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“Senna ancora respirava”, il racconto di Giovanni Gordini, uno dei primi medici a soccorrerlo

A 30 anni dalla scomparsa di Ayrton Senna, ripercorriamo quegli attimi con la testimonianza di Giovanni Gordini, uno dei primi medici ad intervenire dopo l’incidente al Tamburello.

1° maggio 1994, quel giorno, in quel weekend nero per la F1 ci lasciava Ayrton Senna dopo un incidente al Tamburello a bordo della Williams FW16. Il violento impatto con le barriere fu l’ultimo di tre in un weekend che tutti gli appassionati vorrebbero dimenticare. Un ricordo indelebile per Giovanni Gordini, uno dei primi medici a soccorrere Senna, che ha raccontato a Il resto del Carlino i momenti peggiori dell’intervento.

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Credits: Formula1.com

Il giorno prima, 30 aprile, Roland Ratzenberger perse il controllo della sua Simtek alla Villeneuve con un inevitabile scontro contro le barriere. Anche nel primo giorno Rubens Barrichello fu vittima di un tremendo incidente, fortunatamente per lui senza conseguenze.

“Mauro Sacchetti, storico coordinatore del 118 vide l’incidente e pronunciò ‘Senna Tamburello’ “, ha esordito Giovanni Gordini nel racconto di quei momenti. “C’era già stato un incidente, io ero andato vicino alla tribuna: dopo la prima partenza c’era stato uno stop, poi la second ripartenza. Con una Vespa sono riuscito a muovermi fuori del circuito e sono entrato da poco più avanti al Tamburello”.


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“Fu li che vidi Ayrton, c’erano alcuni miei colleghi che stavano già iniziando il trattamento. C’era Sid Watkins, capo medico della FIA e si sentiva Senna respirare da solo. Al mio arrivo non erano ancora state completate tutte le procedure per stabilizzarlo. Siccome disponevamo di un elicottero, concordai con Watkins di farlo atterrare vicino a noi.

Uno scenario inedito – ha proseguito Gordini – è stata la prima e ultima volta che un elicottero è intervenuto durante un incidente nel corso di un Gran Premio. L’elicottero ha poi portato Senna all’ospedale di riferimento, mentre tutti gli altri arrivavano con l’ambulanza all’ospedale del circuito.

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@Mauto

Salii poi insieme ad altri colleghi sull’elicottero e lì intervenimmo con una mini tracheotomia nel mentre salivamo sul velivolo”. Il viaggio tené tutti con il fiato sospeso, poiché fu seguito da tutti in diretta con costanti aggiornamenti sulle condizioni del pilota più famoso in quel periodo. Il racconto del volo da Imola all’ospedale di Bologna rappresenta al meglio la tensione di quei momenti.

“L’intervento fu compresso nei tempi, il paziente era gravissimo. Intanto all’ospedale tutti erano informati e la primaria stava coordinando le operazioni. Appena arrivati, facemmo una tac ad Ayrton ed era devastante, devastante. Si vide subito il livello di danno che aveva subito il pilota, dai danni dei braccetti della sospensione e le varie fratture a cranio e collo.”

Tentammo comunque il tutto per tutto – prosegue Gordini – ma alla fine vedemmo l’encefalogramma piatto, rendendo inevitabile confermare la morte cerebrale.

Un annuncio che tutti i tifosi speravano di non ricevere mai, ma che alle 14:17 di quel primo maggio di 30 anni fa congelò il mondo della Formula 1. Le sue corse rimarranno indelebili nei ricordi degli appassionati, imprese che hanno ispirato canzoni scolpite nei dischi di alcuni cantanti più conosciuti.

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