F1 | Il Cavallino è tornato, ma è rampante solo a metà!

Alba rossa, regina di Silverstone, la Ferrari viene considerata da praticamente tutto il paddock la monoposto più veloce. La rossa di Maranello ha incantato, buttando però al vento tante occasioni: colpa della strategia, colpa soprattutto degli errori di Vettel, complici anche i due zeri fatti registrare da Kimi non per causa sua. La pausa estiva permetterà al team di tirare le somme, di analizzare gli errori, di continuare a migliorare: mai come quest’anno sembra che il mondiale sia alla portata: riusciranno Vettel e Raikkonen a ribaltare il dominio Mercedes? Ferrari F1

Ferrari F1

Prestazioni previste dopo i test

Dopo i test di Barcellona nel pre-campionato la SF71H sembrava una ottima monoposto. Una vettura veloce, estremizzata e affinata. Una macchina aggressiva, proprio richiamando quell’aggressività tanto decantata da Binotto nel corso della presentazione della monoposto con un chiaro obiettivo: tornare a vincere.

Nonostante le buone premesse nessuno si aspettava tanto dalla rossa, soprattutto in termini di power unit e velocità nei rettilinei: la Scuderia è però riuscita a migliorare notevolmente l’ottimo passo in avanti al motore fatto già con la SF70H, allungando anche il passo della monoposto. L’interasse più lungo ben conosciuto da Mercedes e “sconosciuto” a Ferrari, che nel 2017 aveva puntato su di una monoposto più corta, facevano presagire delle possibili difficoltà iniziali: a parte l’Australia, dove la Mercedes di Hamilton era sembrata la più veloce, i tecnici del cavallino hanno subito trovato il bandolo della matassa.

Nei test di Budapest la Ferrari ha provato la 3ª evoluzione della Power Unit, una unità già montata anche nelle vetture dei team clienti in Ungheria. Le prove svolte all’Hungaroring sono incoraggianti: si presume di vedere una Ferrari ancor più competitiva, anche se sarà importante che la specifica 3 della PU (Power Unit) mantenga la stessa affidabilità delle altre due.

Reali prestazioni

La SF71H si è dimostrata una vettura molto veloce quasi in tutte le occasioni: la competitività della monoposto da sola non basta però per vincere; in un’annata come questa, ricca di colpi di scena, errori, penalizzazioni e problemi di affidabilità serve anche che i piloti siano sempre al meglio, oltre agli strateghi del muretto box e ai meccanici che svolgono i pit stop.

Analizzando ciascuna delle uscite stagionali sarà possibile cercare di comprendere al meglio le reali potenzialità dimostrate e ancora da dimostrare della vettura di Maranello.

L’andamento Ferrari nella prima parte di stagione: l’audacia

In Australia la poca esperienza degli uomini del cavallino con una vettura contraddistinta da un interasse più lungo ha permesso a Mercedes di sembrare di essere, in modo abbastanza evidente, la vettura da battere. Nonostante ciò siamo tutti memori della fortuna ma anche della bravura di Vettel: traiettoria estremizzata per entrare in Pit Lane e frenata all’ultimo secondo per conquistare la P1 durante il regime di Virtual Safety Car. Il weekend australiano portava buone premesse: nonostante mancasse ancora quel carico aerodinamico che aveva contraddistinto la SF70H, la nuova monoposto si era dimostrata subito veloce nei rettilinei.

La tripla pole

Foto Ferrari

In Bahrein le buone sensazioni si sono trasformate in realtà; il grande caldo sofferto da Mercedes ma favorevole alla rossa, la velocità nei rettilinei, un carico aerodinamico ritrovato hanno permesso alla Scuderia di dominare le qualifiche e di vincere in gara nonostante gli oltre 40 giri percorsi da Vettel con gomma Soft: strategia rocambolesca, ritiro per Raikkonen a causa dell’errore al pit stop, due vittorie ottenute in modo fortunoso con una Mercedes che, nonostante la deludente qualifica, era sembrata ancora una volta la monoposto più veloce in gara. Da segnalare anche il problema di affidabilità accusato da Hamilton: sostituzione del cambio e 5 posizioni di penalità al via.

