Gare dall’Himalaya all’Antartide: nasce la Extreme E

Nel 2021 prenderà il via la Extreme E, un campionato per suv elettrici che si disputerà nei luoghi più estremi del pianeta, per sensibilizzare la popolazione sui rischi del cambiamento climatico.

Foto: Automoto

Il campionato

Nella giornata di ieri è stata presentata a Londra una nuova categoria riservata a veicoli elettrici, la Extreme E. I promotori sono Gil de Ferran e Alejandro Agag, il fondatore della Formula E.

L’Extreme E si disputerà con suv interamente elettrici in cinque tra i luoghi più estremi del nostro pianeta, fronteggiando cinque ecosistemi diversi: i ghiacci dell’Antartide, le vette dell’Himalaya, le isole dell’oceano indiano, il deserto del Sahara e la foresta amazzonica.
Come già avviene in Formula E il telaio sarà uguale per tutti i team, mentre i costruttori potranno intervenire sul powertrain elettrico.

In ogni appuntamento i partecipanti verranno suddivisi in due gruppi da sei. Gli sfidanti di ogni girone si affronteranno in dei round-robin, ossia ogni equipaggio dovrà sfidare tutti gli altri in delle sfide uno contro uno. I migliori quattro passeranno alla successiva fase a eliminazione diretta che si concluderà con la finale.

Ogni round si disputerà off-road su una distanza tra i 6 e i 10 km. Saranno presenti dei checkpoint virtuali che gli equipaggi dovranno attraversare durante la navigazione.
Il campionato comincerà nel gennaio del 2021.

Foto: Extreme E




Il motorsport incontra l’ambiente

Se la Formula E è nata per promuovere lo sviluppo e la diffusione dei veicoli elettrici, la Extreme E si pone come scopo quello di creare una coscienza nella popolazione mondiale sulla bellezza e la fragilità dell’ambiente, minacciato da fenomeni quali la desertificazione, lo scioglimento dei ghiacci, il rimpicciolimento dei ghiacciai montani, la deforestazione o l’inquinamento degli oceani.
Per questo motivo Extreme E oltre a essere un campionato sportivo sarà anche una serie documentario.

Il regista Fisher Stevens sarà il direttore artistico della Extreme E. “Penso che questo format rivoluzionario possa aiutare a combattere il cambiamento climatico e a impostare nuovi standard su come non solo il motorsport, ma tutti gli sport posso essere trasmessi. La mia attenzione sarà sul mettere insieme un team di narratori brillanti, sia oralmente che visivamente, per creare una serie in formato documentario che gli spettatori del 21° secolo troveranno non solo avvincente, ma anche di ispirazione. Blue Planet incontra la Dakar”.

Le dichiarazioni dei protagonisti

Alejandro Agag ha così commentato la sua nuova creatura: “Sono sempre stato un appassionato del promuovere la tecnologia dei veicoli elettrici e l’impatto che le soluzioni di una mobilità pulita possono avere sugli sforzi per arrestare il cambiamento climatico. Sono fermamente convinto che Extreme E possa aiutare a rendere il mondo sostenibile più in fretta e abbiamo un team da sogno per rendere questa ambizione realtà”.

L’esploratore e ambientalista inglese David de Rothschild è il nuovo Chief Explorer dell’Extreme E: “Sfruttando l’eccitazione e l’attenzione che circondano la Extreme E, sto cercando di attivare una piattaforma narrativa globale per la natura condita di scienza, innovazione, esplorazione e ottimismo. La corsa per creare un manuale funzionante di soluzioni e azioni positive per l’ambiente per conto della natura è appena cominciata”.

Gli scenari per il futuro

In controtendenza rispetto alla Formula E che porta le gare direttamente in città, Extreme E si sposta nei posti più ostili per l’uomo. Il gusto della sfida ha già richiamato l’attenzioni di Jean Eric Vergne, che a e-racing 365 ha dichiarato di voler provare a partecipare al campionato. Data l’organizzazione in comune con la Formula E, è probabile che non vi saranno sovrapposizioni di date tra i due campionati.

Extreme E costituirà anche un banco di prova importante per la tecnologia dell’auto elettrica, sottoponendo le vetture a temperature estreme, elevate altitudini e umidità. Nella recente gara di Formula E a Santiago del Cile infatti il gran caldo ha causato tanti problemi di affidabilità.

Mancano ancora due anni all’inizio del campionato, ma nel prossimo futuro potrebbero esserci altre novità.

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Carlo Platella

Nato e cresciuto a Torino, studio ingegneria dell'Autoveicolo nel Politecnico della mia città. Ho una grande passione per il motorsport in tutte le sue forme che mi piace trasmettere negli articoli. Lavoro nella Squadra Corse della mia università con la speranza un giorno di entrare in Formula 1.