Formula 1

I ricordi del Direttore: Suzuka 1989, l’incidente più famoso della storia della F1

Ci sono gare che non si dimenticano, anche a distanza di decenni. Corse che rimangono indelebilmente nel tempo. Ognuno di noi le conserva nella parte della memoria legata ai ricordi. Oggi parleremo di quello che è considerato l’incidente più famoso della storia della F1.

Il circuito di Suzuka è tra i più belli della storia del motorsport. La sua conformazione non è praticamente mai cambiata da quando, nel 1987, è entrato a far parte del campionato del mondo. Per entrare nel cuore degli appassionati, solitamente, un tracciato ha bisogno di tempo, a maggior ragione in quegli anni, durante i quali le gare si svolgevano per gran parte in Europa. A Suzuka, invece, ne sono bastati solo due per entrare indelebilmente nella leggenda delle corse, grazie a lui, l’incidente più famoso della storia della F1.

La sua particolarità principale è indubbiamente la forma a 8, che lo rende unico tra i tutti i tracciati che hanno ospitato la massima categoria del motorsport. Curve mitiche come la Spoon o la 130R sono delle vere e proprie sfide per i piloti. E poi c’è lei, la chicane del Triangolo, forse quella con meno appeal, ma che è entrata di diritto nella storia il 22 ottobre 1989.

Il circuito di Suzuka, su 33 edizioni del Gp del Giappone, solo 5 volte non ha visto tra i vincitori un campione del mondo. Berger, Nannini, Patrese, Barrichello e Bottas. Tre di questi, però, sono stati vice, mentre uno ha raccolto un terzo posto mondiale. L’unico non top 3 a trionfare su quel mitico tracciato lo ha fatto proprio nel 1989, a tavolino.


Non me ne voglia Alessandro Nannini, tanto simpatico quanto sfortunato potenziale campione, ma quella corsa verrà per sempre ricordata per quanto avvenne al giro 47 alla chicane del Triangolo, allora denominata Casio.

Prima, però, è doveroso un passo indietro. Quella di Suzuka è la penultima gara del Mondiale 1989. Alain Prost si presenta ai nastri di partenza con 16 punti di vantaggio sul compagno Ayrton Senna, vincitore del titolo 1988. Il brasiliano poteva solo vincere e sperare in un ritiro di Prost per giocarsi tutto in Australia.


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Si qualificò meglio del francese, ottenendo la pole con più di un secondo e sette decimi di vantaggio. Purtroppo per lui, però, ebbe un’incertezza in partenza e il grande rivale lo sopravanzò. Giro dopo giro, Alain si guadagnò un buon vantaggio, che mantenne anche dopo la sosta per il cambio gomme.

Intorno alla 40esima tornata, però, Senna iniziò la sua inesorabile e disperata rimonta, fino a quando arrivò negli scarichi di Prost. Fece un paio di giri attaccato al rivale, poi, al 47esimo provò a sorprenderlo tirando una grande staccata proprio alla chicane del Triangolo. Il francese, in difficoltà, accortosi dell’arrivo del brasiliano, chiuse la porta, causando un’inevitabile collisione, con le due macchine praticamente appaiate. “Prost aspettava solo questo”, disse lapidario Mario Poltronieri nella sua telecronaca su Rai Due.

Alain scese subito dalla macchina, convinto di avere il titolo in tasca, mentre Ayrton chiamò a grandi gesti i commissari per farsi liberare dalla monoposto del rivale e poter ripartire. Cosa che fece, tagliando la chicane. Attraversò il traguardo ancora in testa, tanto era il vantaggio su Nannini, ma con l’alettone gravemente danneggiato, che perse dopo poche curve. Al termine del giro si fermò ai box, a quel punto l’italiano passò al comando della gara. Senna si lanciò in una furibonda rimonta, che concluse con un agile sorpasso sulla Benetton che gli valse la vittoria.


Nel frattempo, però, Prost si diresse dai commissari per discutere di quanto avvenuto. La decisione di squalificare il brasiliano giunse poco dopo il termine della gara. A salire sul gradino più alto del podio fu Nannini, mentre a Senna rimase la rabbia per aver perso il titolo, a suo modo di dire, a causa dell’abilità politica di Prost, molto vicino al presidente della Fia Jean Marie Balestre, capace di influenzare i commissari.

Da quel momento, la rivalità tra Senna e Prost divenne una guerra senza esclusione di colpi. L’anno successivo, sempre a Suzuka, il brasiliano si prese la rivincita, speronando il francese e vincendo il suo secondo titolo. Ma questa, è un’altra storia.