Formula 1Interviste

F1 | Toro Rosso STR3, ‘la monoposto di Adrian Newey’ con il motore Ferrari

Franz Tost ha rivelato che la Toro Rosso STR3, con cui Sebastian Vettel ottenne la prima vittoria in F1 a Monza nel 2008, era a tutti gli effetti ‘una monoposto di Adrian Newey’, ma con un motore differente

Sono passati quindici anni dal clamoroso successo di Sebastian Vettel nel GP di Monza, con una Toro Rosso certamente non in grado di competere con i top team a livello di performance. Eppure, l’ex pilota tedesco, ai tempi poco più che ventenne, riuscì a compiere una vera e propria magia sul bagnato quel giorno, con la STR3 che è stata l’unica monoposto, insieme alla AT01, a permettere alla scuderia di Faenza di salire sul gradino più alto del podio, sempre a Monza nel 2020.

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Toro Rosso STR3, ‘la monoposto di Adrian Newey’ con il motore Ferrari © PlanetF1

Tost e il tributo a Newey per la vittoria di Vettel a Monza nel 2008

“Nel 2008 abbiamo vinto a Monza, e da un lato è stato un grande successo per la squadra, dall’altro ha causato molti problemi, perché i team e la FIA decisero di cambiare i regolamenti”, ha dichiarato l’ormai ex team principal del team faentino a RacingNews365.

“Non avevamo neanche lontanamente le infrastrutture per progettare la nostra auto. La macchina con cui abbiamo vinto a Monza era una ‘Adrian Newey car’. L’unica differenza era che noi avevamo un motore Ferrari e la Red Bull un motore Renault”.

Se Toro Rosso, grazie sopratutto al trionfo di Vettel a Monza, riuscì a concludere la stagione 2008 al sesto posto nel mondiale costruttori, l’anno seguente si rivelò un vero e proprio disastro per la scuderia italiana. 

Con il debutto dei nuovi regolamenti nel 2009 e con l’addio del quattro volte campione del mondo, direzione proprio Milton Keynes, la STR04 si rivelò un assoluto flop, riuscendo ad ottenere solamente 8 punti, e chiudendo all’ultimo posto per distacco nei costruttori.

Dal 2006 ad oggi, Toro Rosso prima e AlphaTauri poi, ha contribuito alla formazione di tanti giovani piloti che poi si sono rivelati grandi campioni negli anni a venire: “Ho iniziato l’8 novembre 2005 a Faenza – aggiunge Todt – avevamo 85 persone, e all’inizio non è stato facile”.

“Ma come sapete, Dietrich Mateschitz mi disse: ‘Guarda, ci sono due pilastri di cui devi occuparti: prima di tutto, utilizzare le sinergie con la Red Bull Technology e, in secondo luogo, educare i giovani piloti. Devono poi passare in Red Bull, vincere gare e, se possibile, molti campionati”.


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”È così che abbiamo iniziato, e all’inizio ha funzionato molto bene. Forse ha funzionato un po’ troppo bene perché nel 2008, quando abbiamo vinto a Monza, la FIA e i team cambiarono il regolamento, il che significava che avremmo dovuto fare quasi tutto in casa”.

“Dovevamo progettare l’ala anteriore, l’ala posteriore, la carrozzeria completa, il diffusore, il fondo e la monoscocca, e non avevamo l’infrastruttura necessaria per farlo”.

”Ciò significava trovare le persone per il reparto aerodinamico, i progettisti, la produzione, il controllo qualità e tutto il resto, e questo è stato un momento difficile. È stata una sfida, e devo dire che mi è piaciuta. Ho imparato molto in quel periodo e non vorrei che andasse perduto”.

Tra poche settimane, la scuderia di Faenza andrà incontro ad un altro rebranding, dopo aver già cambiato identità nel 2020 passando appunto da Toro Rosso a  AlphaTauri. Il nuovo nome, salvo grosse sorprese, dovrebbe essere Racing Bulls. Inoltre, la sempre più stretta sinergia con Red Bull dovrebbe permettere alla vettura 2024 di essere ben più che un semplice porto per far crescere talenti del vivaio.

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