Montecarlo, Indianapolis, Le Mans: la leggenda della Triple Crown

A partire da Domenica, in meno di un mese si correranno tre delle corse più famose del mondo: il Gran Premio di Montecarlo, la 500 Miglia di Indianapolis e la 24 Ore di Le Mans. Tutte e tre possiedono caratteristiche uniche e sono accomunate dal titolo di cui si può fregiare colui che è in grado di vincerle tutte.

Stiamo parlando della Triple Crown, ossia la vittoria combinata della 500 Miglia di Indianapolis, della 24 ore di Le Mans e uno tra il Gran Premio di Montecarlo o il Campionato del mondo di Formula 1.

Graham Hill, unico vincitore della Triple Crown [foto: Car Throttle]
La difficoltà della sfida ha reso la Triple Crown un’autentica ossessione per i più grandi piloti della storia. In tanti ci hanno provato, ma fino ad adesso uno solo ci è riuscito: Graham Hill, capace di vincere le classiche americana e francese una volta ciascuna, 5 volte vincitore del Gran Premio di Monaco e bicampione del mondo di Formula 1.

Numerose sono le leggende dell’automobilismo che invece hanno vinto solo due prove su tre: nomi come Tazio Nuvolari, Bruce McLaren, Emerson Fittipaldi, Mario Andretti, Jim Clark, Jochen Rindt, A.J.Foyt, Phill Hill, Mike Hawtorn, Maurice Trintignant, Juan Pablo Montoya e Jacques Villeneuve, quest’ultimo in particolare giunto 2° alla 24 Ore di Le Mans del 2008.

Molti parlano dei piloti, ma la sfida è altrettanto ardua anche per i costruttori e i motoristi. Gli unici a esserci riusciti sono Ford, Cosworth, Mercedes e McLaren, mentre sono fermi a quota due Ferrari, Alfa Romeo, Maserati, Bugatti, Matra, Lotus, Honda e Renault.

Storie uniche sono in grado di raccontare queste corse.

Montecarlo, un labirinto di cementi e guard rail, da percorrere tutto d’un fiato: Saint Devote, su al Casino, poi giù al porto, Tabaccaio, Piscine, Rascasse e si ricomincia.

Una gara quella nel Principato che poco viene ricordata per i sorpassi, ma dove si sono scritte pagine della storia della Formula 1. Quando si parla di Ayrton Senna, subito torna in mente l’on board dove lo si vede sfiorare i muretti con la sua Mclaren-Honda guidando a tratti con una mano. Oppure la vittoria di Gilles Villeneuve nel 1981 su Ferrari, ottenuta con il sorpasso su Alan Jones a quattro giri dal termine. E ancora, la pazza corsa del ’96, con sole quattro vetture al traguardo e Panis vincitore partito dal 14° posto. Come dimenticare poi la Pole Position nel 2012 di Michael Schumacher con una Mercedes non al top e a 43 anni suonati. Una pole quella del Kaiser che trova posto solo nel cuore degli appassionati, in quanto una penalità guadagnata nella gara precedente lo privò della partenza dal palo.

La curva del Tabaccaio a Montecarlo [foto: Formula 1]

Le Mans è senza dubbio la corsa più importante dell’anno in Francia.

Centinaia di migliaia di persone si radunano per assistere da vicino alla gara.

Quando si parla di Le Mans, una delle immagini più iconiche è quella della notte, buia come la pece, rischiarata solo dai fari delle vetture e animata dal rombo dei motori, con la corsa, che con la luna o con la pioggia, col vento o con la nebbia, prosegue inesorabile la sua marcia, fino al sorgere dell’alba del giorno che decreterà il vincitore.
24 ore ininterrotte a destreggiarsi tra i doppiaggi, un tranello che può rivelarsi letale.

A Le Mans si è assistito a di tutto, dai duelli Ford-Ferrari, alle vetture  più iconiche di Porsche e Audi, da uomini tentare di concludere la maratona da soli alla vittoria Mazda con un motore rotativo, fino a una Mclaren F1 GTR vincere battendo le vetture della categoria superiore.

Anche gli ultimi due anni non sono stati da meno. Nel 2016 la Toyota ha visto sfumare il primo storico successo a tre minuti dal termine, con la LMP1 #5  che terminò la sua corsa proprio sul rettilineo di arrivo.

