I Gran Premi che non ci sono più | Amarcord Imola: dalle origini ai primi anni della Formula Uno [Parte 1]

In questo nuovo appuntamento della rubrica dedicata ai Gran Premi non più presenti nel calendario della massima serie abbiamo deciso di dedicarci al GP di San Marino, disputatosi per ventisei edizioni consecutive all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola. Un GP ricco di storia, di imprese mirabolanti e di eventi tragici. Attraverso il primo degli articoli che abbiamo dedicato alla storica gara del Circus in riva al Santerno invitiamo i lettori a seguirci nel viaggio dai tratti assolutamente peculiari che ha reso un circuito nato tra i dolci colli imolesi la sede di uno dei più iconici Gran Premi della storia della Formula 1. Imola F1

Foto: autodromoimola.it
Le origini

La storia dell’ Autodromo Enzo e Dino Ferrari affonda le sue radici negli anni ’40 del secolo scorso. Risalgono infatti al 1947 i primi sopralluoghi compiuti da un gruppo di pionieri (gli imolesi Alfredo Campagnoli, Tonino Noè, Ugo Montevecchi e Graziano Golinelli) per la realizzazione di un tracciato che avrebbe dovuto snodarsi per 3800 metri tra i colli imolesi e il Parco delle Acque Minerali in grado di ospitare gare di motocross e velocità .

Le origini del circuito sono dunque indissolubilmente legate al mondo delle due ruote, mondo che ad Imola, negli anni ’40, faceva capo ad una luminosa figura: il presidente del motoclub imolese Francesco Costa[1], detto “Checco”.

Costa sposò con entusiasmo l’idea dei pionieri, impegnandosi egli stesso nella delineazione di un tracciato che denominò “auto-motodromo”.

Il 12 Febbraio 1948, su iniziativa dell’ESTI (ente sport e turismo Imola), novella società nata per la realizzazione e la gestione del futuro autodromo, venne effettuato un sopralluogo sui terreni designati ad ospitare la pista. Tra gli altri, presenziarono rappresentanti dell’ACI, il succitato Costa, i fratelli Maserati (interpellati dallo stesso Ferrari, tra i primi ad aderire al progetto) ed altri importanti costruttori motoristici.

Venne così ufficializzato l’inizio di un progetto per la realizzazione di un autodromo permanente. Il tracciato di Imola si sarebbe così andato ad aggiungere a Monza, all’epoca unico altro circuito stabile di tutta la penisola. Nel 1950 il CONI decise, date le caratteristiche tecniche della pista progettata (che avrebbe dovuto avere una lunghezza complessiva di 5000 m), di scegliere proprio il futuro autodromo di Imola come sede di un impianto permanente prototipo per gare motoristiche. Il progetto prese così il nome di “Prototipo CONI”.

L’apertura e le prime competizioni[2]

I lavori per la realizzazione del prototipo iniziarono il 22 Marzo 1950, e terminarono appena due anni dopo. Il 19 Ottobre 1952 avvenne il primo collaudo del tracciato.

I primi pneumatici da corsa che toccarono l’asfalto della neonata pista furono quelli di una Gilera 500 4C, guidata dal due volte iridato nella classe 500 del motomondiale Umberto Masetti, e di una Moto Guzzi condotta dal campione 250 Enrico Lorenzetti.

Per le auto, furono invece i piloti di Enzo Ferrari, Nino Farina, Gigi Villoresi e Alberto Ascari d inaugurare il tracciato insieme al pilota Maserati Guerino Bertocchi.

La storia delle competizioni motoristiche ad Imola ebbe poi ufficialmente inizio il 25 Aprile 1954 con la Coppa d’oro Shell, un evento motociclistico ideato da Costa, che divenne la più importante gara internazionale degli anni ‘50 e ’60 per le classi 250, 350 e 500. Due mesi dopo venne disputata la Conchiglia d’oro Shell, gara automobilistica per vetture 2000 sport. La leggenda di Imola era finalmente iniziata.

L’arrivo della Formula 1[3]
Jim Clark a bordo della Lotus 25 – Fonte: autodromoimola.it

La massima serie fece il suo esordio in riva al Santerno il 21 Aprile 1963 con la quarta edizione del Gran Premio Shell (nelle passate tre edizioni del ’54, ’55 e ’56 riservato, come visto sopra, alle 2000 sport), gara non valida per il campionato mondiale di Formula 1. L’ingresso della classe regina nel Parco delle Acque Minerali vide dominare l’unico team ufficiale presente (fece abbastanza scalpore l’assenza della Ferrari), la Lotus, e il suo pilota di punta, Jim Clark. Lo scozzese riuscì infatti ad aggiudicarsi facilmente pole position e vittoria,  divenendo il primo iridato della classe regina al “piccolo Nürburgring”. Questo l’ epiteto che Enzo Ferrari conferì al tracciato romagnolo già nel lontano 1948. Come egli stesso chiosa nel libro Ferrari 80:

Il mio primo contatto con Imola risale alla primavera del 1948. […] Valutai fin dal primo momento che quell’ambiente collinoso poteva un giorno diventare un piccolo Nürburgring per le difficoltà naturali che il costruendo nastro stradale avrebbe compendiato, offrendo così un percorso veramente selettivo per uomini e macchine. Da questo mio parere i promotori di Imola si sentirono confortati. Nel maggio del 1950 si cominciò a costruire. Ero presente alla cerimonia della prima pietra, che fu posata dall’avvocato Onesti con il saluto del CONI e un contributo di 40 milioni che credo sia stato il primo gesto dell’Ente nei confronti dell’automobilismo sportivo. Un piccolo Nurburgring – mi ripetevo quel giorno volgendo lo sguardo intorno – un piccolo Nurburgring, con pari risorse tecniche, spettacolari e una lunghezza di percorso ideale. Questa mia convinzione si è realizzata attraverso i decenni che da allora sono trascorsi.”

E proprio al figlio prematuramente scomparso di Enzo, Dino, venne intitolato l’autodromo nel 1970.

Il Gran Premio Dino Ferrari

La massima serie tornò nuovamente nella città romagnola solo nel 1979, dopo un periodo di gestazione abbastanza complesso. Nel 1972 la gestione dell’autodromo passò all’ Automobile Club di Bologna tramite la controllata società SAGIS, presieduta dall’allora editore di Autosprint Luciano Conti, figura nevralgica nel processo di ritorno del Circus in terra imolese. Fu infatti l’amicizia tra Conti ed Enzo Ferrari ad inaugurare una nuova pagina della storia dell’autodromo. Il commendatore disse infatti: “Conti, va bene; io porterò le macchine ad Imola, Lei pensi a fare un bell’autodromo!

I primi segnali di un ritorno della classe regina al piccolo Nürburgring risalgono al 1977, quando Enzo Ferrari propose la creazione di un torneo continentale di Formula Uno comprendente la Coppa Europa “Dino Ferrari” da correre appunto ad Imola nel Settembre dello stesso anno. Il progetto naufragò, ma le trattative per un ritorno della classe regina in Emilia Romagna continuarono.

Nel Giugno del 1978 Federico Bendinelli, su mandato del Presidente dell’ACI Bologna Giancarlo Jovi e di Luciano Conti, concluse con Ecclestone un accordo per portare ad Imola il Gran Premio d’Italia di Formula 1 (il patron della FOCA era infatti scettico sulle infrastrutture di Monza a seguito dell’incidente mortale di Ronnie Peterson, occorso al Gran Premio d’Italia di quell’anno).

L’intesa fu formalizzata a Modena il 26 Ottobre alla presenza di Enzo Ferrari, principale e fondamentale coordinatore dell’operazione: essa stipulava lo svolgimento di un Gran Premio sul circuito imolese nelle successive tre stagioni.

L’ACI e la CSI bocciarono però l’accordo, non riconoscendolo valido in quanto durante le fasi di trattativa non furono interpellati rappresentanti dei due enti.

Si aprì così un periodo di intensi negoziati, che ebbe termine nell’aprile del 1979 con la decisione di conservare il GP d’Italia sul tracciato brianzolo (nonostante i dubbi di Ecclestone sulle strutture di Monza non fossero stati fugati) per il 1979, e di disputare al circuito di Imola (che nel dicembre 1978 era ufficialmente diventato tracciato permanente) un Gran Premio non valido per il campionato.

Così, ad una settimana di distanza dal Gran Premio d’Italia, il Circus pose i suoi tendoni nuovamente in riva al Santerno. Tuttavia, solo la Ferrari, forte della vittoria del titolo costruttori e piloti con Jody Scheckter, e Alfa Romeo onorarono l’evento convocando i propri piloti ufficiali, rispettivamente il sopracitato Scheckter e Gilles Villenueve per il Cavallino e Brambilla con Giacomelli per l’Alfa.

Durante le qualifiche del Sabato le due Ferrari riuscirono a conquistare la prima fila: il miglior tempo andò infatti a Villeneuve ( 1:32.910 m), mentre Scheckter guadagnò la seconda piazzola.

Alle 15:15 di una domenica puntellata da qualche raggio di sole prese il via il Gran Premio Dino Ferrari: allo spegnimento del semaforo la coppia ferrarista riuscì a mantenere le prime due posizioni, mentre Reutemann (Lotus) e Lauda si misero all’inseguimento. Il pilota austriaco della Brabham- Alfa Romeo riuscì dopo qualche giro a sorpassare sia l’argentino della Lotus sia Scheckter, in difficoltà con gli pneumatici, e;a preparare l’attacco a Villeneuve. I due si resero protagonisti di una serrata lotta, percorrendo ruota a ruota le curve della Tosa e della Piratella.