Nella terza uscita stagionale in Cina il team italiano incontra le prime difficoltà: nonostante l’1-2 in qualifica gli errori al muretto box hanno pregiudicato la vittoria: prima il pit stop lento di Vettel e l’undercut di Bottas; poi il tedesco speronato da Verstappen e l’errore di strategia con Raikkonen che riesce a concludere la gara solo in P3. Nonostante le difficoltà la vera notizia del weekend è un’altra: Mercedes non ha ancora vinto una gara.

In Azerbaijan, nel quarto appuntamento della stagione una gara rocambolesca vanifica la pole di Vettel: il tedesco della Ferrari viene prima superato non per sue colpe ma a causa della safety car da Bottas e poi è troppo avventato alla ripartenza, andando lungo nel tentativo di sopravanzare il finlandese della Mercedes. Il lungo gli costa caro: da P2 a P4, ma è incredibile quello che accade il giro successivo: Bottas trova dei detriti in pista, foratura e ritiro; la gara se la aggiudica dunque un impalpabile Lewis Hamilton, baciato dalla fortuna. Arriva in modo inaspettato la prima vittoria per le frecce d’argento.

Una questione di millimetri

La fortuna sembra dunque essersi spostata dal cavallino al team di Brackley. Il quinto appuntamento della stagione regala emozioni e grandi polemiche per le gomme portate da Pirelli: le mescole portate in Spagna hanno infatti il battistrada ribassato di 0.4mm, e proprio Mercedes, uno dei team che aveva richiesto tale modifica, trae vantaggio da questa situazione: doppietta delle frecce d’argento, Ferrari in difficoltà costretta ad effettuare due soste, ancora un ritiro per Raikkonen per rottura del motore.

Dalla Spagna a Montecarlo, pista ad alto carico dove svettano Red Bull e Ferrari: la conformazione del tracciato non permette il sorpasso di Vettel su Ricciardo che aveva manifestato un problema alla MGU-K. La monoposto di Maranello conferma però di avere un ottimo carico aerodinamico e di comportarsi bene anche sulle piste lente. La Ferrari torna a vincere inaspettatamente in Canada con Vettel: specifica 2 del motore introdotta proprio in questo weekend, problemi per Mercedes al banco e aggiornamento rimandato.

Altalena di emozioni, le carte in tavola cambiano continuamente.

Al Paul Ricard torna un tracciato riasfaltato e tornano gli pneumatici ribassati; arriva anche la nuova specifica del motore Mercedes: la Ferrari ha un buon passo gara ma Vettel vanifica tutto tamponando Bottas al via: rimonta furiosa ma gara compromessa per il tedesco: doppietta Mercedes e carte di nuovo impazzite.

La sensazione chiara è che Ferrari e Mercedes siano estremamente vicine e che siano sempre più i dettagli a far la differenza. In Austria la qualifica urla Mercedes(complice anche la penalizzazione inflitta a Vettel per aver ostacolato Sainz) ma clamorosa è la debacle in gara. Errori di strategia al muretto box con Hamilton, prima superato in pista da Vettel dopo il ritiro di Bottas, poi lui stesso costretto al ritiro.

“A casa loro”

Il momento no per il team tedesco continua a Silverstone: Pole per Hamilton, ma Ferrari molto vicina e competitiva. Al via in gara parte male il pilota inglese che viene anche toccato da Raikkonen. Rimonta furiosa ma la vittoria, dopo due safety car, va a Vettel, complice l’ottima strategia col cambio gomme adottata dai box, cosa non fatta da Mercedes con Bottas.

