IndyCar | È morto a 87 anni Bobby Unser

L’IndyCar piange il 3 volte vincitore della 500 miglia di Indianapolis Bobby Unser, volta amato dal pubblico e dal paddock, protagonista della controversia con Andretti nel 1981

indycar bobby unser
photo:INDYCAR

La settimana nel mondo IndyCar, dopo un doppio weekend ricco di alti e bassi al Texas Motor Speedway, si apre con la triste notizia della morte di uno dei grandi campioni di questo sport, Bobby Unser, che ci ha lasciati a 87 anni nella sera di domenica 2 maggio nella sua casa in New Mexico.

La carriera di Unser, nato in Colorado nel 1934, attraversa 4 decadi, a partire 1949 quando iniziò a correre a Roswell in New Mexico nelle Stock car, rendendolo uno dei piloti più longevi assieme a Rick Mears e Mario Andretti. È affiancato nelle corse dal fratello Jerry, il primo a correre a Indianapolis, morto nelle prove libere della gara nel 1959 e da Al, che vincerà ben 4 edizioni della 500 miglia di Indianapolis, record assoluto a pari con Foyt e Mears.

indycar bobby unser

La sua prima 500 miglia di Indianapolis è l’edizione del 1963, dove si ritira al 2° giro per incidente, mentre nel 1965 è 32° su una Studebaker/Novi Granatelli a trazione integrale.

Nel 1966 ottiene la sua prima top-10 a Indianapolis, ma è il 1968 il suo anno: a bordo della #3 Rislone Eagle conquista la sua prima Indy 500 dopo una lotta contro la Lotus motorizzata da un jet Pratt&Whittney di Leonard. Nello stesso anno conquista il campionato nazionale USAC (antesignano di quello IndyCar), vincendo su Andretti di 11 punti.

Partecipa in F1 a due gare sempre nel 1968 con BRM: il GP di casa al Glen, dove si ritira, e in precedenza il GP d’Italia a Monza, dove si qualifica, ma come Mario Andretti è squalificato dall’ACI in seguito a una regola che impediva ai piloti di partecipare a un altro evento nelle 24 ore prima della partenza del GP. I due infatti volano per l’America dove partecipano all’Hoosier Hundred, facente parte del campionato USAC per cui sono in lotta, e dopo questa decisione non fanno ritorno.

Nel 1972 ottiene la pole per la Indy 500, la prima corsa con gli alettoni, segnando un nuovo record in 195.940 mph.

Unser vince di nuovo il campionato USAC nel 1974, e nel 1975 vince la sua seconda Indy 500, prendendo la testa al giro 165, e mantenendola prima dell’interruzione per pioggia.

Nel 1979 Unser si unisce al Team Penske con cui vincerà 11 gara in CART, ma sopratutto vincerà la terza e ultima Indy 500.

Bobby è anche protagonista con Dan Gurney e il suo team All American Racer della creazione del Gurney flap, e nel 1980 riesce a scoprire i segreti dei tunnel venturi della Chaparral 2K, che ispirerà i progetti Penske successivi.

La terza vittoria in polemica con Andretti

L’edizione 1981 della 500 miglia di Indianapolis resterà nella storia per l’infinita polemica tra Unser e Andretti: il pilota italo-americano giunge secondo di 5,18 secondi, ma a sorpresa Bobby  Unser viene penalizzato di una posizione per aver passato illegalmente delle auto mentre usciva dalla pit lane sotto una bandiera gialla, assegnando l’agognata seconda vittoria ad Andretti. Tuttavia Unser fa ricorso, e lo vince il 9 ottobre 1981, 4 mesi abbondanti dopo, venendo confermato come vincitore in mezzo alle polemiche tra le due parti. Questa è la sua ultima vittoria in IndyCar, infatti si ritira al termine della stagione 1981, con 35 vittorie, 2 campionati, 3 Indy 500, 2 pole a Indianapolis.

Va detto che lui e Mario Andretti nel corso degli ultimi 40 anni si sono riappacificati e riuniti: e così lo ricorda “Piedone”:

La “sua” Pikes Peak e la carriera come commentatore

Unser fa sua la più celebre corsa in salita del mondo, Pikes Peak, che d’altra parte è vicina alla sua nativa Colorado Springs, vincendo 13 volte nella sua classe e 10 volte in assoluta, guadagnandosi il nome di Re della Montagna. La sua prima vittoria è del 1956, e dal 1958 al 1963 vince 6 volte di fila. La sua ultima vittoria è del 1986, quando trionfa con l’Audi Quattro SL. La corsa in salita d’altronde è una specialità della famiglia Unser: tra i vincitori anche lo zio Louis, Al, Al Jr, e Robby.

Diventa poi anche una voce importante nel commento delle gare IndyCar per ABC, ESPN e NBC negli anni ’80 e ’90, affiancato da Page e Posey. È noto per il suo colorito commento tecnico, e ha anche il piacere di commentare la vittoria di suo nipote Al Unser Jr. nel 1992,

Dopo la fine di questa seconda carriera nella TV, lo “Zio Bobby” ha continuato a frequentare il Brickyard, facendo da coach a suo figlio Robby nel 1998 e nel 1999, ottenendo due Top-10 in quelle edizioni della grande corsa. È stato anche ambasciatore per l’Indianapolis Motor Speedway fino alla fine, dando autografi ai fan e scambiando opinioni nel paddock.

Lo piangono sua moglie Lisa, i suoi figli Bobby Jr. e Robby e le figlie Cindy e Jeri, oltre che il fratello minore Al.

Seguici anche sui social: TelegramInstagramFacebookTwitter

Francesco Ghiloni

Studente universitario di Chimica e grande appassionato di motorsport, specialmente di endurance.