Tra F2 e F1 – Intervista ESCLUSIVA a Felipe Drugovich: “Non è bello rivedere gli incidenti, ma anche noi siamo curiosi”

F1inGenerale ha avuto l’occasione di intervistare il pilota di Formula 2 Felipe Drugovich che ha risposto anche alle domande dei nostri lettori. Il brasiliano, autore quest’anno di tre vittorie, non ha nascosto le ambizioni di titolo per il 2021 ed il sogno di arrivare un giorno in Formula 1.

Intervista Felipe Drugovich
Felipe Drugovich vincitore del GP del Bahrain 2020 – Foto: Sebastiaan Rozendaal / Dutch Photo Agency

Nato a Maringà nel sud del Brasile il 23 maggio 2000, vanta nella sua giovane carriera un titolo in MRF Challenge Formula 2000, campionato che ha base in India, nell’inverno nel 2017-2018. Nel 2018 ha poi dominato il campionato di Euroformula Open, in cui ha ottenuto 14 vittorie su 16 gare. Intervista Felipe Drugovich

Nel 2019 un debutto difficile in Formula 3, ma nel 2020 è arrivato il pronto riscatto in Formula 2. Da esordiente della categoria ha infatti ottenuto tre vittorie ed è giunto nono nella classifica piloti. Il pilota brasiliano si è aperto ai microfoni di F1inGenerale, svelando diversi particolari del suo passato e le sue ambizioni per il 2021 e per gli anni a venire.


Collegamento diretto alle tematiche trattate:

Vieni dal Brasile, un Paese che ha una grande tradizione nel motorsport e patria di campioni del calibro di Ayrton Senna, Nelson Piquet ed Emerson Fittipaldi. Come ti sei avvicinato al motorsport? Qualcuno in famiglia ti ha trasmesso la passione?
“Ho iniziato proprio con i go-kart della famiglia, dato che un po’ tutti i miei zii hanno corso in macchina in alcuni campionati piccoli. Abbiamo un’azienda per i ricambi dei camion in Brasile, quindi sono molto coinvolto in questo mondo. Loro mi hanno fatto provare un go-kart quando avevo 8 anni e da lì è nata la passione”.

Il tuo circuito di casa, quello di Interlagos è stato recentemente confermato nel calendario di Formula 1 fino al 2025. Sei felice di questo? Qual è la tua opinione riguardo al circuito che si sarebbe potuto costruire a Rio?
“Sono contento per Interlagos perché ha tanta storia, il circuito è molto bello e lì le gare sono sempre entusiasmanti, ogni anno per qualche motivo succede sempre qualcosa e di sicuro merita di rimanere in Formula 1. Per quanto riguarda il circuito di Rio, ho visto il progetto e sembrava una pista bella, ma avrebbero dovuto deforestare per fare quel circuito e sicuramente non è una cosa positiva, ma spero che ci sia un autodromo anche a Rio, che ha anche tanta storia in Formula 1 con la pista vecchia”.

Qual è la pista che ti piace di più e dove preferisci correre?”
Tra quelle dove correremo l’anno prossimo la mia preferita è Silverstone. Invece di quelle su cui abbiamo corso nel 2020 mi è piaciuto un sacco il Mugello. Il settore Casanova, Savelli, Arrabbiata 1 e 2 è davvero bellissimo. Nel calendario 2021 c’è ancora il buco lasciato dal GP del Vietnam, spediamo di tornare sul circuito Toscano.”

La stagione 2020

Parlando della tua stagione, hai stupito tantissimo e la griglia 2020 della Formula 2 è stata forse tra le più competitive di sempre. Quali differenze sostanziali ci sono tra una vettura di Formula 2 ed una di Formula 3 che hai guidato l’anno scorso?
“Il livello di entrambi i campionati era parecchio alto, ma in sostanza la vettura Formula 2 è una Formula 3 cresciuta sotto tutti gli aspetti, come per esempio la frenata e l’accelerazione. L’unico problema è stato adattarsi alle strategie di gara, dato che in F3 non ci sono pit stop; ma con MP Motorsport, della quale tanti ingegneri erano rookie come me, siamo cresciuti bene e abbiamo ottenuto buoni risultati”.

Quest’anno hai ottenuto tre vittorie (Sprint Race di Spielberg 1 e di Barcellona e Feature Race in Bahrain 1). Qual è stata per te la più bella?
“Direi quella del Bahrain, dato che ho vinto con 14 secondi di vantaggio sul secondo che, da quello che ho saputo, è il gap più grande da quando esiste la Formula 2. Anche la pole position a Silverstone mi è piaciuta tantissimo perché è in qualifica che si può vedere la velocità pura”.

Deve essere stato molto speciale ottenere la prima vittoria subito, nel primo weekend dell’anno a Spielberg.
“Sì esatto e mi ha aiutato tantissimo durante tutto l’anno, soprattutto dopo l’anno in Formula 3 che è andato molto male ed un po’ di fiducia viene a mancare nelle prime gare. Quindi arrivare e vincere mi ha aiutato tantissimo ad aumentare la fiducia ed a mantenere la calma per tutto l’anno perché sei consapevole del fatto che sei capace”.

