La rubrica del lunedì…al martedì | Eroe dimenticato

Torna ‘La rubrica del lunedì’ questa volta di martedì. Ogni settimana commenteremo il weekend appena trascorso concentrandoci su un qualcosa di particolare. Dopo nove anni torna il GP di Turchia. L’ultima edizione fu vinta da un Sebastian Vettel oggi eroe silenzioso e dimenticato.

GP Turchia
Foto: marca

Penultima settimana di pausa per un mondiale che si avvicina a quel finale arabo che tanto sembrava impossibile. Penultima settimana di pausa che anticipa il ritorno del GP di Turchia nove anni dopo l’ultima edizione. Nel 2011 fu Sebastian Vettel a vincere in terra turca grazie a quel binomio con Red Bull che sembrava indistruttibile come oggi sembra indistruttibile il binomio Hamilton-Mercedes, con il britannico che domenica avrà la prima chance per laurearsi campione del mondo per la settima volta.

Era una Formula 1 diversa, e non poco, quella che lasciò Istanbul nel maggio di nove anni fa. Diverse e non poco erano le monoposto, con l’idea di motore ibrido che iniziava a circolare nel paddock. Diverso, e non poco, era Lewis Hamilton che attraversava uno dei momenti più difficili della sua carriera, costretto a guidare una McLaren con alcuni problemi e concludendo il mondiale in quinta posizione. Diverso, e non poco, era Sebastian Vettel. Quel ragazzino messosi in mostra con la Toro Rosso si presentò al GP di Turchia del 2011 con in tasca il titolo di campione del mondo ottenuto pochi mesi prima. La sua RB7 era di gran lunga la migliore monoposto in griglia. Una stagione, quasi mai in discussione, che si concluderà con la conquista del secondo dei quattro titoli consecutivi.

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Un Sebastian Vettel molto, troppo diverso dal Sebastian Vettel di oggi. Ricordo che provavo una sorta di ‘odio’ nei suoi confronti. Lo vedevo come il ‘nemico’. Ricordo anche la gioia nel venire a sapere del suo passaggio in Ferrari. Sembrava poter essere l’inizio di una storia fatta di tanti successi. Sembrava. Mi fa male, come credo faccia male a tutti gli appassionati di motorsport, vedere un Sebastian Vettel come quello che vediamo circolare queste settimane nel paddock. Se dovessi trovare un aggettivo per descriverlo credo che sarebbe rassegnato. Rassegnato a un addio che, seppur ‘irrevocabile’, poteva e doveva essere più dolce. Rassegnato nel parlare, con dichiarazioni che sanno tanto di un ‘vorrei ma non posso’. Un amore, quello per la Rossa, che non finirà, non potrà finire mai. La speranza è che in Aston Martin possa ritrovare una serenità che gli manca da tanto, forse troppo tempo. La speranza è che possa tornare ad essere il vecchio Sebastian Vettel, quello della Red Bull e dei primi anni in Ferrari. Quello dei quattro titoli mondiali, quello della vittoria in Malesia e delle canzoni di Singapore. Un Sebastian Vettel diverso dall’eroe silenzioso e dimenticato di questo strano, stranissimo 2020.

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