Formula E | Diriyah E-Prix, analisi pista: le insidie del deserto

Inauguriamo la nuova stagione di Formula E con l’analisi tutti i segreti dell’insidiosa pista di Ad-Diriyah.

Analisi pista Formula E
Foto di sfondo: Audi Media Center

La pista di Diriyah ospiterà i primi due round della sesta stagione di Formula E.
Il circuito cittadino è ricavato attraverso le strade dell’omonima città saudita, sito storico inserito nella lista dei patrimoni dell’Unesco.
Il tracciato conta 21 curve, il numero più alto dell’intero calendario, distribuite lungo i 2494 metri del singolo giro. Analisi pista Formula E

La pista ha già ospitato il round di apertura della season 5, ma il layout è stato leggermente modificato in vista della sesta stagione.
La zona di attivazione dell’Attack Mode è stata spostata dall’uscita di curva 17 alla fine del rettilineo, nel cambio di direzione tra le curve 18 e 19.
E’ rimasta invariata invece la distanza di 591 metri tra le linee di partenza e di arrivo, situate in due zone diverse del circuito.

Un assetto difficile da scegliere

Il tracciato di Diriyah è stato subito particolarmente apprezzato dai piloti per la grande varietà e insidiosità delle curve. Le sfide del tracciato arabo si ripercuotono anche sugli ingegneri per quanto riguarda la scelta dell’assetto.
La sequenza che va dalla curva 1 alla 17 infatti vede dei rapidi cambi di direzione che richiedono delle regolazioni rigide del gruppo sospensioni per garantire una buona reattività e precisione della vettura.
Tuttavia, le sconnessioni dell’asfalto e gli alti dislivelli delle colline lungo cui si snoda il circuito spingono verso un assetto più morbido, onde non perdere troppa stabilità.  Anche l’importanza della trazione per scaricare a terra tutta la potenza in uscita dalle curve lascia propendere verso regolazioni meno rigide.  Come sempre nel motorsport, l’assetto finale è frutto di un lavoro di compromesso.

Foto: ABB FIA Formula E

Assai insidiosa è anche la contro-pendenza presente in molte curve, che tende a far scivolare le vetture verso l’esterno e costringe i piloti a un grande lavoro sul volante.  Le pendenze inoltre facilitano il bloccaggio degli pneumatici in staccata, rendendo molto importante la regolazione della ripartizione di frenata.

Doppia variabile: gestione energia e temperature

La gestione dell’energia presenterà parecchie incognite, legate alla novità del calo costante di carica residua in regime di safety car e al maggior consumo energetico dell’attack mode, che nella season 6 passa da 225 kw a 235 kw.
I dislivelli del tracciato saudita inoltre incrementano ulteriormente il consumo di energia, rendendo la rigenerazione e la strategia di gestione della carica in gara delle componenti fondamentali.

Ad-Diriyah è situata a circa 700 metri sul livello del mare. L’altitudine fa sì che la densità dell’aria sia leggermente ridotta rispetto al normale. Questo comporta un raffreddamento ridotto di motori, inverter e batterie.
Nel 2018 i team non accusarono particolari problemi su questo fronte. La gara tuttavia si disputò un mese più tardi rispetto alla prossima edizione e la pioggia del sabato mattina aveva ulteriormente abbassato le temperature. Per il doppio e-prix del 2019 invece si prevedono circa 20° C, con la gestione delle temperature interne quindi che potrebbe giocare un ruolo importante.

Infine, la posizione della cittadina araba in mezzo al deserto potrebbe comportare la presenza di sabbia in pista, diminuendo ulteriormente il grip. Questo inoltre andrebbe ad aumentare l’evoluzione del tracciato nel corso delle qualifiche, rendendo ancor più penalizzante disputare le qualifica nei primi gruppi più di quanto non lo sia su altre piste.

Ad Diriyah E Prix
Automoto.it

L’e-prix di Diriyah segnerà l’inizio della nuova stagione, ma le sue insidie metteranno subito in difficoltà i piloti e i team partecipanti.

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Carlo Platella

Nato e cresciuto a Torino, studio ingegneria dell'Autoveicolo nel Politecnico della mia città. Ho una grande passione per il motorsport in tutte le sue forme che mi piace trasmettere negli articoli. Ho lavorato nella Squadra Corse della mia università con la speranza un giorno di entrare in Formula 1.