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Non tutti sanno che già una volta la Ferrari ha corso in blu: ecco quando

“Date a un bambino un foglio di carta, dei colori e chiedetegli di disegnare un’automobile, sicuramente la farà rossa”. Una delle frasi più celebri di Enzo Ferrari. Un po’ per tirare acqua al suo mulino, un po’ perché forse era effettivamente così. Eppure non tutti sanno che già una volta la Ferrari ha corso in blu (anzi no, erano due).

La notizia che, a Miami, Charles Leclerc e Carlos Sainz non correranno in Rosso ha colto un po’ tutti di sorpresa. Una livrea speciale che, per una gara, farà sparire il colore che tutti, nel mondo, associano alla scuderia di Maranello. Eppure non sarà un unicum. Infatti, non tutti sanno che già una volta la Ferrari ha corso in blu. Proprio negli Stati Uniti.

Paradossi della storia, la gara in questione si svolse esattamente 60 anni fa. Uno strano scherzo del destino. Su suolo americano la Ferrari ha già abbandonato per una volta il suo mitico colore. Solo che quello che accadrà a Miami tra 10 giorni sarà frutto di un’operazione di marketing. Invece, nel 1964 scaturì da un litigio.

Peraltro la Formula 1 nulla c’entrava, perché il Drake andò su tutte le furie per una storia legata al campionato Gran Turismo. A Watkins Glen, il 4 ottobre del 1964, dunque, la Ferrari si presentò non con la classica licenza italiana, ma con una americana. Insomma, come fosse un team satellite. Per questo motivo, anche per un senso di rivalsa nei confronti di un paese che gli aveva voltato le spalle, Enzo Ferrari decise che le sue creature avrebbero corso con una livrea bianca e blu. Rappresentante proprio la bandiera statunitensi.


Eh sì, perché dobbiamo sapere che i colori delle vetture avevano un’origine antica, ovvero i primi del Novecento, quando le corse erano delle sorte di campionati per nazioni. Il rosso era il colore che rappresentava l’Italia e che il Drake, molti anni dopo, aveva scelto per il suo profondo legame con il paese. Nonostante il colore originale della sua fabbrica fosse il giallo, quel giallo Modena che fa da sfondo al Cavallino. Ma questa è un’altra storia.


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Cosa successe a Watkins Glen? Graham Hill, padre di Damon, arrivò a quella corsa con due punti di vantaggio sul ferrarista John Surtees, vincitore a Monza, e sulla Lotus di Jim Clark. Quest’ultimo si aggiudicò la pole position, proprio davanti all’inedita vettura bianca e blu guidata dall’unico pilota della storia ad aver vinto un mondiale sia in F1 che in moto.

Lo scozzese, però, partì male e si fece bruciare sia da Surtees, sia dal compagno Spence, autore di una prodezza, visto che scattava dalla sesta posizione, che da Hill. Tuttavia, il pilota della Lotus non si perse d’animo e dopo poco più di una decina di giri si ritrovò in testa.


Tutto sembrava volgere per il meglio, se non che al giro 40 Clark iniziò ad avere problemi meccanici. Al tempo ci si poteva fermare ai box, ritirare la vettura e prendere quella del compagno di squadra per proseguire la corsa. Cosa che, ovviamente, decisero di fare in Lotus. Tuttavia il tempo perso in tutta questa operazione non consentì a Clark di rientrare in lotta per la vittoria.

Hill, nel mentre, passò Surtees involandosi verso il podio più alto. Lo scozzese, non nuovo a grandi rimonte, risalì fino al terzo posto, ma chiese talmente tanto alla sua monoposto che questa lo abbandonò per un problema alla pompa della benzina. Non si ritirò, ma perse posizioni fino a chiudere settimo. Sul podio, dietro a Hill e alla Ferrari blu giunse, per la prima e unica volta in carriera, lo svizzero Jo Siffert su Brabham.

Quel Gran premio entrò di diritto nella storia della F1, esattamente come quello successivo, in Messico, quando Surtees, ancora in blu, vinse il Mondiale, completando un fantastico bis mai più riuscito a nessun altro pilota nella storia del motorsport.