La rubrica del lunedì | Dannato destino

Torna ‘La rubrica del lunedì’. Ogni settimana commenteremo il weekend appena trascorso concentrandoci su un qualcosa di particolare. George Russell beffato da quello stesso destino che ha voluto Mick Schumacher campione di Formula 2. Dannato destino.

George Russell
Foto: mercedes

A volte sembra proprio che non sia la giornata giusta. Anche se sembrerebbero esserci tutti gli ingredienti per far sì che quella possa essere una giornata perfetta alla fine ci si mette sempre lui in mezzo, il destino. Quel dannato destino che lo scorso anno aveva impedito a Charles Leclerc di ottenere la sua prima vittoria in carriera alla seconda gara in Ferrari. Un anno e mezzo dopo, stessa pista, stesso tragico destino. Sempre un giovane talento, uno dei più cristallini forse, quello di George Russell. Arrivato in Formula 1 da campione delle serie minori, il pilota britannico non ha avuto modo di mettersi più di tanto in luce, complice una vettura non all’altezza. Sprazzi delle sue capacità si sono visti, soprattutto in qualifica dove, fino a sabato scorso, era stato sempre davanti ai suoi compagni di squadra. Si è ritrovato catapultato nella migliore monoposto in griglia, forse una delle migliori mai costruite. Si è ritrovato a dover sostituire un sette volte campione del mondo che con quella vettura ha fatto un po’ quello che ha voluto. Gli ingredienti insomma c’erano tutti. Subito veloce nelle libere, distante poco più di venti millesimi dalla pole. Una gara mai in discussione, comandata dall’inizio e gestita da veterano. Poi è arrivato lui, il solito dannato destino. Caos ai box e foratura che gli hanno impedito di ottenere una vittoria che sarebbe stata più che meritata. La sua delusione nel retro paddock assomigliava molto a quella di Charles Leclerc dello scorso anno. La consapevolezza è che è solo una questione di tempo perché George Russell ieri ha dimostrato di poter e dover stare in Formula 1, possibilmente con una macchina all’altezza.

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La cosa bella del destino è che può essere nemico e alleato allo stesso tempo. Nemico per il pilota della Williams, alleato per un Mick Schumacher che, nonostante una gara tutt’altro che brillante, è riuscito a laurearsi campione di Formula 2. Anche in questo caso c’entra il destino perché se sei tedesco e fai il pilota, se tuo padre si chiama Michael e di cognome fa Schumacher, non puoi che essere destinato ad essere un vincente. Le sue emozioni dopo il traguardo erano palpabili. Gioia e malinconia. Gioia per il titolo e per il futuro in Haas che lo aspetta. Malinconia perché suo padre non poteva essere lì con lui a festeggiare.


Che strano che è il destino a volte. Mick e George, accomunati da un destino alleato per uno e nemico per l’altro.

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