Formula 1

F1 | Perché i team di Formula 1 non comprano una squadra in F2

La maggior parte dei piloti di F1 passa da F2 e F3 ma i team di Formula 1 preferiscono evitare di investire nelle categorie propedeutiche.

Degli attuali 20 piloti impegnati con i team di F1 tutti, ad eccezione di Alonso, sono transitati dai campionati di F2 o F3 (per alcuni erano ancora GP2 e GP3).

Nel caso dello spagnolo, il campionato GP2 era stato momentaneamente sostituito dalla Formula 3000, a cui Fernando prese parte sino al 1999.

F1 F2 Team
Il Team Carlin di F2 veste i colori della Red Bull, impegnata in F1. Credits: XBP Images

Nonostante il passaggio dalle categorie propedeutiche si sia reso ormai imprescindibile prima dell’approdo nella classe regina, i team di F1 preferiscono non presenziare in questi campionati con una propria squadra.

La ragione, come spesso accade, è dovuta alla convenienza economica.

Le principali scuderie impegnate in F1 non avrebbero particolari problemi, a livello finanziario, nell’acquistare un team di F2. Semplicemente sarebbe poco efficiente.

Anzitutto, condurre una squadra può rivelarsi estremamente più dispendioso rispetto al finanziare la carriera di un giovane pilota.

Ecco perché la maggior parte dei team preferisce servirsi delle “Young Academy” e stringere partnership con le squadre attualmente impegnate in F2. In questo modo l’investimento sulla crescita del rookie viene ripartito e si riducono anche le conseguenze derivanti da un possibile flop.

L’esperienza non basta: F2 non conviene

A ciò si aggiunga che l’esperienza in F1 difficilmente sarà sufficiente per battere squadre che militano nei campionati minori da anni. Proprio per questa ragione, per un team di Formula 1 potrebbe persino essere più conveniente fondare un’altra scuderia nella classe regina.

Il caso Red Bull – Racing Bulls (l’ormai ex AlphaTauri) ne è un perfetto esempio.

La possibilità di collaborare, pur nei limiti imposti dal regolamento, con un’altra squadra presente in F1 è senz’altro ben più conveniente che farlo con una che corre in F2.

Lo è, anzitutto, perché si possono condividere informazioni relative alle monoposto. Inoltre, Red Bull da tempo sfrutta il suo B-team per testare i propri piloti direttamente su una vettura di F1 prima di un’eventuale promozione.

Da ultimo, la F2 può essere una buona finestra anche a livello di sponsor senza che un team vi sia direttamente impegnato. E anche in questo caso Red Bull è maestra. Il team di Milton Keynes da anni veste dei suoi colori gli inglesi della Carlin Motorsport, con un ritorno importante di immagine.

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