Formula E | A tu per tu con Maximilian Günther: “Sono un perfezionista”

Proseguendo con le nostre chiacchierate virtuali, scambiamo oggi qualche parola con Maximilian Günther, asso BMW alla sua seconda stagione in Formula E, e già costantemente in lotta per la vittoria. Dalla sua casa in Baviera ci racconta del suo difficile impatto con la categoria e delle prospettive future.

Formula E günther

“Vogliamo tornare in pista” formula e günther

Nuova stagione, nuovo team per te. Quale è stata la sfida più grande nel tuo primo impatto con BMW?

In pista abbiamo avuto successo fin da subito, quindi direi che “difficili” siano stati solo i primissimi mesi. Al primo test, dove ho incontrato la squadra, mi sono reso conto che avevamo tutti lo stesso approccio e la stessa attitudine. Lavorare con facce nuove richiede di imparare molto in fretta, ma in BMW mi sento davvero a casa. Non è difficile adattarsi con loro!

La situazione del campionato è davvero in bilico, ma non dimentichiamo che tu rimani pienamente in lotta per il titolo. I possibili scenari prevedono un minimo di un ulteriore appuntamento e un massimo di tre, tu strategicamente per cosa propendi?

Ti dirò, a prescindere da tutto, la nostra risposta da piloti è sempre la speranza di poter correre quanto più possibile. Vero, posso vincere il campionato, ma anche se non fosse così ti darei la stessa risposta. Penso sia anche quello che vogliono i tifosi. Chiaramente la situazione è quella che è, correre con spettatori è difficile, ma speriamo di avere ancora un paio di weekend per chiudere la stagione.

Il tuo debutto in Formula E, nella passata stagione, è stato decisamente movimentato. In una stagione così segnata da alti e bassi, quale pensi sia stato il momento più difficile e quale invece quello della vera svolta?

Per me la parte più difficile è stata essere sostituito, anche se per poco, a metà stagione. Da rookie è una situazione tutt’altro che ideale. Quando sono tornato, a Roma, avevo praticamente un contratto “a chiamata”, ma le cose sono andate bene. Non saprei scegliere invece un solo “momento migliore”,. in generale i miei risultati nella seconda metà di stagione hanno attirato l’attenzione di molti team. Quando abbiamo iniziato a negoziare con BMW, sentivo che era la scelta giusta per me. Si tratta di una squadra tedesca come me, la sede è vicinissima a dove abito, e posso lottare per il campionato.

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Nuovi progetti, fra futuro e presente

Correggimi se sbaglio, ma la tua carriera nel motorsport finora è rimasta limitata alle monoposto. La stragrande maggioranza dei tuoi colleghi in Formula E, invece, strizzano spesso l’occhio alle ruote coperte e alle competizioni Endurance. Hai mai preso in considerazione questa opzione?

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Adesso mi concentro sulla Formula E, ma le ruote coperte mi intrigano moltissimo ed è una possibilità che non escludo per il futuro. Ci sono alcune gare incredibili, come Le Mans o Daytona, e correre magari con un prototipo sarebbe pazzesco. Dici bene, ho sempre corso ufficialmente solo con monoposto, ma in realtà c’è un’eccezione: ho fatto qualche test con Mercedes nel DTM.

Non contavo di chiedertelo, ma dato che l’hai nominato tu… Avrai sicuramente seguito le recenti vicende che hanno riguardato il DTM. Dal 2021, BMW rimarrà l’unico costruttore nel campionato, e la squadra si è pronunciata in maniera severa sull’uscita di Audi. Tu cosa ne pensi?

Ho seguito un po’ l’evoluzione del campionato, ed è un vero peccato come si siano sviluppati gli eventi. Certo, sarà interessante capire come continueranno le cose, la situazione è complicata. Non posso dire di aver seguito con grossa attenzione il tutto, quindi non so dirti di più!

L’argomento più gettonato negli ultimi mesi, per ovvi motivi, è il sim racing. La tua doppia vittoria nel Race at Home Challenge della Formula E dimostra la tua abilità al sim rig. Chiedo anche a te quanto ho chiesto ai tuoi colleghi: quali sono i benefici più grandi di questo allenamento virtuale?

Il sim racing è diventato così importante perché alla fine siamo tutti molto competitivi per natura, vogliamo sfidarci continuamente! Stare fermi per mesi avrebbe avuto una pessima influenza sul nostro modo di approcciare le competizioni. Uno degli aspetti più importanti secondo me è sviluppare la nostra capacità di adattamento: alle macchine, ai tracciati, alle condizioni. Questa è un’abilità che si può autenticamente esercitare al simulatore. Formula e günther

Molti piloti professionisti sono in seria difficoltà quando messi davanti a uno schermo: perché è così difficile trovare “l’ultimo decimo” che fa la differenza nelle gare virtuali?

Richiede parecchia dedizione I sim racers professionisti passano dalle sei alle otto ore al simulatore, io ho altre cose di cui occuparmi! La cosa curiosa è che si può arrivare molto velocemente a un livello discreto, anche buono. Trovare quei due, tre, anche quattro decimi però è tutt’altro che semplice, i sistemi sono sensibili e sofisticati. È molto semplice fare un errore, e questo è un aspetto che mi piace perché sono un perfezionista, nel reale come nel virtuale.

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Aurora Dell'Agli

Classe 1997, studentessa di Giurisprudenza, blogger su @theracingchick. Ho un occhio di riguardo per Endurance, competizioni GT, Formula 1 e Formula E.