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F1 | Sainz si sfoga a cuore aperto: “È un’etichetta di cui forse non mi libererò mai”

Carlos Sainz ha rivissuto i suoi primissimi anni di carriera e parlato del fardello che ha dovuto caricarsi sulle spalle nel portare un cognome così ingombrante

La carriera di Carlos Sainz Jr in Formula 1 può essere descritta come una montagna russa, con lo spagnolo che ha fatto il proprio debutto in classe regina insieme a Max Verstappen in Toro Rosso nel 2015, per poi essere ”tradito” dalla stessa famiglia Red Bull che gli aveva permesso di farsi largo nelle categorie minori, preferendo l’olandese al posto di Daniil Kvyat a inizio 2016.

Sainz cognome
Cosa significa portare il cognome Sainz © F1ingenerale

Nonostante ciò, il madrileno è riuscito comunque a farsi largo negli anni, militando prima in Renault e poi in McLaren per due anni al fianco di un giovanissimo Lando Norris, conquistandosi a suon di risultati la chiamata da Ferrari nel 2021. 

Ospite del podcast Nude Project, Sainz ha però ammesso di aver dovuto imparare a essere spietato e feroce in pista, avendo seguito alla lettera gli insegnamenti di papà Carlos: “C’è un consiglio che mi ha dato mio padre, che ha cambiato un po’ la mia vita, perché sono sempre stato un bambino un po’ innocente. Da bambino ero un po’ ingenuo. Pensavo di essere amico di tutti, di piacere a tutti, ma il mondo delle corse automobilistiche è un mondo molto duro, molto competitivo”.

“Sono arrivato alle gare di kart quando avevo 12-13 anni. Mi sono messo il casco e in pista tutti mi davano addosso. Non so se perché ero il figlio di Carlos Sainz, ma volevano battermi”.

“In un certo senso, lo capisco perché a quell’età si cerca di distinguersi e immagino che i loro genitori abbiano spiegato loro che ero il figlio di Carlos Sainz e che se mi avessero battuto significava essere molto bravo o potersi distinguerti. Poi in ogni gara mi colpivano, mi spingevano fuori dalla pista”.


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”Un giorno mio padre si sedette e mi disse: “Carlos, la vita è stron*a, e in questo sport o mordi o vieni morso”. E in questo momento ti stanno mordendo. Ti stanno rendendo la vita difficile. So che sei un bravo ragazzo, ti piace essere amico di tutti, giocare a calcio nelle pause con gli altri. Ma qui, o mordi o vieni morso. Quando ti metti il casco, fai in modo di essere quello che morde”.

Lo spagnolo ha inoltre ammesso di aver impiegato parecchio tempo prima del click a livello di mentalità: ”Mi ci è voluto un po’ di tempo per passare dall’essere il bravo ragazzo a dire: ‘Beh, se devo spingerti fuori pista, lo farò”.

“Avevo un po’ di complessi perché la gente mi guardava più per il fatto di essere il figlio di Carlos Sainz e temevo che dicessero che ero un pilota scorretto. Hai un sacco di piccoli complessi perché ti guardano di più e sei sempre un po’ più attento. Ma ho detto fanc*lo ho iniziato a dare il meglio di me”.

Cosa significa portare il cognome Sainz

Essere figlio di pluricampione del mondo nel Rally nonché una vera e propria leggenda del motorsport in Spagna non è sicuramente un fardello facile da portare sulle spalle. Tuttavia, il madrileno ha ammesso di avere avuto innegabilmente dei vantaggi grazie al suo cognome: “Ad essere estremamente onesto, penso che a livello pratico ‘essere figlio di’ sia un vantaggio”.

“Ho un padre che per fortuna ha avuto una buona situazione finanziaria. Aveva i soldi per pagare la mia carriera nel karting e i contatti per ottenere qualche sponsorizzazione, qualche aiuto per coprire il budget. Ha l’esperienza per darti tutti questi consigli. In pratica è una grande cosa”.

“A livello teorico o più personale, avere in testa di essere il figlio di Carlos Sainz e avere quella pressione in più una volta che sei in macchina e sei tu contro il mondo, non è così facile. Sono orgoglioso di essere ‘figlio di’, ma non bisogna sottovalutare le cose che derivano dall’avere quell’etichetta e quel continuo confronto”.

“È una frase che continuo a sentire anche se sono un pilota Ferrari e sono ingaggiato da Red Bull. È un’etichetta di cui forse non mi libererò mai, ma quella frase mi ha motivato all’epoca. Grazie a loro ho vinto anche le mie gare in F1 e ho voluto dimostrare a tutti che non sono qui perché sono ‘il figlio di”. Ora rido e non mi interessa più.”

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