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F1 | Verstappen è il più grande problema che Red Bull deve fronteggiare

Dopo anni di successi e svariati titoli Mondiali di F1, adesso Max Verstappen è diventato il più grande problema di Red Bull.

F1 – Red Bull e Max Verstappen, una relazione d’amore che può finire in tragedia. L’olandese, sempre più nel Valhalla dei grandi delle corse, è il pilota a cui Milton Keynes ha scelto di legarsi. Lo ha accolto, cresciuto, portato sotto i riflettori, affinandone le abilità e trasformandolo in un killer dell’asfalto. Oggi, a distanza di otto anni dal primo trionfo di Barcellona, Red Bull ne diventa sempre più vittima.

F1 | Verstappen è il più grande problema che Red Bull deve fronteggiare
Max Verstappen, vincitore “a sorpresa” in Canada – Red Bull Content Pool

Sono pochi i piloti che riescono a sedere in una monoposto di Formula 1. Si tratta di un’élite, un gruppo di uomini e donne capacissimi, coraggiosi e spregiudicati, già eccezione alla regola. Fra questi individui, spiccano i grandi campioni, che uniscono abilità fuori dal comune ad un’accentuata intelligenza e capacità di adattamento. Una volta ogni venti o trent’anni, poi, nasce la leggenda.

La leggenda non si distingue subito dal grande campione. Viene fuori con il tempo, nelle circostanze fortuite, nelle condizioni estreme, nell’aura che riesce a costruire attorno a sé. E quando si realizza di averne un esemplare fra le mani, si fa di tutto pur di agevolarla nelle sue opere di conquista.

Red Bull, con Max Verstappen, ha preso questa decisione. Ha scelto di consegnargli le chiavi della squadra, scommettendo su di lui sin dai tempi del duello con Daniel Ricciardo. Ha scelto di costruire una macchina che si adatti alla sua guida, esaltandone le capacità e tamponandone gli (insignificanti) difetti. In un certo senso, ha scelto di mettere la propria stessa esistenza nelle sue mani.

Il rovescio della medaglia

La figura di Verstappen nasce nel contesto del programma Junior Red Bull. Prima grande scuderia ad organizzare un’accademia per giovani talenti, in principio ha avuto il monopolio sulle nuove generazioni. Come scrive Ben Anderson su The Race, Verstappen è stato l’ultimo successo del programma Red Bull, e colui che ne ha poi distrutto le fondamenta.

L’olandese non soltanto è stato concausa dell’allontanamento di Daniel Ricciardo, ma “il peso del suo talento ha schiacciato Pierre Gasly e Alexander Albon“, citando ancora Ben Anderson. La sua sola presenza ha considerevolmente alzato l’asticella per i giovani talenti, che ormai spesso scelgono altre scuderie per l’assalto alla Formula 1, come fatto da Oliver Bearman o da Andrea Kimi Antonelli.

Le esperienze avute con Gasly e Albon hanno portato Red Bull a mettere un freno al proprio tritacarne. Le opzioni nel mercato degli esordienti sgocciolano, costringendo lo stesso Junior Team, Racing Bulls, a riaffidarsi a Daniel Ricciardo. Oltre a Yuki Tsunoda e Liam Lawson, entrambi comunque lontani dal talento cristallino di Verstappen, Red Bull si trova completamente scoperta.

No Verstappen, No Party

La scelta di riconfermare Sergio Perez, pilota ampiamente immeritevole di un’ulteriore chance nella scuderia più in forma del Circus, non deve sorprendere. Le leggende, dicevamo, vanno accontentate in tutto. Max Verstappen potrebbe anche non aver posto veti sul proprio compagno di squadra, ma è evidente che Red Bull non voglia in alcun modo disturbare l’equilibrio interno al team.


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La scelta del messicano potrebbe essere un investimento per assicurarsi i servizi dell’olandese oltre il 2025, innanzitutto. Un piano per la successione, d’altronde, semplicemente non esiste. Senza Max Verstappen, è difficile immaginare una Red Bull ugualmente vincente. E gli altri team, dal canto loro, blindano i propri talenti con contratti-fortezze (McLaren ne è un esempio).

L’enfasi su di un possibile trasferimento del #33 in Mercedes è più che giustificata. Per Brackley significherebbe accogliere un nuovo Lewis Hamilton, per Red Bull sancirebbe l’inizio della ricostruzione. Senza Verstappen, Milton Keynes resta scoperta su tutti i fronti. La possibile fine (momentanea, certo) di uno dei domini più disarmanti della storia delle corse.

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Foto Copertina: Red Bull Content Pool