I cannibali del Motorsport – La sfiga di incontrare il miglior Vettel sul proprio cammino ha un nome: Mark Webber

Australiano, classe ‘76, Mark Alan Webber, si è difeso onorevolmente nella sua carriera a quattroruote considerando che è salito la prima volta su un Kart a 14 anni. A quell’età tutti i suoi rivali già lustravano nei loro garage le coppe vinte e pianificavano le loro carriere in monoposto. Continuamo la rubrica de “I cannibali del Motorsport”

webber vettel
© Unknown

Mark, sostenuto dalla famiglia, è sbarcato in Europa e si è fatto il mazzo in Formula Ford e Formula 3 senza vincere campionati ma mettendosi in luce come giovane veloce e coriaceo. Da quel momento la sua carriera è proseguita pancia a terra fino a raggiungere la tanto sognata Formula 1, assistito da una buona stella ma anche sempre accompagnato da una leggera sfiga. Fortuna e sfortuna, alti e bassi, uno slalom costante.

Dopo la Formula 3, nel 1998, viene ingaggiato dal titanico Team Mercedes per il campionato FIA GT. Vince 5 gare ma colleziona ritiri a ripetizione e non porta a casa il campionato. Fa anche la pole a Le Mans ma deve ritirarsi in gara. L’anno successivo gli uomini di Stoccarda lo promuovono sul prototipo della classe LMP1. Un difetto aerodinamico lo aspetta al varco in un fatidico warm up e decolla in pieno rettilineo. Lui resta miracolosamente illeso ma la Mercedes decide di ritirarsi dal campionato. Mette una pezza alla stagione grazie alla conoscenza del Team Manager connazionale Paul Stoddart che gli affida una monoposto di Formula 3000. Terzo al debutto e vincitore alla seconda gara, colleziona poi tre ritiri consecutivi che minano la sua stagione e chiude terzo. Anche il 2001 è molto simile in Formula 3000: tre fantastiche vittorie tra cui la prestigiosa Montecarlo, e sette ritiri per chiudere da eterno secondo.

Webber si avvicina alla Formula 1

Ma non tutto è perduto perché quell’anno Briatore lo nota, diventa suo manager e lo inserisce come collaudatore all’interno del Team Benetton di F1. Nel 2002 é tutto da rifare. Briatore si accorge del talento di un giovane spagnolo di nome Alonso e esonera al volo Webber dal ruolo di collaudatore Benetton. Se vuole la Formula 1 deve, come tanti, entrare dalla porta sul retro e debuttare in Minardi. Accetta e inizia con un miracoloso quinto posto nel gran premio di casa a Melbourne, poi sempre fuori dai punti ma costantemente davanti al compagno Yoong.

Passa senza indugio nel 2003 ad una squadra ufficiale. Bel colpo! E’ in Jaguar, team dal budget robusto ma anche dalle grandi promesse mancate. Qualche buon piazzamento dell’australiano in due anni non fanno cambiare idea alla casa automobilistica inglese che decide di ritirarsi e cedere il Team a un produttore di bibite, la Red Bull. Per Webber è meglio scappare. La fortuna lo assiste perché arriva la chiamata di un vero top Team: la Williams. Ma che peccato! Purtroppo è l’anno del progetto sbagliato e dei litigi con BMW. La stagione si chiude con tanti piazzamenti e un solo podio. Nel 2006 peggio che andare di notte! Con il motore Cosworth la Williams è irriconoscibile: Webber e Rosberg arrivano al traguardo solo 5 volte collezionando solo 11 punti in due. Per fortuna che il produttore di bibite lo richiama nel suo vecchio team proprio dopo aver ottenuto i competitivi motori Renault.

La costruzione del successo Red Bull

Lo aspettano due stagioni di grande lavoro e crescita al fianco dell’esperto David Coulthard per contribuire alla costruzione della Red Bull che conosciamo.

Nel 2007 non ottiene risultati di rilievo nella prima parte di stagione poi arriva un terzo posto nel  Gran Premio d’Europa. Anche nel Gran Premio del Giappone Webber, pur debilitato da una forte gastroenterite, sfrutta le avverse condizioni meteo per portarsi in seconda posizione, ma viene tamponato dietro alla safety car da un giovane biondino che da pochi GP è sulla monoposto del junior team Toro Rosso e si chiama Sebastian Vettel. Il buon Mark, non si perde d’animo, é ormai considerato il punto di riferimento in un Team sempre più competitivo e destinato a vincere titoli a raffica. La sfiga però ci vede benissimo e arriva il colpo di grazia: il velocissimo biondino della Toro Rosso, che tra l’altro ha già vinto a Monza il suo primo GP, è stato ingaggiato come suo compagno di squadra. I boss della Red Bull,  Helmut Marko e Chris Horner, si sono già invaghiti di lui. “A star is born” e Mark non può farci nulla.

Ciò che segue è la storia di un massacro sportivo consumato alla luce del sole. In cinque anni di convivenza ecco i numeri di Vettel contro Webber: 4 titoli mondiali a zero, 38 vittorie a 9, 43 pole position a 13.

Turchia 2010

Due sono gli episodi chiave in questo confronto che oltre ad essere agonistico è stato psicologico. È il giro numero 41 del GP di Turchia, settima prova del Mondiale 2010 di Formula 1. Le due Red Bull di Mark Webber e Sebastian Vettel sono al comando e si preannuncia l’ennesima doppietta per la scuderia austriaca. Il pilota tedesco decide di sferrare l’attacco al compagno di squadra, Webber si difende lasciando al rivale solo la possibilità di anticipare la staccata: è un disastro. Vettel si allarga, i due si toccano ed escono di pista. Riguardatevi su Youtube le immagini di Vettel che viene consolato al suo muretto box da Newey e Horner. Webber si giocherà il titolo fino all’ultima gara ma il suo destino è ormai segnato.

Multi 21

Facciamo un salto in avanti di tre stagioni fino al secondo GP stagionale 2013 in Malesia. Vettel è un tre volte campione del Mondo, Webber un pugile suonato. Horner racconta: “Ci trovammo nella situazione in cui Mark era in testa davanti a Sebastian, il quale aveva però gomme più nuove. Gli pneumatici erano piuttosto fragili e così comunicammo ad entrambi che era giusto tenere le posizioni. Messaggio in codice: Multi 21”. Andò diversamente: Vettel forzò il sorpasso fino a sfiorare il muretto box, per vendicare, così disse, il non essere stato agevolato dal compagno nella partenza del GP del Brasile dell’anno prima quando il tedesco si giocava il titolo con la Ferrari di Alonso. Parliamoci chiaro, con quel sorpasso voleva ricordare a tutti chi fosse il cannibale di casa Red Bull. Ricordo che rimasi stupito nel dopo gara quando vidi Webber che ascoltava imbambolato il tentativo di scuse del compagno di squadra. Pensai: “Tira fuori gli attributi e almeno mandalo a f…….!” Niente da fare, in quell’ultimo anno vissuto assieme in Red Bull Vettel vinse 13 gare, Webber zero. Lo aveva annientato e si ritirò dalla F1 a fine stagione.

Vettel, negli anni successivi, ha poi mostrato anche il suo lato fragile andando in crisi di prestazione e continuità nel confronto con giovani talentuosi come Ricciardo e Leclerc ma In quei cinque anni dal 2009 al 2013 è stato un vero carnefice e Webber, naturalmente, la sua vittima preferita.

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Marco Cucchi

Formatore, consulente e coach nel settore automotive, cofondatore di HL Consulting srl, appassionato di Motorsport, autore del libro "Ayrton Senna, io c'ero" Edizioni Acar.