I cannibali del motorsport – A lezione da Rosberg: cinque regole per battere Hamilton

La storia della Formula 1 è segnata dalla presenza di piloti in grado di dominare in lungo e in largo i propri compagni di squadra. Nico Rosberg è stato tra gli unici ad essere in grado di battere Lewis Hamilton, dominatore per eccellenza. Vediamo come.

Rosberg Hamilton
Foto: unknown

Nell’universo del motorsport di piloti cannibali, cioè coloro che oltre ad essere dei campionissimi sono stati in grado di dominare i propri compagni di squadra, ce sono stati diversi. Tra questi ne esistono due davvero insaziabili che non a caso sono i più vincenti di sempre. Mi riferisco a Michael Schumacher e al monopolizzatore della Formula 1 odierna, Lewis Hamilton. Oggi parleremo di “Gigino l’inglese”, poco simpatico ad alcuni per gli atteggiamenti da divo ma innegabilmente un gigante dell’era moderna, quella della massima tecnologia in cui si guida con il volante che ha 30 tasti colorati. Affronteremo il suo vizio di cannibalismo da un punto di vista differente, raccontando come ha fatto un buon pilota come Nico Rosberg a smarcarsi del sette volte campione del mondo Hamilton. Nella ricostruzione abbiamo identificato 5 regole che potrebbero aver guidato Rosberg nel 2016.

 

Partiamo dall’inizio

Nico Rosberg classe ’85 é figlio di Keke, campione del mondo di Formula 1 del 1982. Mia nonna per descriverlo avrebbe detto: “L’è né cun al cuul in dal butéér”, è nato con il sederino nel burro. In altri termini è nato con la camicia. C’è in rete un video amatoriale della famiglia Rosberg che lo ritrae bambino mentre gira con un go-kart sulla pista costruita intorno alla loro villa. Il papà Keke gli dedica tutta la sua attenzione mentre la sorellina gioca tranquilla in piscina.

Guardatelo e tenete per un attimo da parte le emozioni che vi evoca, belle o brutte che siano. Ne riparliamo tra poco.

Nico comincia la sua carriera nel karting nel 1996, all’età di 11 anni. Nel 2000 è già ad altissimi livelli. Per ironia della sorte é papà Rosberg a portare nel garage del figlio il talentuoso Hamilton. Lo ha ricordato più volte Dino Chiesa, il team manager MTM che ha seguito in pista quei due ragazzini terribili per un biennio. “Keke Rosberg mi suggerì Hamilton e mi disse che c’era un ragazzo interessante, un protetto di Ron Dennis in cerca di una squadra. Si trattava del giovane Lewis. Vinsero a tal punto da abbandonare il programma kart in anticipo. Formidabili, quegli anni: pizze a go go e allenamenti sul Circuito del Garda, trasferte, risate e scherzacci.

Per tutti Nico era il “Principe” perché era bello, ricco e viveva a Montecarlo. Così Lewis è diventato subito lo “Sceicco”. Andavano d’accordo? Altroché: condividevano sempre la camera in albergo. Qualche volta esageravano come tutti i ragazzini: ricordo una battaglia a cuscinate degenerata. Mi svegliarono dalla reception in piena notte: avevano tirato giù i materassi dalle finestre”.

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In soli sei anni i due scalano le diverse categorie affacciandosi alla Formula 1, uno dopo l’altro, da campioni in carica della GP2. Entrano dalla porta principale: Rosberg arriva al Team Williams dove il papà era di casa mentre Hamilton fila direttissimo in McLaren, il team di Ron Dennis, l’uomo che lo sponsorizzava da quando aveva 12 anni. In questa fase il fattore “C” aiuta maggiormente Luis perché sono gli anni di una super McLaren e l’inglese può lottare per il titolo mondiale sin dal primo anno. Lo vince già nel successivo campionato. Nico si trovare a dover lottare maggiormente: quattro anni su una Williams poco competitiva prima delle tre stagioni al lavoro con una Mercedes da accompagnare sulla strada della competitività.

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Figura benone accanto al velocissimo veterano Michael Schumacher ed è Nico che vince la prima gara che segna il vero ritorno delle Frecce d’Argento. Come dice suo padre Keke, l’aver dovuto sempre confrontarsi con i top driver è stata la sua fortuna perché ha dovuto alzare l’asticella. Da Kubica e Hamilton sui kart, a Michael Schumacher. E non finisce qui: nel 2014, quando finalmente la Mercedes è l’auto da battere, Nico si ritrova tra le scatole l’amico Lewis, ormai una superstar con un Mondiale di F1 già in bacheca.

