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F1 | Minardi ricorda Senna nel weekend di Imola: “Persi un amico, l’affetto nei suoi confronti andrebbe studiato” – ESCLUSIVA

In un’intervista esclusiva realizzata a Imola, Giancarlo Minardi ha ricordato Ayrton Senna nel trentesimo anniversario della sua morte.

Quello di questa stagione è un Gran Premio dell’Emilia Romagna diverso da tutti gli altri. Il trentesimo anniversario del weekend più tragico della storia della F1 fa sì che, parlando di Imola, non si possa non ricordare Ayrton Senna e Roland Ratzenberger.

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In un’intervista esclusiva a Imola, Giancarlo Minardi ha ricordato Ayrton Senna nel trentesimo anniversario della sua morte – Foto: @MercedesAMGF1BR via X

Ne abbiamo parlato in esclusiva con Giancarlo Minardi, che ci ha spiegato cosa ha significato per lui e per la città di Imola la figura di Ayrton Senna.

Quest’anno è il trentesimo anniversario dalla morte di Ayrton. Cosa significa per lei e per Imola una ricorrenza del genere?

Per quanto riguarda me, è un discorso diverso. Come città di Imola è chiaro che l’abbiamo ricordato perché non possiamo non ricordare uno delle giornate più tristi del motorsport in generale. Per quello che riguarda me, ho ricordato un amico fraterno, non un pilota, perché io avevo un rapporto con lui di amicizia, non un rapporto professionale. Di conseguenza, l’ho vissuto a quel tempo, come lo vivo ancora tutt’ora, come un rapporto di amicizia.

Ci racconta un aneddoto su Ayrton?

Ormai ne ho raccontate tante, dal primo giorno che l’ho conosciuto quando correva in Formula Ford alla sera del 30 Aprile, quando abbiamo parlato di sicurezza devo dire. Nelle altre volte abbiamo sempre parlato di cose extra, di problemi extra, come in un rapporto tra fratello maggiore e fratello minore.

Ayrton Senna forse è uno dei piloti più eterni, il vero pilota eterno della Formula 1. Generazioni su generazioni lo ricordano, dalle più recenti a quelli che magari lo hanno vissuto e lo hanno potuto raccontare. Secondo lei, come mai Ayrton ha una presa così forte su tutte le generazioni di appassionati?

Secondo me sarebbe ora di fare uno studio, di fare un simposio dove si chiamano psicologi, si chiamano tutte quelle persone che possono dare una risposta ad un evento così strano. Lo sport è molto severo. Quando tu abbandoni, nel 90% dei casi vieni dimenticato. In questo caso qui è rimasto immutato il suo affetto, anzi addirittura aumentato. Per me è inspiegabile il fatto che dei giovani stiano ricordando, vengano a ricordare, i piloti giovani che portano il casco di Ayrton, ci vorrebbe uno studio psicologico.

Potrebbe essere legato all’umanità del campione?

Indubbiamente è stato un duro, un forte, un campione in pista, poi è stato un uomo eccezionale fuori dalla pista. Credo che questo aspetto, quella generazione l’abbia tramandato ai figli e poi ai nipoti.

Vede in qualche pilota di oggi una personalità simile?

Non si possono fare paragoni. Ogni generazione ha un campione, ha un pilota. Il mondo di oggi è molto più frenetico, sono molto più giovani i piloti che si avvicinano alla F1, quindi hanno un modo di pensare, di ragionare, di muoversi e di contattare il prossimo in un modo diverso, quindi non si possono fare paragoni.

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Fonte dell’immagine di copertina: Gianluigi Paolucci per F1inGenerale