Formula E | Dietro le quinte: Mattia Drudi ci racconta il suo lavoro al simulatore Audi

Continuiamo la nostra breve serie di interviste “dietro le quinte” della Formula E, analizzando uno degli aspetti che più di tutti fa la differenza nelle prestazioni: il lavoro al simulatore. Abbiamo fatto una chiacchierata con Mattia Drudi, classe 1998 e già pilota di sviluppo per Audi Sport ABT Schaeffler, nonché factory driver della casa di Ingolstadt. Scopriamo insieme in cosa consiste il suo ruolo. audi formula E

Audi Formula E

Audi Formula E

Mattia, cosa distingue il tuo lavoro al simulatore durante i weekend di gara da quello nelle ordinarie sessioni di sviluppo?

Durante il weekend di gara, dovendo fare race support, usiamo gli stessi orari delle sessioni: si resta al simulatore fino a sera tardi per il Messico, o si comincia alle quattro di mattina per la Cina. Facciamo quello di cui ha bisogno la squadra in pista: comparazione dei setup, simulazioni di gara, che sono importantissime per la gestione delle temperature. Il nostro obiettivo è il miglioramento della prestazione in gara. Nelle normali sessioni di sviluppo, invece, abbiamo un programma di item da testare che varia ogni giorno, in previsione futura.

Molto di recente, nei rookie test di Marrakesh, hai avuto occasione di passare dal simulatore alla pista. Cosa ti ha sorpreso del primo impatto con le Gen2?

Mi sono reso conto con sorpresa di quanto la pista che usiamo al simulatore e quella reale siano sostanzialmente identiche: questo vuol dire che il nostro è un software estremamente avanzato e ben sviluppato. Perfino la sensazione base di guida è molto simile, anche se è impossibile riprodurre al simulatore cosa davvero si prova nell’abitacolo. Sia io che Kelvin [Van Der Linde, ndr] avevamo lavorato parecchio al simulatore, quindi ci sentivamo ben preparati e non abbiamo avuto difficoltà.

Parlando di ben altro tipo di simulatore, le  circostanze degli ultimi mesi hanno spinto moltissimi piloti a dedicarsi al sim racing con le proprie attrezzature, che sono per forza di cose molto lontane da quelle per lo sviluppo delle vetture. Avendo esperienza con entrambi, in cosa credi che il sim racing possa essere utile ai piloti?

I simulatori che abbiamo a casa sono di livelli molto diversi: c’è chi ne ha di buona fattura, c’è chi ne ha uno più rudimentale. Ci serve però a mantenere quello che è il mindset da pilota, la concentrazione, la pressione delle qualifiche.

Proprio a tal proposito, diversi piloti hanno dichiarato di sentire perfino più pressione nelle gare virtuali che in quelle reali. Ci sai spiegare come mai?

Ti piacerebbe scrivere news o approfondimenti sulla F1, MotoGP o qualsiasi altra categoria motoristica?
F1inGenerale è alla ricerca di nuovi editori.Clicca qui per info

Ti dirò, secondo me è perché in macchina ci sentiamo tutti a nostro agio. Io sto dentro a un abitacolo da quando avevo 7 anni, e così anche gli altri piloti. Il simulatore è invece una cosa relativamente nuova per tutti, c’è gente che non è mai scesa in pista ma ovviamente è molto più forte di te. Non ti senti nel tuo ambiente, sei un po’ fuori dal tuo elemento.

Tornando alla Formula E, è un dato di fatto che l’età media dei piloti in griglia sia abbastanza alta. Questo è sicuramente indice di grande esperienza, ma tradisce l’attuale visione di molti: la Formula E è la serie con cui il pilota “va in pensione”. Pensi che questa impostazione sia destinata a cambiare? audi formula e

Io credo che in parte sia così perché l’esperienza del pilota conta moltissimo, più che in altre categorie. Le squadre preferiscono di gran lunga qualcuno che è qui dalla prima stagione, che abbia dimestichezza con l’elettrico, perché a livello di guida è qualcosa di completamente diverso da qualunque altra categoria. In ogni caso, ultimamente c’è stato un certo ricambio con Günther, De Vries, anche Nico Müller, però nei momenti più tesi l’esperienza nella categoria si vede e fa la differenza.

A livello di interesse, ognuno ha la sua idea al riguardo: ci sono piloti più “tradizionalisti”, altri più progressisti. Io ho una mentalità più aperta sul tema e penso che l’elettrico sia il futuro dell’automobilismo. All’inizio non ero convinto,. ma entrando a far parte dell’ambiente mi sono reso conto di quanto il livello sia alto, l’investimento delle case sia notevole, l’ambiente sia formativo. La visibilità è alta, per quelli che la pensano come me la Formula E è sicuramente un grande obiettivo.

Per non perderti nessuna notizia dal mondo della Formula E, seguici sul canale Telegram dedicato.

Formula E | ESCLUSIVO: come si gestisce l’energia in gara? Ce lo spiega Mahindra Racing


mm

Aurora Dell'Agli

Classe 1997, studentessa di Giurisprudenza, blogger su @theracingchick. Ho un occhio di riguardo per Endurance, competizioni GT, Formula 1 e Formula E.