Nico sul giro secco è sempre stato in grado di difendersi ma l’inglese ha il tocco magico nel corpo a corpo e Rosberg questo lo sa. Tra l’altro, ora “Gigino” è diventato “The Hammer”, un vero martello pneumatico nella condotta di gara. Sembra proprio un bel guaio per Nico…e così sarà. Due anni di predominio da parte del britannico, due titoli persi, gesti di stizza e un’amicizia in pezzi. In più Rosberg si trova a dover fare i conti con degli addetti ai lavori che non gli riconoscevano il talento che effettivamente aveva e con un cannibale, Hamilton, nel box. Ci vuole una strategia per smarcarsi e giocarsi il tutto per tutto.

 

Regola n. 1: ‘Sii consapevole dei tuoi limiti ma non accettare di partire sconfitto’

Sei cresciuto a Montecarlo, hai studiato nelle scuole migliori, parli cinque lingue e tua madre, ex fotomodella, ti ha insegnato il garbo e lo stile; é chiaro che fai fatica ad avere le stesse motivazioni di un Lewis Hamilton a caccia di un’elevazione sociale. Per animare il proprio senso di rivalsa racconta (prima di tutto a se stesso) la favola del figlio dei bassifondi inglesi. Eppure alla fine del 2015 qualcosa è cambiato. Lewis si trova a dover gestire un successo più grande di lui. Nei box non si vedono più né il papà né la bella Nicole Scherzinger, figure che gli davano grande stabilità. Per lui è il tempo di giocare a fare il ‘ragazzaccio’.

E’ sempre più spesso a Los Angeles dove vuole essere accolto nel giro buono di Hollywood. Attori e musicisti di fama mondiale e tante belle ragazze. Tatuaggi su tutto il corpo, treccioline più o meno vere, una vita da pop star. Per Nico è il momento di agire, approfittare di questo temporaneo momento di “debolezza” dell’inglese. Deve prepararsi mentalmente al 2016: può giocarsela.

 

Regola n. 2: ‘Metti da parte i ricordi dell’amicizia e le tue buone maniere’

E’ il momento di tirare fuori il lato oscuro della forza. Per essere cattivi in pista con il tuo compagno di squadra devi essere un animale anche nei box. Hai avuto accanto Schumacher, l’uomo dei giochi mentali, capace di minare l’autostima di chiunque, qualcosa che non si dimentica tanto facilmente. I campioni sono così, persone egoiste in grado di mettere se stessi davanti a tutti e tutto. Il bon ton va messo in soffitta.

 

Regola n. 3: ‘Lavora durissimo e vivi in isolamento. Ti rilasserai poi, per il resto della vita’

Mantenere il massimo riserbo con la stampa, prepararsi fisicamente senza sbavature, avvicinarsi alla meditazione con un mental coach, allenarsi fino allo sfinimento con il go-kart, andare a letto presto limitandosi nella vita sociale, pensare solo al proprio obiettivo. Lavorare durissimo, ora o mai più.

 

Regola n. 4: ‘Chi mena per primo mena due volte’

Picchiare durissimo fin dall’inizio della stagione (vinte le prime 4 gare), alla prima occasione di contatto dimostrare di non aver paura del rivale a costo di buttare via la gara (porta in faccia all’inglese con botto e ritiro delle due Mercedes al GP di Barcellona), quando pensa di averti in pugno dargli il colpo basso che non s’aspetta (tripletta di vittorie a metà stagione), resistere per il resto del campionato.

FATTO! Mondiale portato a casa. Salutami Los Angeles.

 

Bene, alla fine di questa carrellata, possiamo tornare al video del Rosberg bambino che gira sui Kart. Se vi ha generato un po’ di fastidio mettiamoci l’anima in pace, il motorsport è sempre stato così. Se sei davvero messo male economicamente non sarai proprio della partita e tuo papà ti comprerà il pallone al posto del go-kart. Questo vale anche per papà Hamilton partito con i suoi mezzi e poi aiutato dalla provvidenziale sponsorizzazione decennale del boss della McLaren. Famiglia benestante o ricchissima alla fine è solo quello che sai dare in pista che farà la differenza. Nuvolari lasciava dietro tutti: figli di nobili e imprenditori piuttosto che meccanici promossi miracolosamente a piloti.

Il video del Rosberg bambino in realtà fa capire, col senno di poi, il perché proprio Nico sarà l’uomo che sarà in grado di battere il cannibale dei cannibali. Battendo Hamilton nel 2016 ha raggiunto l’obiettivo di eguagliare il padre, non dovendo dimostrare più niente a sé stesso. Il suo ritiro a fine stagione da Campione del Mondo è stato da molti criticato nonostante rappresentasse la chiusura ideale per un cerchio perfetto.

Regola n. 5: ‘Contro il cannibale hai un solo colpo. Se vai a segno non sfidare più la sorte’

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Marco Cucchi

Formatore, consulente e coach nel settore automotive, cofondatore di HL Consulting srl, appassionato di Motorsport, autore del libro "Ayrton Senna, io c'ero" Edizioni Acar.