Il Monitor dei Tempi | GP Singapore – Speciale Strategia Ferrari: in cosa sperava il muretto con la sosta di Vettel e cosa non ha funzionato

Il Gran Premio di Singapore di ieri ha lasciato ancora una volta l’amaro in bocca ai tifosi Ferrari, in special modo per la strategia adottata da Sebastian Vettel, con il suo pit stop anticipato per montare gomme Ultra Soft che si è dimostrata poi disastrosa per il risultato finale, anche in termini di distacco. Strategia Ferrari

Ma in cosa sperava il muretto box Ferrari? Sappiamo che nonostante le polemiche a Maranello la strategia è comunque fatta sui modelli degli ingegneri e che qualcosa avevano sicuramente in mente al momento in cui hanno richiamato Sebastian Vettel ai box. Abbiamo provato a ricreare una simulazione di dettaglio di quanto accaduto e di cosa sarebbe dovuto accadere e, crediamo, abbiamo scoperto sia cosa avevano in mente gli ingegneri del muretto rosso, sia cosa non abbia funzionato.

Posizionamento nel traffico

Sono stati asprissime le critiche verso il muretto Ferrari per aver fatto rientrare in pista Sebastian Vettel dietro alla Force India di Sergio Perez, ma è stato davvero quello il problema come ha dichiarato lo stesso Arrivabene?

Dopo il suo pit stop Vettel rientra in pista circa 7 secondi dietro a Perez, e dal muretto box gli dicono “Perez is 7 seconds in front, track is clear, give everything” proprio per spingere il pilota tedesco a dare il massimo con pista libera.

Strategia Ferrari
La distanza Vettel – Perez quando il ferrarista è uscito dai box

Vettel cerca di spingere al limite e gira circa 5 secondi al giro più veloce di Perez. Alla fine del giro è comunque ancora lontano circa 2 secondi da Perez, mentre Hamilton si ferma ed esce subito davanti al Messicano.

Quando Hamilton rientra in pista Vettel non è ancora attaccato a Perez

Perez per cui non influisce nella lotta per il primo posto tra la Ferrari e la Mercedes.

Il tempo sul giro

Una volta rientrato in pista dopo il pit stop i tempi di Vettel sono effettivamente buoni con 3 parziali record fino a quel momento (settore 2, settore 3 e settore 1 del giro successivo) ma per nulla eccezionali, e soprattutto non all’altezza della prestazione che Ferrari si aspettava dalla gomma UltraSoft tirata al limite. La somma dei 3 parziali di Vettel infatti crea un giro in 1:44.295, che è un giro paragonabile a quelli fatti in FP2 venerdì, dove si sa che c’è ancora molto margine. Le chiamate via radio della squadra erano anche relative alle mappe motore, e si ha la chiara percezione che il muretto chieda a Vettel di usare il “bottone magico” per dare tutto.


Muretto quasi inconsapevole della mancata resa delle gomme

Nelle ultime curve del giro cruciale con Hamilton i team radio Ferrari a Vettel si susseguono con un vero e proprio incitamento e con il ripetersi della frase “dai tutto perché siete molto vicini, dai tutto perché siete molto vicini”. Ma la leadership della gara non è in realtà mai stata in discussione perché Lewis Hamilton esce dai box comodamente davanti sia a Vettel che a Sergio Perez e se ne va via subito.

Hamilton esce dai box comodamente davanti alla Ferrari di Vettel

Ed è proprio Vettel il primo ad essere sorpreso quando vede il vantaggio del rivale. Il pilota della rossa numero 5 infatti apre la radio e chiama i box dicendo “non ero vicino per nulla, questo distacco è almeno 2 secondi!”. Dal muretto rispondono solo “ricevuto, ora vacci piano coi freni”, quasi anche loro senza parole.

I tempi che si aspettavano dalle gomme erano chiaramente diversi, e secondo i calcoli avrebbero dovuto essere al limite con Hamilton. Sono mancati quindi un paio di secondi nel giro buono alla Ferrari per attuare la strategia che avevano in mente gli ingegneri.

Ma cosa avevano in mente gli ingegneri del muretto Ferrari?

Abbiamo messo insieme la montagna di dati raccolta venerdì durante le libere e ieri durante la corsa, oltre alle informazioni fornite da Pirelli, e abbiamo creato un modello, secondo noi verosimile, di simulazione del passo gara che potenzialmente avrebbero dovuto poter garantire le gomme UltraSoft, includendo usura delle gomme e consumo del carburante.

Abbiamo così scoperto che con la prestazione attesa dalla gomma viola, Ferrari sarebbe stata al limite per superare Hamilton (proprio come dicevano gli ingegneri a Vettel durante il suo out lap) e teoricamente, qualora fosse veramente riuscito l’undercut, Vettel davanti avrebbe avuto pista libera per allungare con il compound più morbido.

La nostra simulazione dice che con uno stint di 22 giri avrebbe potuto guadagnare circa 20 secondi su Hamilton e a quel punto si sarebbe trovato in una condizione che, in caso di Safety Car avrebbe potuto effettuare la seconda sosta e rientrare davanti oppure, in regime di corsa normale, sarebbe rientrato si dietro di circa 7 secondi. Avremmo visto un Vettel con una gomma molto prestazionale freschissima, contro una gomma Soft e già con molti giri montata sulla Mercedes del rivale britannico. Avrebbe dovuto a quel punto giocarsela in pista ma con grandi opportunità.

