MotoGP | E se nel prossimo GP di Misano corresse anche il SIC? Ne abbiamo parlato in questa intervista ESCLUSIVA con Paolo Simoncelli

C’è una foto dei primi anni duemila che ritrae Marco e Paolo Simoncelli seduti a terra nel paddock di Misano, appoggiati ad una serranda dei box, che si riposano dopo una delle primissime sessioni di prove libere fatte su una 125cc. E’ l’inizio di una connessione particolare che lega il Sic al circuito che non a caso ora porta il suo nome. Quasi tremila seicentocinquanta giorni, dieci lunghi anni vissuti nel ricordo di Marco. Un ricordo che si farà ancora più vivo nel prossimo GP di Misano, gara a cui, nell’intervista esclusiva a Paolo Simoncelli, abbiamo immaginato corresse anche SuperSic.i intervista paolo simoncelli

intervista simoncelli
Credits: Canale Social Dellorto

Tutti coloro che seguono le corse hanno scolpito nella memoria la scena di Marco sorridente senza casco con le sue lunghe braccia aperte che festeggia a Sepang in sella alla sua Gilera il titolo appena conquistato di campione del mondo della 250cc. Quel giorno “A star is born”, un altro grande talento scrive il suo nome sugli annali ma Marco é diverso da tutti gli altri. Il suo look inconfondibile, i suoi comportamenti così spontanei e le sue parole sempre positive ce lo facevano sentire vero e simile a noi, come un amico del bar o della palestra. Marco manca incredibilmente a tutti gli appassionati di moto perché il suo modo di correre generoso e senza compromessi ed il suo essere un personaggio trasparente ed espansivo é esattamente ciò che vorremmo dai piloti di oggi.

E se domenica 24 fosse anche lui della partita? Come se la caverebbe su queste MotoGP 1000cc di cilindrata? E con queste gomme Michelin? Come sarebbe oggi la sua preparazione per il Gran Premio di casa? F1InGenerale ne ha parlato proprio con Paolo Simoncelli, per tutti i tifosi italiani “il babbo” nazionale del motomondiale, in questa intervista esclusiva.

Paolo descrivici come vivreste tu e Marco questa vigilia del Gran Premio dell’Emilia Romagna?

“Diciamo che la settimana sarebbe bella complicata perché tornando dall’America con gli effetti del fuso orario saremmo già un po’ tutti e due sbattuti. Staremmo in relax qualche giorno senza attività fisica per Marco fino a domenica, poi due giorni di intensa palestra per arrivare in circuito il mercoledì. E’ il momento per riprendere contatto con l’ambiente e per salutare i meccanici. Poi in giornata ci sarebbero i tanti eventi mondani.”

Ti riferisci a ciò che organizzano alcuni sponsor all’interno del paddock?

“No, penso soprattutto a ciò che avviene fuori dal circuito. Nei weekend del Gran Premio c’è la gara tra Rimini, Riccione, Misano e Cattolica ad organizzare eventi.”

Di tutte queste attività collaterali quale pensi che Marco non gradirebbe più fare dopo tanti anni?

“Non ci sarebbero problemi perché in mezzo alla gente c’è sempre stato bene e non gli peserebbe assolutamente. A lui il calore delle persone “piace” da matti e si sarebbe sentito a suo agio.”

Cos’altro avrebbe fatto il mercoledì sera?

“Ah di sicuro avrebbe partecipato alla Spurtleda, la gara di go-kart che organizza il suo grande amico Michele Masini e ti garantisco che il nome dell’evento non è stato dato a caso! Era proprio guerra all’ultima ruotata tra i vari piloti. La Spurtleda é ancora una tradizione ma per un motivo o per l’altro a volte salta. Se lui ci fosse ancora, avrebbero continuato a farla regolarmente, ne sono certo.”

Cosa succederebbe invece il giovedì?

“Il giovedì in circuito è il momento delle varie interviste della Dorna e oltre a queste naturalmente Marco preparerebbe già la strategia per il venerdì di prove con il capotecnico. In definitiva la settimana pre-gara di casa sarebbe molto semplice e lineare.”

In queste prime serate dormireste nel Motorhome in circuito o tornereste a casa?

“Io sarei a casa a Coriano, che dista poco più di dieci chilometri, ma lui con la morosa, la Kate, dormirebbe in circuito… che poi in realtà la sera sarebbe venuto a casa a giocare a carte e sarebbe tornato in circuito più tardi.” intervista paolo simoncelli

È importante rimanere a dormire in circuito anche se si abita nelle vicinanze?

“Sì certo. Noi abitiamo a due passi ma se resti in circuito la mattina puoi dormire un’oretta di più e in generale si è più concentrati. Dal venerdì in poi Marco sarebbe rimasto in circuito a testa bassa fino alla gara di domenica.”

E la domenica sera?