Al giro successivo, sempre all’altezza della Tosa, il canadese fu però costretto a cedere la prima posizione a Lauda. Gilles provò a quel punto a sferrare un irruente attacco, ma,;causa il tamponamento della Brabham dell’avversario, riuscì solo a danneggiare l’alettone anteriore. Il conseguente rientro ai box avrebbe irrimediabilmente compromesso le sue speranze di vittoria. Solo al comando, Lauda fu invece in grado di gestire il vantaggio sugli avversari e, dopo quaranta tornate attraverso le curve del piccolo Nürburgring, di aggiudicarsi la vittoria. Lo accompagnarono sul podio Reutemann e Scheckter. La vittoria dell’austriaco rappresentò l’ultima affermazione in Formula Uno di una vettura spinta da motore Alfa Romeo.

Gran Premio d’Italia 1980
Il vincitore del GP d’Italia 1980 Nelson Piquet – Fonte: autodromoimola.it

L’accordo stipulato tra FOCA e Automobile Club Bologna nel 1978 prevedeva l’assegnazione del Gran Premio d’Italia ad Imola per l’edizione del 1980. Conti e compagni riuscirono dunque nell’impresa di portare ad Imola una;gara di Formula 1 valida per il campionato del mondo. Fu così che la città romagnola, dal 12 al 14 Settembre del 1980, ospitò la cinquantunesima edizione del Gran Premio d’Italia. Fu la prima (e,;ad oggi, l’unica) volta che l’appuntamento italiano del campionato del mondo di Formula 1 non venne ospitato dallo storico tracciato brianzolo.

Una settimana prima del Gran Premio, il circuito ospitò una sessione di test da parte dei vari team. Le sessioni di prove vennero dominate dalle Renault,;che riuscivano a recuperare sui lunghi rettifili il ritardo accumulato nelle parti miste del tracciato. E fu proprio in occasione dei test sulla pista imolese che la Scuderia Ferrari fece debuttare la;sua prima monoposto a motore turbo, la 126C, affidata a Gilles Villenueve.

Le qualifiche svoltesi sul circuito del Santerno confermarono quanto visto nelle prove libere della settimana precedente:;ad imporsi furono nuovamente le Renault, con Arnoux e Jabouille in prima fila.

Le monoposto della casa francese non riuscirono però a ripetersi in gara: al via Arnoux perse infatti terreno a causa di problemi con gli pneumatici, mentre Jabouille, complice la rottura della leva del cambio, dovette  cedere il passo ad un incalzante Piquet, che andò a vincere la gara senza troppi problemi.

Una menzione merita anche la gara di Gilles Villeneuve, che purtroppo non ebbe l’esito sperato dai tanti ferraristi accorsi all’evento,;ma che segnò una parte della storia dell’autodromo. Al sesto giro della gara la sua monoposto andò infatti ad impattare contro;il muro esterno della semicurva che precede la Tosa: semicurva, ora divenuta variante, che oggi è chiamata per l’appunto Villeneuve.

E ora? L’invenzione del GP di San Marino

La prima prova del circuito imolese in qualità di ospite ufficiale della massima serie convinse organizzatori, pubblico e FOCA. Ma come continuare a mantenere la nave del Circus sul Santerno? Il protrarsi dell’interessamento di Enzo Ferrari e di Luciano Conti portò alla creazione del Gran Premio di San Marino. Un accordo tra FIA e FOCA aveva infatti dato il;via libera allo svolgimento di due Gran Premi sul suolo italiano. E il rapporto di amicizia quasi decennale che legava Ferrari alla FAMS ( Federazione Automotoristica Sanmarinese) portò alla nascita del Gran Premio del piccolo enclave in terra romagnola, da svolgersi ovviamente ad Imola: l’era d’oro del piccolo Nürburgring era finalmente iniziata.

[1] Per approfondimenti sulla figura di Checco Costa confrontare A. Dal Pozzo, C. Ghini, Checco Costa a Imola, passione e moto, Bacchilega Editore, Imola 2011.

[2] Cf. G. Negrini, Autodromo di Imola. Storia dell’impianto prototipo CONI: cronaca, personaggi e gare dal 1945 al 1973, Editrice Il Nuovo Diario Messaggero, Imola 2014.

[3] Cf. C. Ghini, M. Grandi, D. Amaduzzi, M. Isola, La Formula 1 a Imola – Storia dei Gran Premi dal 1963 al 2006, Editrice La Mandragora, Imola 2017.

Test F1 | Vettel e Leclerc in pista tutte le giornate della seconda sessione

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