L’errore che non ti aspetti

Foto: F1.com

La Ferrari è davanti, sembra essere la monoposto migliore ed arriva in un tracciato favorevole: è la volta di Hockenheim. Il sogno di vincere a casa sua si trasforma in incubo per Vettel: la pioggia sbaraglia le carte e il tedesco commette un piccolo ma grande errore. Il leggero lungo lo fa finire sulla ghiaia, ritiro e vittoria per Hamilton ritrovatosi con le gomme UltraSoft proprio nel momento migliore. Da sogno a profondo rosso.

La Ferrari perde la leadership nel mondiale costruttori, Vettel da un possibile +15 sprofonda a -17.

È la volta del gran premio d’Ungheria, tracciato Ferrari e Red Bull. Le previsioni sembrano confermate per la monoposto di Maranello ma la pioggia soccorre di nuovo Hamilton: qualifiche bagnate, difficoltà per la Ferrari in queste condizioni nel portare in temperatura le gomme full wet, solo seconda fila per i piloti del cavallino. La gara si rivela dolce amara: due Ferrari sul podio ma a vincere è Lewis Hamilton che capitalizza al meglio un weekend preannunciato difficoltoso per Mercedes.

Mancano 9 gare al termine, i punti in palio sono ancora tanti, ma un dato emerge chiaro: in un campionato fatto di dettagli, vince chi commette meno errori e limita al meglio i danni nei weekend no. Finora la Ferrari, nonostante una leggera superiorità, non è riuscita a capitalizzare ciò che avrebbe dovuto e potuto. Mancanza di fortuna ma anche tanti errori: se si vuole tornare a vincere, è arrivato il momento di non sbagliare più.


Reattività nel trovare l’assetto ideale e nella strategia

L’assetto

La SF71H è una vettura nuova rispetto allo scorso anno. Si tratta di una monoposto affinata ma anche rivoluzionata sotto certi aspetti. L’aumento dell’interasse ha portato gli uomini del cavallino ad avere qualche difficoltà in più nel trovare il giusto bilanciamento. Spesso si è dunque assistito ad una Ferrari notevolmente indietro durante le prove libere del venerdì. Il grande lavoro degli uomini in rosso e al simulatore con Giovinazzi hanno però sempre (o quasi) permesso alla Scuderia di trovare il giusto setup per affrontare la gara e la qualifica nel migliore dei modi.

Solo in Ungheria, quando la monoposto era già veloce sin dal venerdì, la sfortuna ha vanificato l’ottimo lavoro svolto dai tecnici e dai piloti. Quel weekend ha però messo in luce un altro problema della monoposto: in condizioni di pioggia le rosse faticano a portare in temperatura le gomme. Le due vetture prediligono le alte temperature.

La strategia

Altalenanti sono state le strategie messe in atto dal team. Nelle prime due gare, in Australia Bahrein sono state vincenti, così come in Austria e a Silverstone. In altri gran premi possono essere di fatto valutate nella norma, non determinanti nell’esito della gara, o non determinanti per colpe del muretto ma a causa della sfortuna.

Poco azzeccate sono invece state le strategie in Cina (a causa anche del lento pit stop), in Spagna (complice il probabile errato setup e l’eccessivo consumo delle gomme), in Austria (il muretto box non ha avvisato Vettel dell’arrivo di Sainz), ad Hockenheim (Kimi sacrificato in copertura e Vettel rimasto fuori con gomma Soft invece di montare le ultra quando avrebbe potuto) e in Ungheria (pit troppo lento e overcut su Bottas fallito, con conseguente enorme perdita di tempo dietro al finlandese).

In generale sono questi gli errori più grossolani commessi dal team: tanti, troppi, se considerati anche tutti quelli che hanno accompagnato le strategie deludenti per un Kimi Raikkonen spesso sacrificato in compiti di copertura. Strategie talvolta troppo avventate, altre poco reattive, specialmente nei confronti del pilota finlandese.

