LMH, LMDh: il futuro dell’Endurance, a passo di gambero

Per un passo avanti, se ne contano due indietro. Questo andamento sembra caratterizzare il profluvio di dichiarazioni d’intenti, modifiche regolamentari, addii e arrivederci che hanno riempito le cronache delle competizioni Endurance negli ultimi tre anni. Crisi e problematiche derivanti dall’emergenza sanitaria globale appaiono semplicemente come la goccia che ha fatto traboccare il vaso di una categoria che troppo ha ingiustamente sofferto, diventando null’altro che l’ombra di quanto in passato rappresentava. All’orizzonte, tuttavia, si vedono cambiamenti significativi: saranno sufficienti a invertire la rotta? lmh endurance

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Questione di sopravvivenza lmh endurance

All’annuncio dell’avvento della classe Hypercar, il fermento nel mondo del motorsport era palpabile e autenticamente giustificato. Dopo l’addio di Audi e Porsche, la classe regina del campionato mondiale Endurance, più che agonizzante, pareva entrata in stato comatoso. La soverchiante presenza dell’ibrido Toyota non era in alcun modo messa in pericolo dalle limitate risorse dei team privati, togliendo di fatto alla classe LMP1 qualsivoglia parvenza di agonismo. Se quindi la passata stagione del WEC si era chiusa con un importante passo in avanti, i due passi indietro non potevano tardare ad arrivare. Sono così giunte le modifiche al regolamento 2019/2020, che hanno imposto un handicap tanto penalizzante e iniquo da far scontenti vincitori e vinti, nonché l’attesa, quanto parzialmente deludente, convergenza fra le massime espressioni dell’Endurance mondiale: WEC e IMSA. lmh endurance

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L’iniziale entusiasmo per i progetti Hypercar è stato assai rapidamente smorzato dall’ insostenibilità economica degli stessi. I costruttori hanno realizzato la necessità di piattaforme produttive quasi interamente nuove, con una scarsa portabilità di ricerca e sviluppo da progetti già avviati. Nonostante questo, i (pochi) aderenti si sono lasciati sedurre dalle oggettive qualità e impressionanti performance attese dalle nuove vetture, vetrina di rilievo. L’annuncio della classe LMDh, pur rendendo felici molti, ha tuttavia compromesso le aspettative dei costruttori già impegnati con le Hypercar, tanto da spingere Aston Martin al congelamento del progetto.

Una convivenza già difficile

I pregi della nuova classe LMDh sono molteplici: consentire alle Case di schierare la stessa vettura nelle più grandi competizioni internazionali con minime modifiche è un traguardo eccezionale, che anzi tardava ad arrivare. Tuttavia, la divisione delle classi non soddisfa. Come mai può essere sostenibile l’accesso alla vittoria overall per due tipi di vetture così radicalmente differenti, anche nella gestione finanziaria? Dov’è l’attrattiva nell’avviare un progetto estremamente dispendioso, quando si può pervenire allo stesso risultato investendo circa un decimo di quanto preventivato? Questo passo falso nella gestione dei regolamenti non è passato inosservato, e i grandi marchi si sono precipitati a esprimere il loro interesse per la “sorella minore” della classe LMH, che perde di rilevanza di giorno in giorno.

FIA e ACO, adesso, vogliono correre ai ripari. E lo stanno facendo snaturando la classe regina un anno prima del debutto in pista, ridimensionandola, tarpandole le ali. L’ultima modifica al regolamento 2021, in attesa di ratifica dal World Motorsport Council, equipara potenza, peso e aerodinamica delle vetture LMH e LMDh. L’unica differenza nella performance a sopravvivere, per ora, è l’ERS, collocato sull’asse anteriore per le Hypercar e su quello posteriore (singlespec) per le Daytona. Rimane da capire se questo sarà sufficiente a convincere i marchi a portare avanti un investimento in LMH che si conferma comunque maggiore,. perché maggiore è la spesa da affrontare in ricerca e sviluppo. Certo è, invece, che il mondo delle competizioni motoristiche ne ha perso in risultati, in agonismo e in innovazione tecnologica.

Guardare al futuro… ma a che prezzo?

Il fascino dell’Endurance risiede per buona parte nello sviluppo del mezzo meccanico, che non deve “semplicemente” raggiungere risultati al limite della fisica,. ma mantenerli e gestirli per un tempo che sembra infinito nella cosiddetta massima serie, la Formula 1. La lingua italiana non ha saputo rendere bene la magia di queste competizioni, definendole banalmente “gare di durata”. Il concetto di endurance, invece, racchiude in sé tutte le accezioni di resistenza, costanza di risultati, ossessiva e sempre perfettibile preparazione prima,. ma soprattutto durante, lo sforzo.

È importante che la bellezza di queste competizioni sopravviva a quello che si prospetta un forte periodo di crisi, economica e di valore, del mondo del motorsport. Altrettanto importante, però, è che questa bellezza venga preservata nella sua espressione migliore,. e che non perda mai di vista quello che dovrebbe essere: dal Cambridge Dictionary, the ability to keep doing something difficult, unpleasant, or painful for a long time.

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Aurora Dell'Agli

Classe 1997, studentessa di Giurisprudenza, blogger su @theracingchick. Ho un occhio di riguardo per Endurance, competizioni GT, Formula 1 e Formula E.