IndyCar | Analisi di fine stagione – Chi dorme non piglia…Penske

Penske-Andretti, Honda-Chevrolet questi i motivi ricorrenti di una straordinaria stagione IndyCar 2019. Andiamo a ripercorrerne i punti salienti.

Gara 1 Detroit IndyCar
Josef Newgarden, Credit: Team Penske

La stagione IndyCar 2019 ha visto Josef Newgarden trionfare per la seconda volta. Un titolo ampiamente meritato per il pilota del team Penske, sempre in controllo della situazione e in grado di accontentarsi anche di buoni piazzamenti quando la situazione non volgeva per il meglio.

Honda-Chevrolet: gli ovali e i lunghi rettilinei a fare la differenza

Nelle battute iniziali del campionato fin da subito è apparso evidente una differenza in termini di potenza e di setup di Honda e Chevrolet. Alla prima gara della stagione, sul cittadino di St. Petersburg Josef Newgarden ha ottenuto la prima vittoria e Will Power ha chiuso al terzo posto con Scott Dixon tra i due.

Il team Penske ha impressionato per la sua velocità sul dritto e sugli ovali dove, a parte la Bommarito 500 vinta da Takuma Sato, ha letteralmente dominato. Ad approfittarne di questo è stato Will Power e Simon Pagenaud , autori di ben 3 pole position.

This is May: Simon Pagenaud re di Indianapolis

Il dominio di Penske si è reso evidente nel mese di maggio, quello che per tradizione è il periodo di Indianapolis e della 500 miglia. Simon Pagenaud è diventato un contendente per il titolo nella vittoria del gp di Indianapolis quando si è reso protagonista di un sorpasso da capolavoro su Dixon.

IndyCar Indianapolis 500
Simon Pagenaud, Credit: Team Penske

A parte la delusione del team McLaren che non è riuscito a qualificarsi e la bella storia di Kyle Kaiser che senza sponsor è riuscito invece a prendere parte dopo aver distrutto la vettura, quello che più ha lasciato senza fiato della 500 miglia di Indianapolis è stata la grande velocità mostrata fin da subito dalle vetture Penske.

In particolare Simon Pagenaud ha ottenuto una pole position inarrivabile per tutti e a resistere agli attacchi di Alexander Rossi che più del secondo posto non ha potuto fare e che concluderà la stagione al terzo posto con solo 2 vittorie.

Sicuro che fossero Rookie? La grande stagione di Herta e Rosenqvist

Oltre ai top drivers, tutti gli occhi erano puntati su due nuovi rookie: Colton Herta e Felix Rosenqvist. Il primo perchè figlio d’arte, il secondo perchè aveva sulle spalle la pressione di guidare la vettura #10 del team Ganassi, nonchè essere compagno di squadra di Scott Dixon.

Colton Herta, Credit: NTT IndyCar

Colton Herta si è subito adattato e ha pressochè oscurato il campione Indy Lights 2018 Patricio O’Ward ottenendo la prima vittoria al COTA, alla sua seconda gara stagionale. Oltre a questo, per gli amanti della storia del motorsport, Herta ha bissato il successo a Laguna Seca, lì dove anche il padre Bryan aveva trionfato. Per non farsi mancare nulla, il figlio d’arte ha anche ottenuto 3 pole position come Power e Pagenaud.

Felix Rosenqvist non ha ottenuto gli stessi risultati di Herta, con solo una pole position per il gp di Indianapolis e due podi ma spesso è stato davanti a Dixon fino a contendere la vittoria a Mid Ohio.

Felix Rosenqvist, Credit: NTT IndyCar

Rosenqvist però dalla sua parte ha avuto una costanza di risultati unita anche ad una vettura non all’altezza delle aspettative. Questo gli ha permesso di essere il miglio rookie della stagione ai danni dello stesso Herta.

La costanza a farla da padrone: il secondo titolo di Josef Newgarden

L’esperienza del Team Penske ha sicuramente fatto la differenza. Ma ridurre la vittoria del titolo di Newgarden ad una mera esaltazione della DW 12 motorizzata Chevrolet sarebbe un errore.

Come tanti campioni del motorsport, Newgarden ha unito alla sua pura velocità un atteggiamento da “ragioniere”. A parte l’errore di Mid Ohio, che poteva costargli caro ai danni di Rossi, Newgarden ha spesso puntato ai buoni piazzamenti approfittando anche dei vari incidenti e rimediando sulle piste non a suo favore.

Alexander Rossi, Credit: NTT IndyCar

Le quattro vittorie e le due pole, insieme ai tanti podi e buoni piazzamenti, lo hanno messo nella condizione di arrivare a Laguna Seca con il titolo praticamente in tasca seppur erano ancora in quattro a giocarsi il titolo. A Rossi va comunque l’onore di aver tenuto vivo il campionato fino all’ultima gara e di essere stato il miglio pilota sia Honda che di Andretti.

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