FOCUS FORMULA 1: Il problema dei sorpassi

Negli ultimi anni si è assistito a un drastico calo del numero dei sorpassi. La discussione si è accesa ulteriormente a seguito del Gran Premio di Australia, tanto da spingere la FIA e Liberty Media a convocare d’urgenza una riunione per modificare il regolamento tecnico 2019 in modo da porre rimedio all’emergenza. Ma quali sono esattamente le cause di questo fenomeno e quali potrebbero essere le possibili soluzioni? Formula 1 sorpassi

Foto: Wolfgang Wilhelm

Prima di analizzare il problema nel dettaglio è necessario fare due premesse.

La prima e forse la più importante è che è impossibile assistere in Formula 1 a una quantità di sorpassi simile alla MotoGP. Per una serie di fattori congeniti nella natura delle macchine rispetto alle moto, uno su tutti le dimensioni, è quasi impossibile portare un attacco in qualsiasi zona del circuito senza un’accurata preparazione dietro. Le monoposto in particolar modo hanno anche il problema di dover evitare quanto più possibile i contatti onde evitare rotture di alettoni e sospensioni, forature o dinamiche ancora peggiori.

Il secondo appunto è che ridurre il concetto di spettacolo nel motorsport al solo sorpasso è alquanto riduttivo e populista. I motivi di interesse sono molteplici e il sorpasso rappresenta solo il culmine di tutta una strategia preparatoria alle sue spalle. Volendo fare un paragone con il calcio, vi sono una serie di tatticismi, gesti atletici e tecnici che attirano il pubblico tanto quanto un gol.

Allo stesso modo nelle corse si presta attenzione anche alle trovate degli ingegneri, alle strategie di gara, i cambi gomma record, i controlli in derapata o anche una difesa estenuante portata avanti per tanti giri. Alzi la mano chi non si è esaltato due settimane fa nel vedere Vettel sfruttare al millimetro la pista durante la Virtual Safety Car o allo scorso Gran Premio del Belgio quando i due leader del mondiale si sono marcati a vicenda con ritmi elevatissimi per tutta la durata della gara.

Detto questo è innegabile che vedere più confronti diretti tra i piloti in pista non possa che giovare al divertimento. E allora andiamo a vedere le origini di questa “carestia di sorpassi”.

Il motivo principale è quello che accade quando due Formula 1 viaggiano una dietro all’altra.

Il sorpasso avviene quando la vettura che segue è sufficientemente più veloce di quella davanti. In rettilineo il pilota davanti, volgarmente parlando, taglia l’aria e crea una sorta di tunnel per il pilota che segue, che quindi non avendo praticamente attrito aerodinamico guadagna notevolmente in velocità rispetto all’avversario riuscendo a superarlo. In gergo tecnico questo di chiama “effetto scia”.

Mentre tale fenomeno è vantaggioso nei rettilinei, diventa ostico quando si segue una vettura in curva. In questa situazione l’aria che la vettura dietro riceve da quella davanti non è laminare come quando si viaggia con pista sgombra, ma si dice che è in regime turbolento. L’aria turbolenta è caratterizzata da vortici e bassa pressione, con l’effetto di non far lavorare adeguatamente le superfici aerodinamiche della monoposto.

Ecco quindi che il pilota che segue si ritrova improvvisamente ad avere una macchina con meno carico aerodinamico;(la forza con cui l’aria “schiaccia” la vettura a terra),;quindi meno aderenza e non può spingere come normalmente vorrebbe onde evitare di perdere il controllo. Di conseguenza anche se prima aveva un ritmo più veloce del pilota davanti, una volta raggiunto inizia a girare sui suoi stessi tempi se non più lentamente e non essendo più veloce difficilmente avverrà il sorpasso.
Per questo motivo, all’uscita di una curva prima di un rettilineo la distanza tra i duellanti è talmente alta da non poter essere colmata né con il DRS né con l’effetto scia.

Oltre alla perdita di carico aerodinamico, come si è detto viaggiare in scia fa sì che la macchina dietro sia investita da una quantità minore di aria. Di conseguenza le gomme e il motore sono meno raffreddati e le temperature si innalzano. Se da un lato questo porta a una maggiore usura degli pneumatici, per il motore il rischio è addirittura quello di rottura. Per questo motivo un attacco non può essere portato troppo a lungo senza prendere un po’ di distanza ogni tanto per prendere aria e far abbassare le temperature.

L’impossibilità di portare un attacco prolungato è tanto più evidente negli ultimi anni a causa dell’utilizzo di gomme ad alto degrado, ma soprattutto per il fatto che i piloti non possono spingere fino in fondo in quanto devono gestire i consumi e le Power;Unit, essendone concesse solo tre a stagione. Si tratta di un controsenso, qualcosa che va contro lo spirito stesso della Formula 1.

