Formula 1

I ricordi del Direttore: la morte di Roland Ratzenberger

Ci sono gare che non si dimenticano, anche a distanza di decenni. Corse che rimangono indelebilmente nel tempo. Ognuno di noi le conserva nella parte della memoria legata ai ricordi. La morte di Roland Ratzenberger a Imola è una di queste.

La morte, nella Formula 1 che va dagli anni 50 fino all’inizio degli anni ‘80 era una compagna di viaggio che correva insieme ai piloti. Tanti sono gli incidenti tragici che hanno contrassegnato la storia del grande Circus. Ho avuto la fortuna di nascere in un’epoca in cui morire in pista sembrava non fosse più possibile. Ho iniziato a seguire la F1 qualche anno dopo la morte di Villeneuve e Paletti. Correva l’anno 1982. Quello che successe 12 anni dopo a Imola colse me e tutta la mia generazione completamente impreparata. La morte di Roland Ratzenberger è stato qualcosa di indimenticabile.

Roland Ratzenberger morto a Imola il 30 aprile 1994

Un sabato pomeriggio come tanti ad attendere le prove ufficiali del Gp di San Marino a Imola. Il mio idolo di allora, Jean Alesi, non poteva correre per via di un incidente in un test al Mugello che gli aveva causato una forte contusione alla schiena. Al suo posto, Nicola Larini.


Era il ritorno del Mondiale in Europa dopo le tappe in Brasile e Giappone, dove si celebrò il Gp del Pacifico. In entrambi i casi, vinse l’allora astro nascente Michael Schumacher, con il grande favorito Ayrton Senna ancora fermo a zero punti.

L’incidente di Barrichello del venerdì fu uno dei tanti che, per fortuna, in quell’epoca, finirono senza conseguenze gravi. Anche se, in quell’inizio di stagione, non fu il primo. L’abolizione delle sospensioni attive e un’evoluzione enorme dell’aerodinamica rendevano le vetture sempre più complesse da guidare, oltre che velocissime.

Tuttavia, in pochi avvertirono davvero il pericolo che stava incombendo. Giammai io, che non avevo mai visto la morte in pista in diretta tv. Fino a quando, in quelle prove ufficiali iniziate con l’intervista di Ezio Zermiani a un miracolato Barrichello, le telecamere Rai non staccarono su una macchina viola che stava tornando in pista dopo un violentissimo impatto alla curva Villeneuve.


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Era la semi sconosciuta Simtek, guidata da Roland Ratzenberger, pilota austriaco che, come tanti all’epoca, era tra i protagonisti delle famigerate pre qualifiche del sabato mattina presto.
Il suo casco ciondolante, sporco di sangue, mi lasciò letteralmente di sasso. Mario Poltronieri e Cesare Fiorio al commento, con una pacatezza oggi non riscontrabile, raccontarono quel tragico evento con grandissimo tatto.

Improvvisamente, la folla che sedeva sulle tribune si zittì. Il personale medico provò in ogni modo a rianimare lo sfortunato pilota austriaco, ma ci fu ben poco da fare. Venne trasportato in elicottero all’ospedale di Bologna, ma, probabilmente, era già morto subito dopo il tremendo impatto causato dalla perdita dell’ala.


Ecco, per la prima volta, i tanti appassionati della mia generazione dovettero fare i conti con la morte in diretta e in pista. Ricordo perfettamente le immagini di Berger, sempre a Imola, avvolto nel fuoco della sua vettura dopo un terribile impatto alla curva del Tamburello. Tuttavia, il pilota austriaco se la cavò con poche ferite. Pensavo che, cinque anni dopo, potesse essere così anche per il suo sconosciuto connazionale. Purtroppo, invece, andò diversamente.

Oggi, a distanza di quasi 30 anni, uscirà su Reddit la docu-serie che lo ricorda. Mi sembrava giusto dedicare un pensiero a un pilota che, realizzando il suo sogno, guidare in F1, è andato incontro al suo tragico destino.