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Herbert lancia l’allarme: “Ho ricevuto un fiume di minacce di morte tramite social”

Johnny Herbert, che ha fatto parte del collegio dei commissari nel GP di Melbourne, ha confessato di aver ricevuto minacce di morte da parte di alcuni tifosi di Fernando Alonso

Nonostante siano decorsi già due Gran Premi dal controverso episodio che ha visto protagonisti Fernando Alonso e George Russell nel penultimo giro del GP d’Australia, le polemiche sono nuovamente venute a galla con le recenti rivelazioni di Johnny Herbert, il quale ha confessato di aver ricevuto minacce di morte da parte di alcuni tifosi del campione spagnolo tramite social al termine della gara di Melbourne.

L’ex pilota britannico era infatti uno dei commissari sportivi scelti per la tappa australiana, ed insieme a Tim Mayer, Matteo Perini e Matthew Selley, aveva preso la decisione di infliggere 20 secondi di penalità al pilota Aston Martin per aver frenato 100 metri prima del solito in curva 6, rendendosi in parte responsabile dell’incidente ad alta velocità del numero 63.

Herbert Alonso GP Melbourne
Herbert ha confessato di aver ricevuto minacce di morte post GP di Melbourne @JunaidSamodien_ via X

Quando si esulta dal contesto sportivo

La penalità subita dallo spagnolo non è evidentemente scesa a molti, con Herbert che ha dichiarato al Mirror: “Ero uno steward al GP di Melbourne e le ripercussioni sono state terribili. Ho ricevuto un fiume di minacce di morte tramite i social media. Sono fortunato ad avere le spalle larghe. Trovo patetico che io sia stato gettato sotto un autobus”.

La faida tra Alonso e Herbert affonda però le radici in un passato ben più lontano: “La vicenda risale al Bahrain di due anni fa, credo. Qualche anno prima, quando era in McLaren, Alonso aveva parlato in radio del motore quasi ad ogni gara, dicendo che era come un motore da GP2. Fu molto esplicito. Lavoravo per Sky e dissi che se gli non fosse piaciuto, avrebbe dovuto lasciare la squadra. Non ho detto di ritirarsi”.

“Poi venne da me in diretta in Bahrain e mi lanciò una frecciatina dicendo che era un campione del mondo e che non si sarebbe ritirato per fare il commentatore perché tu non eri un campione del mondo. I tifosi hanno poi usato questa frase come arma contro di me dopo l’Australia”.

”C’erano messaggi con emoji di un pugnale nella parte inferiore dello schermo, persone che dicevano: “Sappiamo dove vivi, verremo a prenderti”.

”La maggior parte erano spagnoli. Avrebbero dovuto capire, perché nel comunicato che è stato diffuso era chiarissimo come si era arrivati alla decisione. La gente diceva anche che, non essendo mai stato campione del mondo, non ero qualificato per avere voce in capitolo”.

Nonostante sia passato già diverso tempo dalla gara di Melbourne, Herbert ha confessato di ricevere intimidazioni tutt’oggi: “Le minacce sono durate due settimane e continuano ad arrivare. Fa parte del mondo dei social media, dove tutti hanno un’opinione ma non hanno i fatti per sostenerla”.


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“Ormai succede troppo spesso. Atleti e dirigenti di molti sport vengono bombardati di minacce di morte. Molti soffrono molto per questo. Gli abusi si verificano in tutti i settori della vita, anche per le persone comuni. Queste piattaforme dovrebbero essere all’altezza della situazione, ma non lo fanno. Permettono che accada. Non capisco perché, dovrebbero agire”.

“I commenti sul fatto di sapere dove vivevo. I pugnali e le minacce che mi avrebbero fatto del male, non capisco la mentalità di chi fa queste cose. Non sono veri tifosi di F1 e sono sicuro che Fernando si vergognerebbe se sapesse che i suoi tifosi si comportano così”.

“Non mi ha scoraggiato dal fare lo steward. È tutto parte integrante del lavoro, purtroppo. A Melbourne ero lo steward dei piloti, quindi quando si tratta di uno steward, è lui ad essere messo in difficoltà. Lo accetto. Non è un problema”.

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