Intervista Felipe Drugovich
Felipe Drugovich in Bahrain nel 2020 – Foto Sebastiaan Rozendaal / Dutch Photo Agency

Qual è stata la battaglia in pista che hai apprezzato di più e nella quale ti sei più divertito?
Spesso non te le ricordi nemmeno perché hai tanta tensione in quel momento e pensi solo a fare del tuo meglio. Penso però che tra le migliori, sebbene non siano state vere battaglie, ci sono le due gare in Bahrain, dove abbiamo lavorato bene di strategia, e nel finale, grazie alle gomme più fresche in gara 2, sono riuscito a recuperare molte posizioni, anche se ho avuto problemi con Mazepin”.

Nelle manovre che fai in pista, agisci d’istinto oppure dai ascolto anche alla ragione?
Nel giro di qualifica non devi pensare a nulla perché devi solo cercare di andare il più veloce possibile. In gara è diverso: devi gestire le gomme e controllare il sovrasterzo, ma quando stai battagliando con qualcuno l’istinto è fondamentale”.

Il nuovo format della Formula 2 2021

Come pensi che potrebbe cambiare l’approccio alle gare per la prossima stagione considerando che ci saranno tre corse per ogni weekend e che tre circuiti sugli otto del calendario saranno dei cittadini?

“I circuiti cittadini sono qualcosa di abbastanza diverso, soprattutto per me. In tutta la mia carriera l’unico cittadino dove ho guidato è Macao. Impiegherò un po’ ad impararli, spero non troppo. Il format del weekend è un po’ strano. Tutti stanno provando a lavorarci con le strategie per capire qual è la posizione migliore per qualificarti. Da quello che ho visto per ora la cosa migliore è sicuramente fare la pole, ma se non riesci è meglio ottenere l’ottavo tempo piuttosto che fare il quarto o il quinto. Direi che comunque la cosa migliore è fare la pole, provare a recuperare nelle due Sprint Race in cui parti con la griglia invertita e poi andare forte nell’ultima. Dobbiamo però ancora vedere bene”.

Nei campionati monomarca come la Formula 2 e la Formula 3 dove può fare maggiormente la differenza il team?
“Io direi un po’ su tutto. A volte sento dire “questo pilota non è bravo”, ma non è sempre così. Magari il pilota non ha avuto la possibilità di imparare delle cose perché la squadra non gliele ha insegnate. La squadra deve trasmettere al pilota tutta la propria esperienza, specialmente con queste gomme che sono difficili da far durare. Una squadra che lavora insieme al pilota permette ad entrambi di crescere”. Intervista Felipe Drugovich

Quest’anno sei stato una delle sorprese del campionato. L’anno prossimo non sarà più così e tutti si aspettano che sarai lì davanti anche perché sarai in un team come UNI-Virtuosi che è arrivato vicino al titolo negli ultimi due anni: il tuo obiettivo per il 2021 è lottare per il titolo?
“Sicuramente sì, anche se dipende da tanti fattori. Secondo me ho le capacità per poterlo fare ed anche la squadra negli ultimi anni è sempre stata davanti. Vedremo l’anno prossimo. I test di fine anno sono andati bene, ma capisci davvero dove sei solo nella qualifica della prima gara. Dovremo aspettare fino a lì, ma come obiettivo devo pormi quello di vincere il campionato”.

Gli esordienti in F1 nel 2021

Cosa ne pensi dei tre piloti che l’anno prossimo andranno in Formula 1?
Schumacher è andato forte tutto l’anno, con un rendimento costante, ed è stato bravo soprattutto nelle partenze. Tsunoda è stato molto veloce, ma spesso non ha capitalizzato le occasioni, Mazepin è stato simile a Tsunoda ma con più difficoltà. Si meritano tutti e tre la Formula 1”.

Per poter correre in Formula 1, quanto secondo te è importante far parte dell’Academy di un team di Formula 1 e quanto di conseguenza si è svantaggiati se non si fa parte di nessuna Academy?
“Dipende, perché ci sono delle Academy che ti aiutano molto ed altre che ti chiedono soldi, ma se vedi i piloti che stanno entrando oggi in Formula 1, la maggior parte appartengono ad un’Academy. Anche io ho avuto dei contatti, ma deve arrivare l’opportunità giusta. Delle volte magari una squadra ti vuole, ma non puoi andare perché da contratto sei bloccato con l’Academy di un altro team e questo non è sicuramente ideale. Per ora sono contento di essere libero ed in futuro vedremo se entrare in qualche Academy oppure no”.

Hai un obiettivo in questo senso? Qual è l’Academy che secondo te oggi funziona meglio?
“No, non ho un obiettivo. Credo che le migliori siano quelle che ti danno l’opportunità di poter di entrare in più team, quindi Ferrari, Red Bull e Mercedes. Però, per quanto riguarda la Ferrari, quest’anno Ilott è andato molto bene ma non ha avuto l’opportunità di andare in Formula 1 nonostante ci fossero tanti posti disponibili. Quindi devi essere anche fortunato in quello”.