È dunque chiaro che la Ferrari ed i suoi piloti, ma specialmente Vettel, stiano commettendo troppi errori. Errori che non devono assolutamente essere più commessi. Tutti possono sbagliare, soprattutto quando le variabili sono tante e una decisione sbagliata o giusta viene presa in pochi decimi di secondo. Riuscirà il cavallino a risolvere questi problemi? Quando i valori sono così simili, sono i dettagli a fare la differenza. Il piccolo grande errore di Vettel ad Hockenheim ne è un enorme esempio.

Confronto rispetto alla passata stagione

La SF71H è senza dubbio un grande passo in avanti rispetto alla monoposto della stagione passata. Troppi sono però stati gli errori in questa prima parte della stagione rispetto allo scorso campionato. Nel 2017 la Ferrari peccava molto in qualifica, riuscendo a ottenere la miglior prestazione solo in piste “lente”: Monaco, Ungheria, Singapore, Sochi con qualche acuto come in Messico. Quest’anno le prestazioni in qualifica sono nettamente migliorate e la capacità sul giro secco della vettura italiana sono molto simili a Mercedes; tuttavia, lo scorso anno Mercedes aveva la monoposto migliore e Ferrari capitalizzava il massimo ogni weekend (salvo crollare clamorosamente nella seconda parte di stagione). Quest’anno le carte sembrano essersi invertite: Ferrari con l’auto apparentemente migliore, Mercedes a capitalizzare con Hamilton. Il bilancio è però estremamente negativo per Vettel: il tedesco lo scorso anno arrivò alla pausa estiva con un +14 su Hamilton; quest’anno si trova distanziato di ben 24 lunghezze. Tanti, troppi gli errori commessi dal quattro volte campione del mondo.

La Ferrari è insomma una monoposto decisamente più completa e meno limitata rispetto alla passata stagione. Sono migliorati notevolmente i risultati in qualifica, ma le variabili e gli errori dei piloti stanno condizionando la stagione della Scuderia.

Scegli tu il prossimo team da analizzare, seguici su Instagram

Possibili miglioramenti

Il team lavora molto bene ogni weekend, portando aggiornamenti in modo costante. Cosa non scontata è che praticamente sempre gli aggiornamenti sembrano funzionare. Come già evidenziato più e più volte la Ferrari sta peccando troppo in quello che lo scorso anno era stato un punto di forza; il 4 volte campione del mondo Vettel sta sbagliando tanto, Kimi sembra invece avere un ottimo feeling con la monoposto. Senza il doppio ritiro sarebbe stato ben più avanti in classifica, anche senza le strategie protettive del team nei confronti di Sebastian. Il finlandese sembra però peccare sempre un po’ nello spunto, di grinta nei sorpassi e nelle manovre. Però va anche sottolineato come “iceman” venga da ben 5 podi consecutivi.

La monoposto deve migliorare sul bagnato e deve migliorare la gestione delle gomme Soft quando le temperature sono più basse. Il muretto dovrebbe riuscire a trovare le giuste strategie e contromisure, i meccanici dovrebbero cercare di non commettere più errori nei pit stop.

Più che miglioramenti sembrano quasi dei buoni propositi: ma questa è la realtà. Ogni singolo dettaglio conta, anche le cose che possono apparire più scontate.

Conclusioni

La Scuderia ha lavorato sodo durante l’inverno, mettendo in atto uno step evolutivo incredibile. Serve ora la consacrazione. Una consacrazione per il lavoro svolto che manca dal 2008 per i costruttori e dal 2007 per i piloti. È tempo di tornare a vincere e la SF71H ha tutte le carte in regola per farlo. La scaramanzia per il cavallino va accantonata, così come la superbia dopo la gara di Silverstone manifestata da Arrivabene e Vettel. Testa bassa e pedalare, ma niente più errori. Solo così il mondiale tornerà a colorarsi di rosso.

F1 | A metà stagione il leone si chiama ancora Mercedes

Antonio Pagana

Nato e vivo a Catania, studio Musica e Medicina nella mia città. Sono appassionato di F1 sin dal 1999 e mai mi stancherò di seguirla.