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F1 | Il pilota che “avrebbe colpito positivamente” Enzo Ferrari

Luca Cordero di Montezemolo, presidente Ferrari dal 1991 al 2014, ha voluto ricordare Michael Schumacher, a dieci anni dal drammatico incidente sulle nevi di Meribel

A distanza di dieci anni dall’ormai incidente sulle nevi di Meribel, Luca Cordero di Montezemolo, presidente Ferrari dal 1991 al 2014, ha parlato di quello che sarebbe stato un ipotetico rapporto tra Enzo Ferrari e Michael Schumacher, con il drake che non ebbe mai, purtroppo, l’opportunità di vedere i trionfi di Schumi con il cavallino. L’ex pilota tedesco si unì infatti alla scuderia di Maranello nel 1996, reduce dai due primi due titoli vinti alla corte di Flavio Briatore in Benetton nel 1994 e 1995.

Schumacher Montezemolo Enzo Ferrari
Schumacher, il ricordo di Montezemolo nel nome di Enzo Ferrari © Robert Pratta

Schumacher, il ricordo di Montezemolo nel nome di Enzo Ferrari

“Quando sono in ufficio, Michael è sempre davanti a me”, ha affermato Montezemolo alla Gazzetta dello Sport. ”Alle pareti ho tre foto di momenti del suo periodo in Ferrari. Jean Todt che lo solleva dopo la vittoria del Campionato a Suzuka nel 2000, l’immagine di tutta la squadra con la parrucca rossa scattata in Malesia, e un nostro abbraccio dopo il trionfo a Monza nel ’96”.

Nel 1973, Montezemolo entrò in Ferrari come assistente di Enzo Ferrari e responsabile della squadra corse, contribuendo ai tre titoli costruttori e ai due titoli piloti vinti tra il 1975 ed il 1977. Nel 1991, tre anni dopo la morte del Drake, l’imprenditore bolognese tornò a Maranello, occupando il ruolo di presidente e amministratore delegato, e fu incaricato di riportare la scuderia ai fasti di un tempo.

“Quando sono tornato in Ferrari l’obiettivo era ricostruire la squadra. Dovevo assumere persone valide per programmare un ciclo vincente e creare un clima buono in azienda. Presi Todt perché a me non piacevano i mercenari e lui aveva fatto tutta la sua carriera da dirigente alla Peugeot”.

”Poi arrivarono Ross Brawn, Rory Byrne, Paolo Martinelli e Stefano Domenicali. A quel punto e solo a quel punto mancava un pilota che potesse fare la differenza. Seguendo la lezione di Enzo Ferrari, che non si esponeva mai in prima persona, chiesi a Niki Lauda di andare a parlare con Willy Weber, il manager di Schumi. Lui prese i primi contatti e poi passo la pratica a Todt. E infine Michael arrivò da me”.


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Nonostante non fosse pienamente consapevole del prestigio e della leggenda del marchio Ferrari, Michael rimase impressionato proprio nel suo GP di casa, quando Gerhard Berger colse la vittoria proprio in seguito al ritiro del tedesco a pochi chilometri dalla bandiera a scacchi.

“A due giri dalla fine ruppe l motore, e Berger vinse in rosso. Mi confessò di essere rimasto molto colpito: ‘Io, tedesco, sul mio circuito di casa mi fermo per un guasto e vedo tutta Hockenheim piena di bandiere Ferrari che salutano un austriaco…”.

Quanto a Enzo Ferrari, Montezemolo ha infine rivelato che il Drake sarebbe stato entusiasta di lavorare insieme a Schumi: “Gli piacevano i piloti che spingevano sempre. L’avrebbe colpito positivamente il suo attaccamento ai meccanici. Anche quando si ruppe una gamba a Silverstone per colpa di un guasto, non ha mai detto una parola contro la squadra. E avrebbe potuto farlo”.

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