“Beh la sera dopo la gara tutti in libera uscita. Sarebbe tornato a casa sorridente o magari incaz*ato.”

Con Marc Marquez non si sono incontrati in pista, ma dal punto di vista agonistico come li avresti visti?

“Ah sono convinto che ci saremmo divertiti un sacco perché sono uguali: stessa mentalità, stessa aggressività, stessa voglia di arrivare senza tante “pugnette”. Questa è la loro caratteristica. Direi che si sarebbero trovati benissimo. Probabilmente avrebbero anche avuto la stessa moto perché Marco aveva già un contratto ufficiale con la Honda.

Secondo te come se la caverebbe Marco con le MotoGP di oggi?

“Sono convinto che con il passaggio alla cilindrata 1000 avrebbe dato paga agli altri per diversi anni. Decisamente più adatta al suo peso e alla sua statura. Sulla 1000 avrebbe potuto sfruttare tutti i cavalli a disposizione non come sulle 800 in cui si era sempre al limite dei giri costringendo i tecnici a ridurre il flusso di benzina per preservare i motori.”

E con le gomme Michelin come si troverebbe?

“Considerando lo stile di Marco con queste gomme non si troverebbe male. Ogni gomma ha la sua caratteristica e sta al pilota adattarsi. Con le Bridgestone durante i primi giri rischiavi di ammazzarti, come purtroppo poi è successo. Nessuno mi toglie dalla testa che le abbiano cambiate anche perché è morto Marco.”

Il SIC è nato nell’87 e oggi avrebbe 34 anni. Per quanti anni correrebbe ancora? intervista paolo simoncelli

“Farebbe come Valentino, fino a quarant’anni tranquillo, tranquillo. Tutto quello che avrebbe potuto fare per continuare a correre lo avrebbe fatto e poi avrebbe provato anche in macchina perché andava forte anche sulle quattro ruote.”

Da dieci anni esiste la fondazione Marco Simoncelli che hai fortemente voluto per far sì che lo sport contribuisca ad aiutare chi nella vita ha più bisogno. Spesso si fanno donazioni ad organizzazioni di cui non si sa nulla, nel vostro caso c’è dietro una famiglia per bene di cui ci fidiamo. Basta guardare sul vostro sito e accorgersi che avete fatto delle cose grandiose. Come prosegue l’attività?

“Ti ringrazio delle belle parole sulla nostra fondazione ed effettivamente tantissime persone ci seguono da abbastanza tempo e grazie al loro 5 × 1000, o alle varie donazioni, riusciamo a raggiungere delle belle cifre per supportare i progetti fino in fondo. Fino ad ora posso dire che li abbiamo spesi bene e soprattutto si può vedere ciò che abbiamo fatto. Ad esempio, il centro per bambini disabili che abbiamo creato ad Haiti con l’aiuto dell’associazione Francesca Rava di Milano. A Coriano abbiamo inaugurato nel 2018 la nuova Casa Marco Simoncelli, un progetto iniziato cinque anni fa, a cui sono stati destinati quasi 3 milioni di euro. In questo luogo stiamo aiutando tanti genitori e i loro figli disabili. Per quest’anno, invece, abbiamo deciso di supportare l’Associazione “I Frutti dell’Albero” di Ferrara per aiutarli a terminare il loro centro diurno di accoglienza per ragazzi con disabilità cognitiva e autismo.”

Come riuscite ad ottenere questi risultati?

“A volte si fanno queste associazioni per farsi lo stipendio. Tanti impiegati, tanti movimenti, tanta operatività ma alla fine all’obiettivo arriva una minima parte. Noi abbiamo solo un’impiegata, la Kate e le nostre spese sono veramente minime. E’ esattamente come l’ho voluta: poco dispendiosa e che dia molti frutti.”

La Kate quindi è rimasta a vivere in Romagna?

“Sì certo ed é rimasta a vivere a casa nostra fino a poco tempo fa. La Kate è formidabile, per me e per mia moglie Rossella é come una terza figlia, poi con la Martina, la sorella di Marco, ha legato tantissimo.” intervista paolo simoncelli

Quanti anni ha Martina?

“Adesso ha 22 anni ed è in Spagna per un’esperienza di lavoro e di vita all’estero. Le piacerebbe andare in Australia ma in questo momento non la fanno entrare così ha ripiegato sulla Spagna.”

Non sappiamo come ringraziarti, è stata una chiacchierata bellissima.

“Grazie a voi!”

No, Grazie a te Paolo! Hai creato una grande Fondazione e sei tornato con un Team nel mondo delle corse per onorare la memoria del SIC e ricordarci tutte le domeniche che certe passioni e certi ricordi rimangono indelebili. Per sempre.

 

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Marco Cucchi

Formatore, consulente e coach nel settore automotive, cofondatore di HL Consulting srl, appassionato di Motorsport, autore del libro "Ayrton Senna, io c'ero" Edizioni Acar.