ci dissero che prendeva uno sconosciuto che aveva gareggiato più con le motoslitte in Canada che in F1 pensammo seriamente che fosse matto.

Poi cominciò una storia incredibile che ho vissuto, specie dal punto di vista emotivo, con la mia generazione. In questo emerse tutta la straordinaria grandezza di Enzo Ferrari, la sua intuizione.

Enzo aveva visto qualcosa in Gilles, in questo giovanotto del Québec. E Villeneuve dopo un po’ si trasformò in un idolo assoluto dato che gara dopo gara spostava sempre più in là il confine dell’audacia. Noi ragazzi dell’epoca vedevamo in lui la personificazione del coraggio. E questo lo pensava anche Ferrari.

Quando Villeneuve vinse il suo ultimo GP, in Spagna, tenendosi dietro per tutta la gara quattro o cinque avversari il giorno dopo Ferrari fece una dichiarazione scritta pubblica: “Ieri ho rivisto Tazio Nuvolari”. Nuvolari era Dio per Ferrari e prima di allora non si era mai permesso di paragonare nessun pilota a Nuvolari. Quindi sì, per Ferrari Gilles era qualcosa di speciale se non di unico.

Poi, nei giorni che precedettero la tragedia di Zolder, è possibile che si fosse incrinato qualcosa. Dopo Imola e l’incomprensione con Pironì, Villeneuve si precipita a Maranello convinto che Ferrari gli avrebbe dato ragione.

E invece Enzo gli disse: “Ti capisco ma anche tu devi capire me. Ieri si è corso un GP sul circuito intitolato a mio figlio Dino e l’ordine d’arrivo è 1-2 Ferrari. Io non posso rimproverare nulla al tuo collega”.

Può anche essere che in quella coda del loro rapporto avesse influito il fatto che era voce comune che Villeneuve avesse deciso di lasciare la Ferrari. Si diceva che, già prima dell’episodio di Imola, il canadese avesse firmato per Ron Dennis o addirittura volesse fondare una sua scuderia.

Senz’altro quando capitò a Zolder fu un grandissimo dolore per Ferrari. Il giorno dopo la tragedia scrisse: “io gli volevo bene”. Un’altra frase che Enzo non aveva mai usato per nessun altro pilota.

L’anno dopo, per il primo anniversario dalla morte, venne inaugurato un cippo dedicato a Villeneuve vicino alla pista di Fiorano. Ferrari, che aveva già 85 anni ed era un uomo affaticato, andò a parlare con il piccolo Jacques. Lui non mi ha mai voluto dire cosa gli disse quindi ho immaginato che gli avesse detto: “sarai tu a riuscire dove tuo padre non ha avuto la fortuna di arrivare”.

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La bellisisima storia tra Enzo Ferrari e Gilles Villenuve vista da Leo Turrini © Roberto Piccinini

Come vede Antonelli? È la speranza italiana di vedere un pilota in F1 ma non c’è forse troppa aspettativa?

Ho sentito parlare di Kimi Antonelli in termini entusiastici. Gente del settore, non solo di scuola Mercedes, della cui academy fa parte. Spero sia vero perché ormai l’ultimo campione del mondo italiano di F1 si chiamava Ascari e non ero nato nemmeno io.

Sarebbe qualcosa di bellissimo ma anche piuttosto dura da accettare per me. Antonelli è della mia terra e se dovesse diventare campione del mondo con la Mercedes non credo la prenderei bene.

Spero che tutto quello che si dice di lui sia vero e che possa arrivare presto in F1. Non importa con qualche macchina. Anche se ammetto che sarebbe un dispiacere sapere che un ragazzo cresciuto a 20 min di macchina da Maranello non corra con la Ferrari. turrini leclerc vettel ferrari.

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