Le Mans ’66 – La grande sfida, il film sulla rivalità Ferrari-Ford, esce al cinema giovedì 14 novembre

La leggendaria rivalità tra Enzo Ferrari e Henry Ford II, raccontata in un film che sarà nelle sale da giovedì 14 novembre: ecco perché “Le Mans ’66 – La grande sfida” è un film che un appassionato di motorsport deve assolutamente vedere.

credits: mymovies

Anni Sessanta. Subìto il grande rifiuto all’acquisizione di Maranello da parte di Enzo Ferrari, Henry Ford II, nipote del fondatore della Ford, decise che, per risollevare le proprie vendite e la propria immagine, non aveva bisogno di comprare la Ferrari, ma di batterla. Da una possibile alleanza, si arrivò alla guerra, il cui palcoscenico sarebbe stato la 24h di Le Mans. È da questa storia che prende vita il film “Le Mans ’66 – La Grande Sfida”, nella versione originale “Ford v Ferrari”.

Da una parte l’amore incondizionato per le corse con l’unico di obiettivo di vincere sempre e comunque; dall’altra le corse come strumento di marketing, perché l’auto che vince la domenica, sarà quella che compreranno i ragazzi al lunedì.

La trama

Il film è diretto da James Mangold e interpretato da due mostri sacri di Hollywood, quali i premi Oscar Matt Damon, nei panni di Carroll Shelby, e Christian Bale, alle prese con l’ennesima trasformazione fisica, nei panni di Ken Miles. Negli anni 60 la Ford è stanca di perdere la 24 ore di Le Mans e di veder vincere la Ferrari, così si affida all’ex pilota e brillante ingegnere Carroll Shelby, perché progetti un’auto capace di compiere questa impresa. Shelby nel ‘59 ha vinto la 24h di Le Mans e, in seguito ad una grave patologia cardiaca, si è dedicato a progettare e vendere automobili; sarà lui a scegliere di mettere alla guida della sua Ford l’inglese Ken Miles, dotato di un grande talento ma anche di un carattere complicato.

 

Il mondo delle corse nel cinema

La cinematografia ha raramente raccontato storie di motori e Gran Premi, forse per la difficoltà di rappresentare in maniera efficace emozioni così nette e definite, ad oltre 300 km/h. Infatti, è facile pensare a quali pellicole, di questa stretta cerchia, meritino davvero di essere viste. Oltre a “Grand Prix” (1966) e “Le Mans” (1971) di Steve McQueen, troviamo sicuramente il recente “Rush” (2013) di Ron Howard, che ha ridato lustro ad un genere caduto in crisi dopo anni di improponibili tentativi. In Italia ha ottenuto un ottimo successo di pubblico e di critica “Veloce come il vento” (2016) di Matteo Rovere.

La 24 ore di Le Mans

La bellezza e il fascino del motorsport sta nell’epica di gran premi e competizioni che portano l’essere umano a riconsiderare i propri limiti. In questo, competizioni come la 24 ore di Le Mans, hanno da sempre rappresentato l’elevazione più totale del pilota e della macchina. A Le Mans non vince il più veloce: vince colui che è più veloce e resistente nel rimanere in pista per 24 ore filate, percorrendo rettilinei da oltre 300 km/h, ricavati da strade che attraversano alberi e foreste. A Le Mans la notte ti squarcia, l’alba è un dolce approdo sino al pomeriggio, quando esausto non puoi ancora dire di avercela fatta se non sotto la bandiera a scacchi.

Le Mans è questo e molto di più, e negli anni ha raccontato storie degne di un film. Correre e vincere a Le Mans significa storia e prestigio. Lo sanno bene sia Ford che Ferrari, che hanno scritto pagine leggendarie della storia delle corse. Ecco perché Le Mans ’66 è un film che un appassionato di motorsport deve assolutamente vedere.

 

Ecco il trailer del film:

 

 

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Simone Frigerio

Vivo per scrivere, mi nutro di MotoGP e Formula 1