La rubrica del lunedì… al martedì | Cash is king

Torna ‘La rubrica del lunedì’… al martedì. Ogni settimana commenteremo il weekend appena trascorso concentrandoci su un qualcosa di particolare. Alla vigilia dell’inizio dell’ultimo terzo di stagione la F1 annuncia la presenza del GP del Qatar nel calendario. Da Melbourne 2020 a Losail 2021, il dovere di essere coerenti.

gp qatar f1
Foto: f1

Marzo 2020. Melbourne. Piloti e team pronti ad una nuova stagione con il classico debutto australiano. La positività al Covid di alcuni membri McLaren fanno tremare l’intero Circus. Già alla vigilia sembrava impossibile correre vista la situazione pandemica che stava colpendo rapidamente l’intero globo. Le parole di Lewis Hamilton in conferenza stampa fecero scalpore per quanto erano vere. “Cash is king”, disse il britannico. Tutto rimandato all’estate.

Luglio 2020. Spielberg. Quattro mesi dopo le auto tornano in pista in un clima a dir poco surreale. Paddock e tribune vuoti. Mascherine ovunque. Un mondo segnato da una pandemia da un lato e da una lotta al razzismo dall’altro. Si riparte. La scritta “We race as one” giganteggia nei vari circuiti.  Piloti che si inginocchiano contro il razzismo prima dello spegnimento dei semafori. Una Formula 1 che vuole (giustamente) essere più che un semplice sport. Una Formula 1 che vuole (giustamente) essere un mezzo per trasmettere valori giusti come rispetto e parità.


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Ottobre 2021. Un anno e mezzo dopo Melbourne. Un campionato messo in cassaforte ed un altro che si avvia verso la conclusione. Più di quaranta gare completate. Paddock e tribune che piano piano hanno ripreso ad essere pieni di tifosi. Una pandemia che piano piano ha iniziato a lasciare spazio alla normalità. Una Formula 1 che sembra però andare contro quelli che erano i valori portati avanti diciotto mesi prima. C’è ancora il motto “We race as one” ma c’è anche una serie di decisioni che sembrano andargli contro. Il GP del Qatar farà parte del calendario di F1 nel 2021 e sarà seguito da un accordo decennale dal 2023 in poi. Quella stessa Formula 1 che diciotto mesi prima si auto-dichiarava portatrice di valori come rispetto e parità, firma un contratto con un Paese che ha visto morire migliaia e migliaia di persone nel tentativo sfrenato di completare in tempo i lavori per un Mondiale di calcio che ha più di un punto interrogativo.

Quella stessa Formula 1 che tanto parlava di rispetto farà tappa in Arabia Saudita, una nazione che solo tre anni fa ha riconosciuto il diritto di poter guidare alle donne. Una Formula 1 che sembra essere sempre più vicina al “Cash is King” di Hamilton piuttosto che al “We race as One”.

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