Negli ultimi anni la Formula 1 ha avuto qualche problema dal punto di vista dei sorpassi, mentre la Formula 2 regala ai tifosi gare ricche di show.

Pensi che la Formula 1 dovrebbe cambiare qualcosa sotto questo aspetto cercando di favorire i sorpassi?
“Sì, devono fare qualcosa per far sì che una macchina possa seguire più da vicino quella che le sta davanti. Quello che disturba di più i piloti è proprio il carico aerodinamico, e le vetture di oggi ne hanno tantissimo, ma quando sei in scia ne hai molto meno ed è quasi impossibile rimanere dietro ad un avversario. L’aumento del downforce per incrementare la velocità influisce parecchio sulle manovre di sorpasso, mentre togliendone un po’ si avrebbero più battaglie e macchine più divertenti da guidare. L’aumento del peso della vettura ha però portato al miglioramento della sicurezza, che è un aspetto che non possiamo ignorare”.

L’importanza della gestione dei social network

Intervista Felipe Drugovich
Felipe Drugovich – Foto Dutch Photo Agency

Guardando i recenti avvenimenti, abbiamo visto quanto sia difficile gestire i social nel momento in cui cominciano ad aumentare i propri follower. Senti il peso di questa responsabilità?
“Certamente devi provare ad essere un po’ più politico. Non devi dire tutto quello che pensi e gestire le tue emozioni. Tutti i miei follower mi aiutano tanto, mi danno la forza. La maggioranza sono brasiliani e loro vogliono tantissimo un pilota in Formula 1 in questo momento, e bisogna quindi prendere questo come un aumento di fiducia e non di pressione su di te. A me piacciono, poi oggi avere i social è importante anche per trovare sponsor”.

Hai parlato dei fans, ma quest’anno le gare sono state quasi tutte senza pubblico. In quale gara avresti voluto condividere la tua gioia con i tifosi? Felipe Drugovich
Sicuramente le tre vittorie. Ci mancano un sacco i tifosi in pista e vedere le tribune vuote non è bello, anche se quando abbassi la visiera non ci pensi. Però penso che mi abbiano guardato da casa ed i miei tifosi mi hanno dato tanto supporto”.

Gli esport

Per quanto riguarda l’argomento esport, pensi che la simulazione casalinga possa lanciare dei giovani talenti verso la competizione in pista, o c’è troppa differenza tra i due mondi?
No, penso che al giorno d’oggi tutti i simulatori diventino più realistici ed anche l’esport può essere un ottimo punto di partenza. Nonostante tu non abbia un rapporto con la squadra come lo abbiamo noi, di sicuro chi parte subito con i videogiochi, per poi arrivare in competizioni più importanti, può essere avvantaggiato rispetto a chi invece inizia con i kart”.

Nel periodo della pandemia, quando tutti eravamo costretti a casa, abbiamo visto molti piloti prendere parte agli aventi virtuali. Tu come hai trascorso il lockdown?
La mia quarantena è stata divisa in due parti: nella prima, sono rimasto in Olanda con la squadra, e mi sono potuto preparare anche fisicamente, mentre da maggio sono tornato a casa in Italia ed ho partecipato a molte gare online. Questo mi ha aiutato a tenere allenati i riflessi e in generale la mentalità di gara”.

La sicurezza nel motorsport

incidente Grosjean

Cosa hai pensato quando hai assistito all’incidente di Grosjean in Bahrain? Episodi come questo ti fanno riflettere sul lavoro che fai e ti posso far avere dei ripensamenti?
Certo, può capitare a tutti. In molti pensano che siamo sicuri al 100%, ma non è per niente così. Sono riuscito a sentire addirittura il botto dell’impatto da quanto è stato forte mentre ero nei box”.

E sui replay mandati in onda dalla regia internazionale, tu che ne pensi?
“In generale per i piloti non è bello vedere i replay degli incidenti. C’è da dire che anche per noi, come tutti gli spettatori da casa, c’è una componente di curiosità soprattutto quando sappiamo che i colleghi stanno bene dopo un incidente molto pericoloso.”


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Intervista Felipe Drugovich
Felipe Drugovich – Foto Sebastiaan Rozendaal / Dutch Photo Agency

In questa circostanza è stato fondamentale l’Halo, che aiuta senz’altro in queste situazioni, ma in macchina può dare fastidio alla visuale?
“A me non crea problemi, perché guardi molto avanti e quasi non lo vedi. Già la prima volta che ho provato la macchina non ho avuto difficoltà ad abituarmi, anche se magari non è bellissimo da vedere”.

Foto: felipedrugovich.com.br

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Elia Aliberti

Classe 1994, studente di ingegneria meccanica. Appassionatosi alla Formula 1 ed al motorsport fin da tenera età, sulle orme dei trionfi di Schumacher e della Ferrari