L’anno scorso una serie di avarie alle LMP1 ha fatto sì che la LMP2 del Jackie Chan Racing fosse in testa a meno di un’ora dal termine, salvo poi arrendersi alla Porsche 919 Hybrid di Hartley-Bamber-Bernhard. In GTE-Pro invece la vittoria è stata assegnata alla Aston Martin #97 dopo un sorpasso sulla Corvette #63 all’ultimo giro!

E infine c’è Indianapolis, un catino di 500.000 spettatori.

La gara consta “semplicemente” di 200 giri, con 4 curve a sinistra da percorrere in totale 800 volte. Sebbene le medie sul giro siano spaventose e superiori ai 370 km/h,;a causa delle varie neutralizzazioni l’evento raramente dura meno di tre ore, tanto che qualcuno l’ha ribattezzata “la gara endurance più breve al mondo”.

Numerose sono le corse che si sono decise all’ultimo giro o con un arrivo al fotofinish:;nel ’92 in particolare la differenza tra primo e secondo fu solo di 0,043 secondi. Nella storia recente, nel 2011 in particolare, ricordiamo di come Hildebrand perse una vittoria ormai sua andando a muro all’ultima curva dell’ultimo giro,;tagliando il traguardo per inerzia dietro al compianto Dan Wheldon.

Fernando Alonso alla 500 Miglia di Indianapolis del 2017
Quest’anno, saranno Fernando Alonso e Juan Pablo Montoya a sferrare l’assalto alla Triple Crown.

Al secondo manca unicamente la vittoria a Le Mans, che proverà a conquistare nella classe LMP2 con la vettura del team United Motorsport. Lo spagnolo invece è fermo ancora a quota uno, ma non ha mai fatto mistero del suo obiettivo di vincere la tripla corona. L’anno scorso ben figurò alla classica statunitense, dove fu costretto ad arrendersi solo per un guasto tecnico, uscendo comunque tra gli applausi e la standing ovation dell’intero Speedway. Quest’anno invece sferra il suo assalto alla classica francese assieme alla Toyota. Ma ci sono altri record che Fernando può fare suoi.

Uno di questi è la Triple Crown dell’endurance, ossia la vittoria della 24 ore di Le Mans, della 12 ore di Sebring e;della 24 ore di Daytona. A Sebring Alonso correrà con il WEC nel 2019, anche se ufficialmente non si tratterà della classica 12;ore, mentre ha già detto di voler rilanciare la sfida a Daytona.

Se l’avventura nel WEC dovesse dare i suoi frutti,;lo spagnolo potrebbe essere il primo pilota della storia a vincere il Campionato del mondo di Formula 1 e quello Endurance. Ma c’è di più: Alonso ha più volte espresso il suo apprezzamento verso la serie Indycar. E se sotto sotto Fernando, dopo la Triple Crown, stesse valutando di piazzare il trittico dei rispettivi campionati? Sarebbe un’impresa da far riscrivere i libri di storia e da far sembrare quasi obsoleta la Triple Crown.

Tornando alla Tripla Corona, cosa accomuna queste tre gare storiche?

Tutto sembra essere diverso: la categoria, il tipo di tracciato, la durata, la procedura di partenza, le strategie di gara, la località. Persino la bevanda del vincitore è diversa, in quanto a Indianapolis non si festeggia con lo Champagne, ma con la tradizionale bottiglia di latte.

Quello che le accomuna è la storia che c’è dietro a ogni classica,;l’aura mistica che fa sì che ogni pilota voglia conquistarsi un posto nella storia, per far sì che il suo nome venga ricordato a lungo. Un’ossessione questa tipica anche dei protagonisti dell’Epica classica. In fondo anche i piloti sono dei combattenti, che guardano in faccia la morte per poi sconfiggerla. E quanto più si è vicini alla morte,quante più energie e aspettative si sono spese per una sfida, tanto più ci si sente vivi. Ecco cosa accomuna le tre gare: l’essenza stessa del motorsport, la;vita, e la Triple Crown per storia, tradizione, attenzione mediatica, gusto della sfida e difficoltà dell’impresa conferisce a chiunque ne faccia o ne abbia fatto parte, dallo spettatore all’ingegnere, dal commissario al pilota, una nuova e rinata vitalità.

La sfida della 24 ore di Le Mans è condita dalle variabili doppiaggi e meteo [foto: Autosprint]
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Carlo Platella

Nato e cresciuto a Torino, studio ingegneria dell'Autoveicolo nel Politecnico della mia città. Ho una grande passione per il motorsport in tutte le sue forme che mi piace trasmettere negli articoli. Lavoro nella Squadra Corse della mia università con la speranza un giorno di entrare in Formula 1.