Il peso delle parole: discorsi intorno alla Ferrari e a come viene raccontata.

Alcune considerazioni sul rapporto tra Ferrari e stampa, italiana e non. Ai lettori le valutazioni del caso. ferrari discorsi stampa

Abu Dhabi, 28 Novembre 2018, ore 18:05. Charles Leclerc ha appena terminato la sua prima giornata di test da pilota ufficiale Ferrari. Le parole che rilascia nelle interviste di fine sessione sono di giustificato entusiasmo, e per il lavoro svolto sulla pista (e cattedrale) nel deserto di Yas Marina, e per la felicità di essere al volante di quella Rossa che spande il suo soave richiamo a tutti i piloti del Circus.
Perché, come si dice, “la Ferrari è la Ferrari”: ciò che riguarda la macchina del Cavallino Rampante di Francesco Baracca brilla di una luce in parte differente da quella di qualsiasi altra cosa ruoti intorno al grande carrozzone che risponde al nome di Formula 1.

Foto: Twitter
Luce differente, dunque.

Italia, 28 Novembre 2018, ore 15:05. Giunge la notizia della fine della seconda e ultima giornata dei test che Pirelli ha organizzato ad Abu Dhabi. Le monoposto di Formula 1 della stagione 2018 hanno visto (un po’ come il Frank Sinatra di “My way”) calare l’ultimo sipario nel tramonto del deserto. Alcune;di esse sono state condotte attraverso le curve del tracciato degli Emiri da mani guantate che mai prima si erano “ufficialmente” posate sui loro paddle: proprietari delle mani (e dei guanti, sponsor permettendo) sono;Antonio Giovinazzi, Pierre Gasly, Carlos Sainz, Daniil Kvyat, e poi lui, Charles Leclerc. Osservato speciale. Perché “la Ferrari è la Ferrari”, perché “è il secondo pilota più giovane che la Ferrari abbia mai avuto”, e perché, semplicemente, “è un pilota Ferrari”.

Ieri Charles ha fatto segnare il miglior tempo di giornata e della duplice sessione delle prove che hanno permesso ai team di testare le prestazioni dei nuovi pneumatici messi a punto da Pirelli per la stagione 2019.

Giornate fondamentali dunque per la raccolta di dati utili sulle nuove gomme, per ricevere informazioni funzionali alla realizzazione di accorgimenti che possano conformare al meglio le esigenze degli pneumatici con quelle della monoposto.

Ma questo non può interessare. L’attenzione è spostata altrove. Dove? Ai decimi di secondo. Perché il tempo ottenuto da Charles ieri è stato di tre decimi più veloce di quello fatto segnare durante la prima giornata di test dal suo neocompagno di squadra. Un quattro volte campione del mondo. Proprio quel Sebastian Vettel che quest’anno ha fatto troppi errori, che è stato fragile, che non ha retto alla pressione. E che già le prende da un ragazzino.

Foto: Twitter

Poco importa se i tempi di riferimento siano stati realizzati con pneumatici differenti (Hypersoft per Seb, le nuove mescole più morbide 2019, per ora note con l’originale nome di “Compound 5”, per Charles). Poco importa se le condizioni in pista cambiano;di giorno in giorno per uno strano fenomeno chiamato meteo. Poco importa se non sono note, a meno di doti da divinatore, le informazioni su assetto, carburante e affini che presentavano le due SF71H guidate da Charles e Sebastian. E, ammesso questi dettagli fossero noti, poco importa se non sia poi così improbabile che i due fossero in pista con diversi intenti: il primo,;magari, semplicemente per capire quanto fossero diverse le gomme con cui si troverà a lottare nel 2019, il secondo per mandare chiari segnali di smalto e velocità.

Infine, poco importa se, senza andare in là con speculazioni e analisi, le due Ferrari abbiano ottenuto il miglior tempo in entrambe le giornate, dando un bel segnale sulla competitività della Rossa di Maranello. Quisquilie.

Nulla di tutto ciò fa prudere le mani. Bisogna aggiungere un po’ di sale. E allora perché non iniziare a caricare possibili attriti?
I media, ed in particolare la stampa italiana, spesso sono alla ricerca proprio del sale che inviti i lettori ad aprire la magica finestra e a conceder loro quel +1 che tanto fa gonfiare le visualizzazioni. a
E gli introiti. E saporita appare senz’altro la sfida interna Vettel-Leclerc.

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E poi, i panni sporchi si lavano in famiglia, dicevano le nostre nonne. Dunque, chi altri se non la stampa italiana può e deve fare le pulci ad una scuderia italiana? Il ragionamento non fa una piega. Soprattutto se le critiche hanno il potere di destabilizzare i delicati equilibri che corrono all’interno di una squadra. Soprattutto se quella squadra, magari nel bel mezzo di diverse rivoluzioni interne, avrebbe bisogno di appoggio e non di benzina sul fuoco.

Come si diceva, tutto questo non ha importanza. La cosa importante, a quanto pare, è che Leclerc abbia
battuto (sic) Vettel.

È questa la luce del Cavallino? Questo vuol dire “differente”? Se sono davvero questi i raggi che ogni giorno invadono la scocca fiammante della Rossa, forse non farebbe male alla Scuderia un po’ di oscurità notturna. Libera da tempeste mediatiche. Perché possa risplendere di una luce chiara, e vera.

“Dolce e chiara è la notte e senza vento (…)”

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