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Leo Turrini ricorda Senna: “Ayrton non era un santo. E quell’invito a cena a Prost…”

In esclusiva per F1inGenerale a trent’anni dalla tragedia di Imola, Leo Turrini ricorda Senna: “Adoravo Ayrton. La sua era una dedizione totale alla velocità”.

Senna per la mia generazione è stato molto di più di un campione”, così Leo Turrini, giornalista de Il Resto del Carlino e leggenda del Paddock con oltre 350 GP da inviato ha voluto iniziare il suo personalissimo ricordo di Ayrton Senna.

Turrini Senna
Leo Turrini ricorda Ayrton Senna a trent’anni dalla tragica scomparsa.

Perché sì, per Turrini Senna era molto più di un pilota. Una fonte di ispirazione e soprattutto un amico.

Quando ho avuto occasione di trascorrere un po’ di tempo con lui ho sempre ammirato la sua dedizione totale alla velocità. Ma anche la sua sensibilità umana, per quanto non fosse un santo. Io adoravo Ayrton anche per la sua fragilità”, ricorda il giornalista.

La fragilità del brasiliano si rifletteva in una personalità contraddittoria. E il ricordo si sposta a quel GP del Giappone del 1990.

All’inizio di quell’anno Ayrton mi disse che in caso di necessità non avrebbe esitato a buttare fuori Prost se questo gli avrebbe garantito il titolo mondiale. Io lo scrissi. E lui lo fece.

Certo, non fu un gesto onorevole ma era rimasto talmente turbato da quanto accaduto nel 1989 ai tempi della prima collisione che il rancore accumulato lo portò a vendicarsi senza esitare”.

L’invito di Senna a Prost e il mistero sul dopo F1

Eppure, il brasiliano non odiava Prost. Anzi. Come quella volta in cui lo invitò a cena.

Quando Prost smise di correre, per Senna Alain diventò come un amico. Il francese si era appena ritirato da campione del mondo e Ayrton aveva preso il suo posto alla Williams.

Senna si trovava in Francia per dare il via al mondiale di calcio poi vinto dal suo Brasile e chiamò Prost per chiedergli dove andasse a cena quella sera.

Ayrton aveva questa umanità contraddittoria che me lo ha sempre reso molto vicino”.

E sul Senna pilota…

Ayrton era eccezionale”, ricorda Turrini. “Non potrò mai dimenticare quei giri nel diluvio di Donington nel 1993. Ma potrei citare anche altre sue prodezze”.

Mi sono spesso chiesto cosa avrebbe fatto dopo la carriera se non ci fosse stato quel weekend terribile di Imola. Chissà se sarebbe rimasto nel mondo della F1 o sarebbe sparito dedicandosi ad altro.

Non ho una risposta. Di sicuro lui era innamorato della velocità e della competizione”.

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