Il confronto tra la simulazione del comportamento delle gomme Ultra Soft e l’effettiva resa degli pneumatici

Nel grafico vediamo la linea viola dei distacchi teorici da Hamilton e la linea gialla tratteggiata di quanto invece avvenuto in realtà.

Abbiamo anche mediato i tempi di Hamilton in occasione dell’incomprensione con Grosjean e Sirotkin per essere sicuri di non avere dati falsati e i risultati sono quelli sopra descritti.

Cosa non ha funzionato

È evidente che il piano non ha funzionato, e che la chiave è tutta nella prestazione della SF71H con la gomma UltraSoft. I tempi, le reazioni, la velocità con quella gomma non ci sono stati assolutamente, né nella fase di massimo stress,;né per tutto il resto della gara. Addirittura i tempi di Raikkonen con gomma Soft erano sovrapponibili a quelli di Vettel con UltraSoft,;un comportamento incomprensibile che ha colto tutti di sorpresa, muretto box per primo.

Evidentemente c’è stato un grosso errore di valutazione pensando che quel compound avrebbe potuto garantire le prestazioni necessarie. Non sappiamo se la gomma non è entrata nella finestra di temperatura o cosa sia successo,;ma la nostra certezza è che Ferrari aveva un modello simile a;quello che abbiamo creato noi, e che tale modello è stato completamente disatteso,;non sappiamo il perché, ma l’importante è che i tecnici di Maranello lo scoprano in fretta…

Il secondo errore di Arrivabene e compagni

Il calvario di Vettel non è finito al giro 15 con l’undercut mancato su Hamilton. Al giro successivo infatti Vettel si ritrova dietro alla Force India di Perez, stavolta vicinissimo,;con il Messicano che ha ormai finito le gomme e ha iniziato a girare in maniera lentissima, sul piede dell’1:49/1:50. Ma dal muretto arrivano chiari messaggi di prendersela con calma,;viene chiamato un modo motore cautelativo (“back to Engine 3”);e viene chiesto ripetutamente a Vettel di far raffreddare i freni e di non forzarli, tanto che il tedesco non si butta subito dentro a Perez alle prime occasioni,;ma aspetta tutto il giro per non forzare troppo, facendo registrare anch’egli un tempo altissimo, in 1:49.336 e superando il Messicano solo sul rettilineo principale, quando la cosa era un’operazione relativamente tranquilla.

Il sorpasso di Vettel su Sergio Perez

E qui c’è un altro, forse ancor più clamoroso errore Ferrari,;che si dimentica completamente di coprire la posizione su Verstappen, troppo concentrati a guardare solo la Mercedes e Lewis Hamilton. Così a 5 curve dalla fine del giro successivo arriva improvvisamente in radio la chiamata a Sebastian Vettel “Motore in modo 1,;spingi molto, sei al limite con Verstappen che si sta fermando ai box…”. Ma è troppo tardi e anche se per poco, Vettel perderà la posizione anche sull’olandese della Red Bull.

Verstappen esce dai box davanti a Sebastian Vettel, avvertito troppo tardi dal muretto del pericolo dell’Olandese

E qui un Vettel spazientito apre la radio e si fa sentire: “nessuna possibilità di stare davanti, eravamo di nuovo troppo in ritardo! C’è qualcun altro con cui sono al limite che devo sapere? Così lo so prima che sia troppo tardi….” . Con le scarse prestazioni delle sue gomme UltraSoft probabilmente Vettel (che crollerà negli ultimi giri) non avrebbe avuto comunque speranza di tenere dietro Verstappen,;ma l’errore del muretto Ferrari che si perde completamente la posizione dell’olandese e avverte solo all’ultimo il suo pilota del pericolo è tanto evidente quanto clamoroso.

Conclusioni

Le nostre conclusioni quindi sono che ci sono stati due errori ben distinti della Ferrari.

Il primo è stato quello di valutare in maniera totalmente errata la prestazione dell’auto con le gomme UltraSoft. Insieme a tutti i guai ai freni di Vettel il pensiero va ad un setup probabilmente sbagliato, ma questo non possiamo affermarlo con certezza. Di certo Ferrari aveva già sbagliato a monte, portando un solo set di Soft per ognuno dei suoi piloti a Singapore, e non montando a Vettel la gomma gialla gli ha negato la possibilità di rimanere quanto meno in lotta con Hamilton, anche se le prestazioni della rossa sono apparse inferiori a quelle della concorrenza.

Una volta compromessa la strategia col primo errore poco sarebbe cambiato,;ma è comunque gravissimo non aver informato per tempo il pilota che correva il rischio di essere sorpassato ai;box dalla Red Bull di Verstappen con il risultato che abbiamo visto tutti.

Certo è che se già non erano ammessi errori, d’ora in avanti saranno tutti calci di rigore a oltranza:;di fronte ad avversari che non sbagliano mai, al primo errore che farà ancora la Ferrari,;che sia il muretto o il pilota, il campionato sarà finito.

Foto: F1.com


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Federico Albano

Ingegnere Navale, appassionato di Formula 1 e tifoso Ferrari da oltre 25 anni