Formula 1Interviste

F1 | Le rivelazioni di Steiner: “Nel 2020 mi fu detto di chiudere bottega, e sul ritorno in Red Bull…”

Gunther Steiner ha svelato maggiori dettagli sul suo addio ad Haas, parlando anche dei motivi che hanno portato al fallimento della scuderia americana nelle ultime stagioni.

Dopo aver mandato avanti la baracca per ben dieci anni, Gunther Steiner è stato accompagnato alla porta da Gene Haas, quest’ultimo deluso dalla fallimentare stagione 2023 conclusa all’ultimo posto con soli dieci punti conquistati.

Tuttavia, ancor prima di salire sul palco dell’Autosport International Show in quel di Birmingham lo scorso 13 Gennaio, il manager di Merano ha toccato altri temi oltre al suo addio, come ad esempio un possibile ritorno in Red Bull, e di come l’accordo segreto tra Ferrari e FIA sulla Power Unit nel 2019 e il COVID abbiano impattato pesantemente sulla performance dal 2020 in poi, portando la squadra quasi sull’orlo del fallimento.

Haas Steiner
Gunther Steiner ha svelato maggiori dettagli sul suo addio ad Haas © Haas

Il mancato rinnovo di contratto

Innanzitutto, Steiner ha espresso grande rammarico per l’inaspettato addio, con la notizia comunicatagli da Gene Haas in persona a cavallo tra Natale e Capodanno: “Alla fine il contratto era scaduto e per me è sempre stato: ‘Se le cose non vanno, fatemelo sapere”.

Tuttavia, Gunther ha anche ammesso di aver serenamente accettato la cosa: ”Non sono legato a nulla. Gene Haas è il proprietario del team e ovviamente ha il diritto di decidere cosa vuole fare. È semplice. Se non mi vuole in giro, io non ci sarò. Va bene così, andiamo avanti. Non sto correndo e non ho fretta di trovare un altro lavoro: sono tranquillo”.

Parlando invece di un ipotetico ritorno in Red Bull, squadra nella quale ha militato dal 2005 al 2008 come direttore tecnico delle operazioni, l’italo americano ha immediatamente chiuso la porta: ”La clausola anticoncorrenziale non è stata confermata da nessuna delle due parti”.

Nonostante non sia tenuto ad osservare un periodo di gardening come molti dei suoi colleghi hanno fatto nel recente passato, si ritiene che Steiner sia attualmente sottoposto a un accordo di firma anticoncorrenziale, ovvero una particolare clausola che non permette a chi ha lasciato una scuderia, almeno temporaneamente, di aggregarsi ad un’altra squadra.

L’accordo segreto tra FIA e Ferrari sulla Power Unit 2019

Oltre ai pessimi risultati, al ritardo nell’introdurre gli aggiornamenti e alle differenze di vedute con Gene Haas su come mandare avanti la scuderia, Steiner ritiene che il famigerato accordo tra FIA e Ferrari nel 2019, che stroncò sul nascere le prestazioni della SF1000 l’anno successivo, si sia rivelato incredibilmente deleterio anche per Haas.

“Quando abbiamo iniziato, arrivare ottavi nella prima e nella seconda stagione, per una squadra nuova non era mai successo prima. Anche arrivare quinti alla terza stagione non era mai successo”.

“Nel 2019 abbiamo avuto una brusca caduta. Anche lì c’era una ragione che va spiegata: era l’anno della saga del motore Ferrari. La gente dovrebbe analizzare questo aspetto. Non è stato solo un problema della Haas. È stata la migliore macchina che la Haas abbia mai avuto? No. Ma valeva il nono posto? No. L’Alfa Romeo quell’anno arrivò ottava”.

”Se si parte dal 2018, quando il team ha concluso al quinto posto, è stato piuttosto buono. Il 2018-2019, come sarebbe potuto essere con un motore normale, non sarebbe stato il nono posto dell’anno seguente”.

L’impatto della pandemia

Parlando dell’impatto che il COVID ha avuto sul team, Steiner ha rivelato di essere stato quasi costretto a chiudere baracca e burattini: “Quando è arrivato il 2020 e la pandemia, mi è stato detto di chiudere bottega. Nel 2021 siamo tornati, ma  non abbiamo fatto un passo indietro nel 2020, ne abbiamo fatti due”.

“Poi, tornando nel 2021, la gente dimentica che bisogna ripartire da zero, perché abbiamo dovuto trovare di nuovo le persone, i nuovi uffici e tutto il resto. Perché tutto quello che avevamo costruito con Dallara  è andato perso, avendo annullato il contratto nel 2020. Non abbiamo fatto nulla, perché non abbiamo sviluppato la vettura”.

“Quindi, nel 2021, alcune persone dalla Ferrari sono arrivate sotto la guida di Simone Resta. Credo che Simone abbia fatto un buon lavoro nel costruire una squadra in un periodo di tempo molto breve, e nel 2022 siamo arrivati di nuovo ottavi”.

Dopo un 2021 terrificante, Haas è riuscita, anche grazie alla competitività della F1-75, ad iniziare il 2022 alla grande, con il quinto posto del rientrante Kevin Magnussen. Ciò ha permesso alla squadra di prendere una grande boccata d’ossigeno, con anche l’arrivo di MoneyGram come title sponsor.


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”Credo che Haas abbia ricevuto un calcio nelle parti basse nel 2020, quando la squadra era pronta a chiudere. Quando si chiude, è più facile ricominciare completamente da capo che a metà. Perché in quel caso c’era tutta l’eredità, ma mancava la metà delle persone. Di sicuro mancavano alcune delle persone migliori. Quindi abbiamo dovuto ricostruire, e ricostruire costa energia, costa denaro, tutto”.

Infine, il rammarico per i pochi investimenti fatti dal team, che hanno poi portato alla rottura definitiva: “Tutte le altre squadre hanno iniziato a costruire le loro infrastrutture nel 2021 e nel 2022. Tutti hanno iniziato perché a fine 2020 è iniziata l’era del budget cap e tutti hanno iniziato a costruire, mentre la Haas non l’ha fatto”.

“Per questo motivo, tutto è collegato. Non è che all’improvviso tutti siano stati stupidi. Io dico sempre: ‘Non si diventa stupidi in un anno’. Si trattava solo di una serie di circostanze che ora la gente dimentica, accadute in quegli anni”.

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