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Perché Sainz è riuscito ad evitare la penalità in Cina? – News F1

La protesta Aston Martin ha sospeso per alcune ore i risultati delle qualifiche in Cina: perché Sainz è riuscito a scampare la penalità?

Nel sabato di Shanghai le qualifiche durano più del dovuto: i risultati vengono scongelati solo nella serata cinese con lo scagionamento della Ferrari di Sainz, che evita la penalità.

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Foto: ferrari.com – Foto Copertina: ferrari.com

Il momento clou arriva nel corso del Q2. Mancano circa sette minuti alla bandiera a scacchi quando lo spagnolo della Ferrari percorre con eccessiva spavalderia l’ultima curva. Il cordolo esterno non perdona ed il #55 dipinge un testacoda potenzialmente fatale per le sue qualifiche.

Qualche istante di bandiera gialla anticipa una rapida interruzione della sessione. Sainz ci mette un po’ a ripartire ma, alla fine, ci riesce: l’azione desta tuttavia i sospetti di Aston Martin che, a fine qualifiche, procede alla protesta ponendo il ferrarista a rischio penalità.

A supporto del proprio reclamo il team di Lawrence Stroll porta l’Articolo 39.6 del regolamento sportivo. Tale voce recita:  “Qualsiasi pilota la cui vettura si ferma sul tracciato durante le qualifiche non riceverà il permesso di riprendere parte alla sessione.”

Perché Sainz ha evitato la penalità in Cina?

Dopo alcune ore di attesa la FIA ha emanato il proprio verdetto. La Ferrari è salva e Sainz non dovrà scontare alcuna penalità in Cina.

1 minuto e 17 secondi. Questo è il tempo impiegato da Carlos Sainz per trovare il bandolo nella matassa e riprendere la via dei box. Secondo il team britannico però la direzione gara non avrebbe dovuto permette al #55 di riprendere la qualifica.


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I commissari della FIA hanno optato per il buonsenso: “È chiaro quanto spiegato dall’articolo 39.6. […] Tuttavia, dagli esempi portati da alcuni team manager presenti e dalla FIA, è emerso chiaramente che non era di tale tenore il caso in analisi e che inoltre questa regola non è stata applicata in questo modo in questi contesti in passato.”

Un fattore si è comunque rivelato “fondamentale” per la Federazione. “La vettura non ha ricevuto alcun aiuto esterno per ripartire (ad esempio dai marshal)”.

Tempistiche troppo lunghe?

Il comunicato riporta come la Aston Martin abbia accettato gli esempi portati da team e FIA in difesa di Sainz. Così la questione si è rivolta sulle tempistiche della ripartenza: “1 minuto e 17 secondi è troppo tempo?”

La nota FIA chiarisce come non esista nel regolamento una “chiara indicazione” nel utile a stabilire l’eccessiva attesa di una ripartenza. Considerati alcuni simili precedenti in Canada, Monaco e Baku, la FIA ha optato per un “no further action”.

La consuetudine non rispecchia l’articolo, mai applicato letteralmente. Di conseguenza, “la decisione non è incoerente con la prassi utilizzata, né viola l’articolo 39.6. Nulla giustifica l’annullamento della scelta esercitata dalla Direzione Gara.”

Il retroscena del GP del Belgio 2023

L’articolo 39.6 portato a sostegno dei propri interessi da Aston Martin era già stato discusso nel corso del weekend di Spa 2023. Nella nota si enuncia: “La conclusione raggiunta in quel meeting fu, tra le altre cose: ‘È stato accordato di aggiungere <<assistenza esterna>> all’articolo 39.6’.”

Tale modifica al regolamento non è tuttavia mai stata apportata ufficialmente “pertanto non ci siamo basati su questi verbali”, spiegano i commissari. La FIA ha tuttavia ricordato dell’accordo raggiunto a Spa, osservando che “è coerente con l’approccio della Direzione Gara a Shanghai.”

N.B. Il team Aston Martin ha dovuto pagare 2000 euro come “spese per il ricorso”.

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