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F1 | Mercedes, perchè la W15 non funziona: la spiegazione tecnica di Allison

James Allison ha spiegato le difficoltà riscontrate da Mercedes nei primi tre Gran Premi nel mettere la W15 nelle condizioni di esprimere il massimo potenziale

Nonostante le ottime aspettative ad inizio stagione, il 2024 di Mercedes è iniziato decisamente in salita. La classifica costruttori, almeno per ora, risulta abbastanza impietosa: quarto posto con soli 26 punti conquistati nelle prime tre gare, appena davanti ad un’Aston Martin che a sua volta è sembrata tutto fuorché irresistibile nel trittico Bahrain-Arabia Saudita-Australia.

Allison Mercedes W15
Mercedes, perchè la W15 non funziona: la spiegazione tecnica di Allison © Mercedes

Parlando proprio alla vigilia del weekend di Melbourne, Lewis Hamilton aveva definito la W15 come una monoposto dall’enorme potenziale ma dalla ridottissima finestra di funzionamento. A ciò si aggiunge un’evidente difficoltà nella gestione alle alte temperature e nei curvoni veloci, con il sette volte campione del mondo rimasto addirittura escluso i Q2.

Parlando proprio dei problemi emersi in questo inizio di campionato, James Allison ha spiegato: “Iniziamo a vedere uno schema che ci porta ad avere momenti del fine settimana in cui ci sentiamo sicuri delle performance e del comportamento della macchina, per poi ritrovarci in altre sessioni in cui non ritroviamo le stesse sensazioni”.

Il fenomeno del surriscaldamento è un altro problema sul quale Mercedes si sta focalizzando: “Se dovessimo cercare di ricostruire questo schema, possiamo supporre che la nostra competitività cala quando la pista è calda, e quindi le temperature delle gomme aumentano insieme a quelle dell’asfalto. Questo ci dà indizi su cosa dobbiamo fare da qui in avanti”.  

Altro grande tema che sembra affliggere la scuderia di Brackley è quello della correlazione dati tra la pista e il simulatore: “Ci sono sempre problemi di correlazione in ogni anno e in ogni squadra. Problemi di correlazione tra ciò che si vede in fabbrica e ciò che si vede in pista, perché gli strumenti simulativi sono una sorta di versione ridotta della realtà”.


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“Non è la stessa cosa che guidare un’auto su una pista vera, con tutti i suoi infiniti dettagli e la sua complessità. Qui in fabbrica ci sono dei modelli semplificati, e aiutano a indirizzare il lavoro in un senso o nell’altro. Tutti i modelli hanno però i loro difetti e tutti i team hanno in qualche modo problemi di correlazione”.

Infine, ponendo l’accento sulla questione bilanciamento, il britannico ha concluso: “Abbiamo riscontrato delle differenze tra quello che vediamo in pista e quello che vediamo con gli strumenti simulativi”.

”Se riusciamo ad assottigliare queste differente, allora ciò ci permetterà di essere più precisi nelle proiezioni che facciamo in fabbrica e fare dei passi in avanti, risolvendo quei problemi che stanno influendo negativamente sulle prestazioni della vettura”.

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