F1 | Philippe Bianchi: “Nessuno ha pagato per la morte di mio figlio Jules, ma hanno massacrato Masi per errori meno importanti”

“Nessuno ha pagato per la morte di mio figlio” a parlare è Philippe Bianchi, padre di Jules, ex pilota dell’Academy Ferrari, morto a seguito di un incidente sulla pista di Suzuka

Philippe Bianchi JulesFonte:Unknown

Nessuno ha mai pagato veramente per la morte di mio figlioa parlare è Philippe Bianchi, padre di Jules, ex pilota dell’Academy Ferrari, morto nel 2015 a seguito di un incidente tanto disastroso quanto evitabile.

Per ricordarlo basta ritornare indietro al GP di Suzuka del 2014, quando la monoposto del pilota francese si schiantò contro una gru lasciata in pista. Un errore, che risultò fatale al pilota, che morì in ospedale dopo mesi di coma.

Uno sbaglio evitabile, dunque, che non sarebbe dovuto accadere e che ha strappato la vita ad un ragazzo di soli 25 anni. Un talento buttato, dunque, insieme a sogni ed aspettative di un ragazzo tanto giovane quanto tenace che, però, non ha mai ricevuto giustizia. Nessuno è stato condannato, infatti, per la morte di Bianchi che ha avuto un impatto decisamente importante sulla sicurezza in F1.

Proprio dopo la morte del pilota dell’Academy Ferrari, è stato, infatti, introdotto l’Halo, per proteggere la testa ed il collo dei piloti. Un’innovazione importantissima quindi, arrivata dopo una tragedia che ha scosso il Circus e che ha toccato da vicino anche Charles Leclerc, ex allievo di Jules Bianchi ed amico.

Bianchi: “Nessuno ha pagato per la morte di mio figlio”

“Non mi è piaciuto quanto Masi sia stato massacrato dai media. La stampa ha esagerato. Ogni sua decisione comunque sarebbe stata criticata, vista la situazione, e quindi penso che abbiano esagerato. Non si meritava tutto quello che ha subito, tutti quegli attacchi che ha dovuto sopportare”

“Queste persone avrebbero dovuto essere così arrabbiate ed attaccare quando è morto mio figlio. Nessuno ha esagerato così, nessuno ha deciso di prendere una posizione, nessuno ha pagato per la morte di mio figlio. Nulla me lo ripoterà e questo mi fa capire che in fin dei conti comunque non servirebbe, ma avrei preferito un atteggiamento diverso diciamo” ha detto il padre di Bianchi che ha poi parlato di Leclerc nel corso dell’intervista per Mow-mag con Giulia Toninelli.

“Sono stato il miglior amico del padre di Leclerc. Quando gestivo il circuito di Brignoles la famiglia veniva a fare karting, Conosco Charles da quando era un bambino dunque”

“Lui era più piccolo di Jules di otto anni e, quando ha iniziato a correre, Jules lo preso sotto la sua protezione e ha cominciato a seguirlo. E’ stato un fratello maggiore. Gli ha anche presentato il suo manager Nicolas Todt, che ancora oggi lavora con lui. E’ stato, quindi, un rapporto stretto e lo ha aiutato ad arrivare in Ferrari in un certo senso”

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