Il sorpasso di Hakkinen su Schumacher sul rettilineo del Kemmel (Foto: Motori Fanpage)


In passato il rallentamento nel seguire una vettura era meno accentuato, grazie a una minore sensibilità aerodinamica delle monoposto, ma soprattutto grazie alla presenza dei rifornimenti in gara. In questo modo, le due ore di gara erano suddivise in tante corse sprint, in cui ogni pilota poteva e doveva spingere al massimo senza preoccuparsi dell’usura di pneumatici ad alto degrado in modo da massimizzare la strategia di gara. La presenza in pista di macchine con diversi quantitativi di carburante faceva sì che le differenze prestazionali fossero talmente alte che,;pur con le difficoltà del viaggiare in scia, si riusciva a restare sufficientemente vicini in uscita di curva per tentare il sorpasso.

A questi si aggiungono una serie di altri fattori secondari. Le macchine attuali sono molto più ingombranti rispetto al passato e frenano in meno spazio. I ridotti spazi di frenata fanno sì che i piloti abbiano un distanza ridotta  per poter ritardare il punto di staccata o allungare la frenata stessa.

Si aggiunge inoltre la presenza in calendario di circuiti asettici, che non esaltano le individualità e non favoriscono i sorpassi. Non a caso le gare più divertenti del 2017 si sono viste su circuiti storici quali Spa, Monza o Interlagos.

L’abolizione quasi totale delle vie di fuga in ghiaia a favore di quelle asfaltate ha fatto sì che un errore si paghi molto meno in termini di perdita di tempo, velocità e controllo,;con il risultato che non vengono più premiati coloro che sono in grado di affrontare le curve al pelo sfiorando la ghiaia o l’erba,;contro quelli che invece con la ghiaia a bordo pista adotterebbero traiettorie più conservative.

Tranne rare eccezioni, molti piloti non si azzardano nemmeno più a provare certe manovre,;in quanto negli ultimi anni le linee guida dei giudici di gara si sono fatte molto più severe. Il mitico duello ruota a ruota tra Villeneuve e Arnoux se fosse avvenuto nel 2018 probabilmente  avrebbe avuto come esito richiami,;drive-through e secondi aggiunti al tempo di gara.
Le poche manovre che si vedono al giorno d’oggi inoltre sono prive di qualsiasi tipo di gusto per i palati fini dei fan della Formula;1 dal momento che il DRS, oltre a essere sportivamente poco etico poiché crea artificialmente una differenza prestazionale tra due vetture,;favorisce solo sorpassi “semplici” lungo il rettilineo, senza richiedere una staccata a ruote bloccate o un’ardua preparazione dell’attacco.

Il duello tra Villeneuve e Arnoux Formula 1 sorpassi
Il duello tra Villeneuve e Arnoux ( Foto: RedBull.com)

In conclusione, il problema risiede principalmente nella troppa sensibilità aerodinamica delle vetture e in un regolamento tecnico che per gomme, motori, circuiti, vie di fuga e penalità poco premia l’inventiva e l’azzardo dei piloti.

Tra le proposte per il 2019 figura l’abolizione dei profili a cascata sugli alettoni e sui sidepods delle vetture in modo da ridurne la sensibilità. Un’altra possibile soluzione, anche questa discussa in vista della prossima stagione, è il libero utilizzo del DRS in tutto il circuito. Sebbene da un lato possa sembrare che questo diminuirebbe ulteriormente i sorpassi, dall’altro premierebbe la bravura del pilota,;nel caso questo sia in grado di aprire l’alettone posteriore già dopo il punto di corda di alcune curve anziché aspettare il rettilineo.

Per una stessa curva ci sarebbero diversi punti in cui i vari piloti aprirebbero il DRS,;con un guadagno a favore dei più audaci tale da generare la differenza di velocità necessaria al sorpasso. Basti pensare a curve come l’Eau-Rouge di Spa, la Parabolica di Monza o la Copse di Silverstone:;un tempo in quelle curve i grandi campioni facevano la differenza mentre adesso tutti sono in grado di affrontarle in pieno o quasi. Con la liberalizzazione del DRS si tornerebbe a vedere l’audacia dei più temerari in quei punti e queste curve simbolo tornerebbero ad essere una sfida.

Per aumentare lo spettacolo non servono fan-boost, alettoni mobili o dieci gomme diverse, ma basterebbe poco, come rimettere le vie di fuga in ghiaia,;reintrodurre i rifornimenti, aumentare la resistenza degli pneumatici e il numero di motori per stagione,;così da permettere ai vari Hamilton, Vettel e Verstappen di poter spingere sempre al massimo e fare la differenza.

In attesa delle decisioni sul futuro della Formula 1, non resta che goderci lo spettacolo a nostra disposizione.

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Carlo Platella

Nato e cresciuto a Torino, studio ingegneria dell'Autoveicolo nel Politecnico della mia città. Ho una grande passione per il motorsport in tutte le sue forme che mi piace trasmettere negli articoli. Lavoro nella Squadra Corse della mia università con la speranza un giorno di entrare in Formula 1.